giovedì 5 dicembre 2013

La bioplastica per la nuova architettura

 
Non sono imballaggi o prodotti di consumo: l’utilizzo anche in edilizia di biopolimeri e fibre naturali
Sentire parlare di bioplastica in riferimento a imballaggi o prodotti di consumo è ormai comune, lo è meno riferito al settore delle costruzioni. Per questo motivo il progetto di ricerca Arbo Skin dell’Itke (Istituto di strutture edilizie e progettazione strutturale) dell’Università di Stoccarda, ha suscitato molto interesse poiché potrebbe rivelarsi innovativo per l’edilizia del futuro. I ricercatori del dipartimento hanno infatti realizzato un padiglione rivestito con materiale bioplastico. Si tratta di un prototipo che rientra nel Bioplastic Façade Research Project, supportato dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) e che dimostra le possibili applicazioni architettoniche e costruttive di questi materiali.
ARBOBLEND - Il padiglione è stato costruito con una rete a maglie triangolari tridimensionale di varie dimensioni e prodotta, più del 90%, con fibre naturali e rinnovabili come amidi e cellulosa, combinati con biopolimeri. La bioplastica per realizzare Arbo Skin si chiama Arboblend ed è stata prodotta dall’azienda tedesca Tecnaro. È un prodotto adatto sia agli spazi interni, sia a quelli esterni, è ignifugo e resistente: la facciata è stata realizzata a forma libera proprio per dimostrare le proprietà strutturali del materiale e il suo potenziale utilizzo nel settore delle costruzioni.
FOGLI DI 3,5 MM - I fogli di bioplastica sono plasmati e termoformati ad alta temperatura e i rifiuti prodotti durante la fresatura sono recuperati, ricostituiti e riutilizzati per creare altri elementi, in seguito le varie piramidi vengono unite le une alle altre con anelli e giunti, ottenendo così pareti portanti. Le caratteristiche principali dei fogli termoformabili in bioplastica – dello spessore di 3,5 millimetri – utilizzati per rivestire il padiglione, sono l’elevata malleabilità, la resistenza e la possibilità di essere riciclati. Ma sono soprattutto i benefici ambientali derivanti dall’utilizzo di risorse rinnovabili a far guardare con tanto interesse ad Arbo Skin, che può essere promosso ad alternativa verde al cemento, la cui produzione rappresenta l’8% delle emissioni globali di anidride carbonica. Arbo Skin ha vinto un concorso tedesco sulle idee innovative. Il progetto dei ricercatori dell’Itke è infatti interessante perché si rivolge a due tendenze degli ultimi anni: la crescente domanda di materiali da costruzione efficienti e sostenibili e il crescente sviluppo di edifici con geometria a doppia curvatura e componenti per facciate planari con effetti 3D.
FONTE: corriere.it

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