venerdì 13 dicembre 2013

Ora il pacemaker è wireless e s’impianta senza chirurgia


Per la prima volta in Italia è stato eseguito con successo un impianto di pacemaker senza fili, dalle dimensioni molto ridotte, e senza il ricorso alla chirurgia

E’ stato un successo l’intervento eseguito dal prof. Carlo Pappone – Maria Cecilia Hospital di Cotignola uno dei 14 centri mondiali per la sperimentazione della nuova tecnica – che ha impiantato per la prima volta in Italia, e tra i primi al mondo, un nuovo rivoluzionario pacemaker, senza fili (wireless, come si dice adesso) che è anche davvero piccolo: la lunghezza è 4 cm; il peso 2 grammi.

La struttura ospedaliera di GVM Care & Research è tra i 14 centri al mondo per la sperimentazione, e questo primo stimolatore del battito cardiaco senza fili è stato introdotto utilizzando una tecnica completamente diversa da quella di solito utilizzata per impiantare i pacemaker convenzionali: non più esternamente al cuore collegato a cateteri, bensì iniettato nella circolazione sanguigna utilizzando delle particolari sonde e fissato direttamente nella camera cardiaca. In pratica, un intervento mini-invasivo senza chirurgia.

Il paziente a cui è stato impiantato il nuovo sistema è una donna di 67 anni residente ad Alessandria e affetta da un rallentamento grave della frequenza cardiaca e fibrillazione atriale, che è causa di episodi di disorientamento e svenimenti. 
La procedura è stata eseguita con una semplice anestesia locale. E’ durata circa 30 minuti (la metà rispetto all’intervento di posizionamento tradizionale) e si è svolta in modo semplice, senza alcuna complicazione. La modalità di impianto non chirurgica e l’assenza di componenti aggiuntive al pacemaker riducono il rischio di infezioni e di malfunzionamenti del dispositivo. La durata della batteria inoltre è superiore a quella di molti dispositivi convenzionali.

L’impianto è stato eseguito dal prof. Carlo Pappone e dal dott. Gabriele Vicedomini presso il dipartimento di Aritmologia di Maria Cecilia Hospital di Cotignola, uno dei più avanzati d’Europa, che da molti anni contribuisce allo sviluppo di nuove terapie e tecnologie per la cura delle aritmie.

«Questo nuovo stimolatore rappresenta il primo importante passo per lo sviluppo di sistemi nano tecnologici per il trattamento dei disturbi del cuore – spiega il prof. Carlo Pappone – Ci si attende che nel futuro tali dispositivi e tale tecnica di impianto rappresentino la base per il miglioramento della qualità e della durata della vita».
La paziente ha beneficiato di decorso postoperatorio piuttosto breve che prevede il riposo a letto per 6 ore e la dimissione dalla struttura ospedaliera: un grande vantaggio rispetto ai vecchi interventi che prevedevano 3/4 giorni di degenza.

FONTE: lastampa.it

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