mercoledì 20 novembre 2013

Scoperta la proteina che rende il glioblastoma così «resistente»

Aggressivo e letale, questo tumore del cervello si ripresenta dopo le terapie. Ecco l’origine delle recidive

Un altro piccolo passo avanti per riuscire a capire meglio come cresce e resiste alle terapie il più letale e aggressivo tumore del cervello, il glioblastoma, di cui si contano circa 1200 nuovi casi ogni anno in Italia e per il quale purtroppo ancora non esistono terapie efficaci. Una ricerca italiana da poco pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute ha individuato il ruolo chiave svolto nello sviluppo della neoplasia dalla proteina CLIC1 (Chloride Intracellular channel 1), che potrebbe ora diventare il bersaglio su cui costruire nuovi farmaci in grado di fermare la crescita del tumore.

CONOSCERE MEGLIO IL TUMORE PER CAPIRE COME CURARLO - Ad oggi ancora poco si sa dei meccanismi molecolari alla base della formazione e progressione di questa forma di cancro, che è caratterizzata dall’elevata tendenza ad infiltrarsi all’interno del cervello. La sua natura invasiva rende il glioblastoma difficile da trattare con il risultato che, nella stragrande maggioranza dei casi, la malattia si ripresenta anche dopo interventi chirurgici estesi e aggressivi trattamenti di chemio e radioterapia. Come per altre forme di cancro, è stato provato che la maggior parte di cellule maligne del glioblastoma viene generata da un piccolo gruppo di potenti cellule staminali cancerogene, che si autorigenerano e sono responsabili sia dell’origine che della progressione e recidiva della neoplasia. «Questo «gruppetto originario» appare resistente a tutte le cure e riesce a riprodurre la malattia dopo le terapie: ecco perché la nostra ricerca si è focalizzata su questo punto – spiega Giuliana Pelicci, ricercatrice dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e autrice dello studio, in collaborazione con Michele Mazzanti del Dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale di Milano -. Analizzando campioni di tessuto tumorale in laboratorio siamo riusciti a individuare alti livelli della proteina CLIC1 nei tumori ottenuti dai pazienti con prognosi peggiore. Abbiamo quindi capito che CLIC1 favorisce la proliferazione e la «rigenerazione» delle cellule staminali nei glioblastomi e che eliminandola il tumore non è più in grado di crescere e riprodursi. Il prossimo passo da compiere è dunque quello di creare farmaci in grado di bloccare proteina».
TEMPI LUNGHI, MA SI CONOSCE MEGLIO LA MALATTIA - Serviranno certo nuove conferme e altri studi in laboratorio prima di arrivare a mettere a punto un medicinale capace di inibire l’attività di CLC1 e testarlo poi sui pazienti. I ricercatori, insomma, avranno ancora bisogno di alcuni anni. «Ma abbiamo una nuova strada su cui procedere per creare nuove cure efficaci contro questo tumore così aggressivo - conclude Pelicci -. Ora conosciamo anche altri geni che sono stati identificati come importanti nello sviluppo del glioblastoma e se ci sono alcuni medicinali, mirati contro «bersagli» differenti, già arrivati ai primi stadi di sperimentazione sui malati». 
 
FONTE: corriere.it

 

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