martedì 22 ottobre 2013

Raccolta e conservazione delle cellule cordonali



Sulle cellule staminali, le domande delle coppie che stanno per diventare una famiglia sono le più diverse. Si può decidere per la conservazione o per la donazione cordone ombelicale, ma chi sta per diventare genitore può essere colto da dubbi più che legittimi e naturali: “Il bambino sentirà dolore? La procedura è completamente sicura?”, o chiedersi “Come è possibile conservare delle cellule così a lungo?”
Vediamo di risolvere qualche incertezza per permettere, a chi si trova di fronte a questa scelta, di compierla con la giusta conoscenza e tranquillità che richiede. E’ importante chiarire prima di tutto che il sangue del cordone ombelicale viene raccolto, al momento della nascita, attraverso procedure sicure e indolori sia per il bambino che per la madre e che per questa operazione è presente in sala parto del personale ostetrico adeguatamente formato, che, utilizzando un apposito ago, trasferisce il sangue cordonale dalla vena ombelicale ad una sacca ematica che contiene un anticoagulante. Da questo momento il campione raccolto viene sottoposto a diverse analisi ematologiche in modo da controllarne alcuni parametri come la cellularità e il volume, l’eventuale presenza di batteri o altri contaminanti. Terminate queste analisi, il campione passa una serie di trattamenti, come ad esempio se necessario l’eliminazione della frazione plasmatica o dei globuli rossi, in modo che sia pronto alla crioconservazione in una banca del cordone ombelicale. La conservazione avviene all’interno di biocontainers regolati a una temperatura di -196°C e, per evitare la formazione di ghiaccio, il campione viene miscelato con un agente crioprotettivo, generalmente dimetilsolfossido al 10% (DMSO)1.
Sistemi di allarme per rilevare e segnalare eventuali variazioni di temperatura all’interno di ogni biocontainer garantiscono la totale sicurezza e, come ulteriore precauzione, i biocontainers sono spesso dotati di una fonte secondaria di azoto, pronto per essere rilasciato in caso di avarie, come ad esempio un black-out. Grazie a tutti questi processi è possibile conservare le staminali del cordone ombelicale per un lungo periodo di tempo: recenti studi scientifici, infatti, hanno dimostrato che è possibile crioconservare le cellule staminali del cordone ombelicale per oltre 20 anni e che la loro vitalità e capacità proliferative e differenziative non vengono alterate. 2, 3
Ad esempio, in una ricerca sperimentale cellule staminali del cordone umano conservate per più di 20 anni, sono state trapiantate in un modello murino e si sono rilevate capaci di ripopolare il midollo osseo dell’animale. In più, raccolte a distanza di sei mesi dal trapianto, sono state utili anche per ripopolare il midollo di un secondo animale3. Queste notizie ci ricordano ancora una volta l’importanza della conservazione del cordone ombelicale per il futuro della medicina.

Per ulteriori informazioni: http://www.sorgente.com

Note bibliografiche
1. Moise, K.J., Jr., Umbilical cord stem cells. Obstet Gynecol, 2005. 106(6): p. 1393-407.
2. Broxmeyer, H.E., et al., Hematopoietic stem/progenitor cells, generation of induced pluripotent stem cells, and isolation of endothelial progenitors from 21- to 23.5-year cryopreserved cord blood. Blood. 117(18): p. 4773-7.
3. Broxmeyer, H.E., Cord blood hematopoietic stem cell transplantation in StemBook, T.S.C.R. Community, Editor. May 26, 2010.

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