sabato 14 dicembre 2013

Per dimagrire calcola l’Iqd, formula italiana del pasto perfetto

Contare le calorie non basta. Nuovo indice messo a punto da ricercatori di Roma

Con 2 mila calorie al giorno si può essere obesi, oppure magri. Dipenderebbe dall’IQD, l’Indice di qualità della dieta, messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’università Sapienza di Roma: un rapporto che permette di individuare se i cibi che si mangiano faranno o no ingrassare, a prescindere dalle calorie che contengono. In sintesi, la teoria è che per mantenersi in linea la qualità di ciò che si mangia è più importante della conta energetica dei vari nutrienti. In altre parole, più di quanto c’era dentro il piatto conta che cosa c’era. Una bella notizia in vista delle feste natalizie, che arriva dal 7° Congresso regionale della Società italiana dell’obesità (Sio), in corso oggi alla Sapienza, al Dipartimento di scienze odontostomatologiche e maxillo-facciali. Ci sono cibi ad alto rischio sovrappeso, come glicidi, carboidrati, alcuni tipi di formaggi, zuccheri e grassi saturi - spiegano i ricercatori - ma anche alcuni alimenti che, affiancati ai primi, possono compensarne i danni, come fibre, verdure e cereali integrali.

LA FORMULA - L’IQD si ottiene moltiplicando l’apporto di glicidi (carboidrati e zuccheri non integrali) per quello di acidi grassi saturi, e dividendo il risultato per l’introito di fibre (cereali integrali, vegetali, frutta). Per arrivare a questa “formula del pasto perfetto”, gli studiosi hanno confrontato i diari alimentari di 120 persone con stili alimentari molto diversi (30 vegani, 30 latto-ovo-vegetariani, 30 magri onnivori e 30 obesi onnivori), ma che assumevano quantità caloriche sovrapponibili (vegani circa 1.970 calorie al giorno con indice di massa corporea-Bmi 23,6; latto-ovo-vegetariani 2.174 calorie con Bmi 22,9; magri onnivori 2.020 calorie con Bmi 23,69; obesi onnivori 2.140 calorie con Bmi 37,9) e facevano più o meno la stessa quantità di esercizio fisico.
FIBRE E VERDURE -«A parità di calorie assunte ogni giorno da vegani, vegetariani che includono latte e uova, magri onnivori e obesi onnivori - sottolinea Andrea Lenzi, ordinario di endocrinologia e direttore della Sezione di fisiopatologia medica ed endocrinologia, Dipartimento di medicina sperimentale della Sapienza - si evidenziano pesi decisamente differenti». Quindi «non è solo l’introito calorico a determinare lo sviluppo dell’obesità e del sovrappeso, ma come si costruisce il menù, bilanciando i cibi contenenti grassi saturi o glucidi con le fibre. In linea con i dettami della dieta mediterranea, i piatti privi di fibre e verdure e ricchi di grassi saturi, in particolare le carni rosse, non solo fanno ingrassare, ma facilitano lo sviluppo di malattie correlate all’obesità». «Con lo stesso numero di calorie - precisa Lucio Gnessi, associato di medicina interna alla Sapienza, sempre della Sezione di fisiopatologia medica ed endocrinologia , Dipartimento di medicina sperimentale - il peso può essere molto diverso ed esiste una netta prevalenza di sovrappeso ed obesità tra gli onnivori che prediligono carni grasse e alcuni tipi di formaggi, mentre trascurano le verdure. Parallelamente, gli indicatori di malattie correlate a obesità e sovrappeso seguono il medesimo andamento in rapporto alla qualità piuttosto che alla quantità del cibo». Ora «il numero dei casi coinvolti nello studio verrà aumentato ulteriormente - annuncia Carla Lubriano, ricercatrice del team - in modo tale da poter stabilire come impiegare il nuovo indice IQD su ampia scala e renderlo utile non solo a scopo di ricerca ma fruibile a tutti (Fonte Agenzia Adnkronos Salute).

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