sabato 7 dicembre 2013

Dall’uva un componente attivo efficace contro le cellule tumorali

 Un componente attivo dell’estratto di semi d’uva è stato trovato essere efficace nell’indurre la morte cellulare, o apoptosi, delle cellule cancerose del cancro alla prostata, lasciando intatte le cellule sane

Grazie a un nuovo studio a cura dei ricercatori del Cancer Center presso l’Università del Colorado si aprono nuove vie alla cura del cancro – e in particolare di quello della prostata.
Lo studio, pubblicato sulla versione online della rivista Nutrition and Cancer, ha evidenziato l’attività anticancro di un componente attivo contenuto nei semi d’uva che è stato capace di indurre la morte cellulare (apoptosi) delle cellule tumorali, lasciando tuttavia intatte le cellule sane.

Il composto isolato dall’estratto di semi d’uva è stato battezzato “B2G2” e ha dimostrato di essere più efficace del suo predecessore integrale chiamato “GSE” (Grape Seed Extract) che è stato oggetto di studi fino a oggi.
«Abbiamo dimostrato un’attività similare anticancro in passato, utilizzando l’estratto di semi d’uva (GSE) – spiega il dott. Alpna Tyagi, coautore dello studio – ma ora sappiamo il B2G2 è il principio più biologicamente attivo, che può essere sintetizzato in quantità che ci permetteranno di studiare in modo più dettagliato il meccanismo morte nelle cellule cancerose».

Utilizzando il GSE, il team di ricercatori ha trascorso più di un decennio nel dimostrare l’attività anticancro di questo estratto nei test di laboratorio.  E in questo ambito sono stati diversi gli studi che hanno in precedenza dimostrato l’efficacia del GSE contro le cellule tumorali; studi che hanno anche mostrato il suo meccanismo di azione.
«Fino a poco tempo fa – sottolinea Tyagi – non sapevamo quale costituente del GSE fosse il responsabile di questo effetto. Questo composto naturale, GSE, è una miscela complessa di polifenoli, tuttavia poco si sapeva circa i suoi componenti biologicamente attivi contro le cellule tumorali».

La ricerca ha infine permesso di individuare nel B2G2 il composto più attivo. Tuttavia, spiegano gli autori, «è costoso e ci vuole molto tempo per isolarlo dall’estratto di semi d’uva».
Per questo motivo, si è deciso di produrre una versione sintetizzata in laboratorio, per poi osservarne gli effetti. La produzione di B2G2 sintetizzata permette di ottenere in maniera rapida maggiori quantità del composto, con un costo irrisorio.
I test condotti con la versione sintetizzata del componente attivo hanno mostrato un’attività anticancro simile al composto naturale contenuto del GSE.

«Il nostro obiettivo globale è stato un trial clinico dei composti biologicamente attivi del GSE contro il cancro umano. Ma è difficile ottenere l’approvazione dell’FDA per un processo di cui non conosciamo i meccanismi e i possibili effetti di tutti i componenti attivi. Pertanto, isolare e sintetizzare B2G2 è un passo importante perché ora abbiamo la possibilità di condurre ulteriori esperimenti con il composto puro. I lavori in corso nel laboratorio aumentano ulteriormente la nostra comprensione del meccanismo d’azione di B2G2 che aiuterà per gli studi preclinici e clinici in futuro», conclude Tyagi.

FONTE: lastampa.it

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