venerdì 18 ottobre 2013

Le tecnologie mini-invasive per stenosi aortiche gravi

Il trattamento della Stenosi Aortica grave è stato oggetto di grande dibattito durante il PCR London Valves, importante Congresso di Cardiologia, recentemente tenutosi a Londra

La patologia e le innovazioni terapeutiche che ne consentono il trattamento al centro di un ampio dibattito che ha coinvolto migliaia di cardiologi provenienti da tutto il mondo
Londra. La Stenosi Aortica grave è, purtroppo, una patologia molto diffusa, che colpisce circa il 3% della popolazione ultra 65enne e il 5% delle persone di età superiore ai 75 anni, tanto da essere considerata, in Europa e negli Stati Uniti, la lesione valvolare più comune. Le stime più recenti evidenziano che in Europa i pazienti affetti da stenosi aortica sintomatica grave siano ben 1,2 milioni. Con questa definizione si indica il processo di ispessimento e irrigidimento della valvola aortica, che può causare un restringimento significativo dell’ apertura della valvola stessa, con conseguente compromissione della irrorazione sanguigna. La causa più comune, da attribuirsi all’inarrestabile processo di invecchiamento, è la malattia calcifica degenerativa, cioè l’eccessivo accumulo di calcio nelle cuspidi valvolari. Da questo si può generare una stenosi severa, che può determinare scompenso cardiaco, infezioni e persino morte improvvisa. Si calcola che dalla manifestazione dei primi sintomi, il tasso medio di sopravvivenza è pari al 50% a due anni e al 20% a cinque anni. La ricerca su questo fronte è però instancabile e al congresso di Londra sono state presentate molte innovazioni, in grado di offrire una possibile alternativa terapeutica a quello che è tuttora il principale trattamento delle stenosi aortiche sintomatiche severe, cioè la sostituzione della valvola nativa malata con una valvola artificiale. L’intervento comporta una procedura chirurgica di notevole portata, a cuore aperto e con bypass cardiopolmonare, intervento che non tutti i pazienti, per età o altre patologie, sono in grado di affrontare.

Il sistema LOTUS. Fra i sistemi più avanzati presentati a Londra, da segnalare gli Impianti Transcatetere della Valvola Aortica (TAVI), sistemi che per le loro caratteristiche sono “minimamente invasivi” e che, in molti casi, potrebbero rappresentare una  valida soluzione terapeutica. Ha destato particolare interesse il sistema LOTUS™ di Boston Scientific, in quanto primo e unico dispositivo di questa categoria dotato di un “Adaptive Seal”, cioè di una guarnizione adattabile, finalizzata a ridurre al minimo il “rigurgito aortico” cioè il reflusso di sangue che può insorgere in questi interventi e che è un riconosciuto indicatore di mortalità. Si aggiunga, a questo, un ulteriore punto di forza del sistema LOTUS ™, rappresentato dal fatto che il dispositivo può essere interamente recuperato e “riposizionato” nel modo più idoneo, prima del rilascio della valvola. Queste caratteristiche tecnologiche  hanno registrato notevole apprezzamento presso la comunità medico-scientifica, sia per l’elevato livello di manovrabilità e pieno controllo garantito a chi effettua l’impianto, sia per la maggiore sicurezza e tutela del paziente. LOTUS™ è costituito da una protesi valvolare biologica (in pericardio bovino) premontata su stent in nitinolo e da un catetere per il posizionamento, usato come guida per l’inserimento percutaneo della valvola. LOTUS™ viene inserito mediante una piccola incisione attraverso l’arteria femorale (modalità che non richiede alcun bypass cardiopolmonare). LOTUS™ è prossimo all’ottenimento del marchio CE e sarà quindi presto disponibile in commercio; la sua efficacia e innovatività tecnologica sono state già sancite da studi internazionali e presentati a Londra dal Professor Ian Meredith, director of Monash Heart at Monash Medical Center di Melbourne, Australia, il Principal Investigator degli Studi Reprise I e II. Entrambi hanno confermato, per la maggior parte dei pazienti arruolati (11 nel primo Studio e un gruppo iniziale di 60 nel secondo, su un totale di 120) l’efficacia dell’impianto, che non ha determinato casi di rigurgito paravalvolare severo, e questa è senza dubbio una delle “evidenze” più importanti emerse dalle verifiche fatte sui pazienti. Lo studio Reprise II, attualmente in fase di ampliamento con l’inserimento di pazienti di altri paesi europei, valuterà due valvole di diversa dimensione e avrà un follow-up a 5 anni. Da segnalare che fra i Centri di Eccellenza  coinvolti ci saranno anche il Policlinico Vittorio Emanuele, dell’Università di Catania e l’Ospedale San Raffaele di Milano. (D. C.)


FONTE: liberoquotidiano.it

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