lunedì 30 dicembre 2013

Scoperto il gene che ci fa innamorare: Oxtr individuato grazie alle ricerche sull'autismo

Scoperto il gene che ci fa innamorare: Oxtr individuato grazie alle ricerche sull'autismo
Ha un ruolo cruciale nel legame madre-figlio e nei rapporti di coppia. Attraverso l'analisi del Dna in condizioni familiari legate alla malattia è stato verificato come una variazione dell'elemento genetico influenzi la capacità di riconoscimento dei volti

Identificato il gene che ci rende fisionomisti: è l'elemento che codifica il recettore dell'ossitocina, il cosiddetto "ormone dell'amore", che riveste un ruolo cruciale nel legame tra madre e figlio e nel rapporto di coppia. La scoperta, pubblicata sulla rivista Pnas dell'Accademia americana delle scienze, potrebbe spiegare perché alcune persone sono capaci di memorizzare ogni volto che vedono, mentre altre (incluse quelle colpite da malattie come l'autismo) fanno fatica a riconoscere persino parenti e amici.

Proprio l'autismo è la chiave che ha portato a scoprire l'importanza di questo gene, chiamato Oxtr, nella creazione della memoria sociale. La ricerca, coordinata dall'University College di Londra, ha infatti messo sotto la lente 198 famiglie britanniche e finlandesi in cui era stato individuato un bambino autistico. Ogni componente di queste famiglie è stato sottoposto all'analisi del Dna e ad una serie di test per verificare la sua capacità di riconoscere le persone dalla faccia.

Dall'elaborazione dei dati è emerso che una singola variazione nel gene Oxtr è in grado di influenzare in maniera consistente la capacità di riconoscere i volti. Questa variante genetica a rischio è stata identificata in un terzo delle persone analizzate nello studio. Il recettore dell'ossitocina aveva già dimostrato in passato di essere fondamentale per la formazione della memoria sociale nei roditori, dove il riconoscimento dei simili avviene attraverso l'olfatto e non la vista: questo fa dunque pensare che il gene abbia conservato la sua funzione durante l'evoluzione.
FONTE: repubblica.it 

domenica 29 dicembre 2013

Cheratocono, check up gratuiti per prevenire la malattia 'dell'occhio a punta'


Cheratocono, check up gratuiti  per prevenire la malattia 'dell'occhio a punta'
 
Colpisce ogni anno circa 30.000 italiani.L'Associazione italiana medici oculisti organizza una settimana di screening gratuito per la diagnosi precoce dal 13  al  18 gennaio 2014
 
E' UNA MALATTIA che con il tempo può mettere a rischio la cornea. E' il cheratocono, che colpisce all'anno circa 30 mila italiani. Ma intervenire in tempo si può.  L'Aimo, l'Associazione italiana medici oculisti in collaborazione con Aiche, Associazione italiana cheratoconici organizza una settimana di screening gratuito per la diagnosi precoce del  cheratocono dal 13  al  18 gennaio 2014. Sul sito dell'Aimo è possibile trovare gli indirizzi dei centri dove sottoporsi a check up gratuiti.

Il cheratocono è un'affezione degenerativa della cornea che ne provoca gradualmente l'assottigliamento all'apice. La patologia caratterizzata da una deformazione e da un assottigliamento corneale con sviluppo progressivo di astigmatismo irregolare negli stadi iniziali è correggibile con occhiali e lenti. Una soluzione che però non basta negli stadi più avanzati. In genere insorge durante l'adolescenza e progredisce fino ai 30-40 anni per poi fermarsi.

"Fattori genetici". Gli esperti ricordano quanto sia importante la diagnosi precoce, che permette di intervenire tempestivamente per fermare l'evoluzione della malattia. Se l'astigmatismo peggiora rapidamente o se ci sono casi di cheratocono in famiglia è bene fare un controllo. "Anche se le cause ed i meccanismi che sono alla base del cheratocono sono ancora sconosciuti, esiste un'importante evidenza del ruolo di fattori genetici nella sua insorgenza. E' ipotizzabile che la malattia sia il risultato delle alterazioni di più geni, sui quali intervengono dei fattori ambientali. E' una condizione relativamente rara, anche se le diagnosi sono in aumento , esistono forme familiari e la possibilità di sviluppare il  cheratocono nei parenti di primo grado dei pazienti affetti è da 15 a 67 volte più elevata rispetto alla popolazione generale", spiega Alessandro Galan , direttore dell’Unità operativa di Oculistica dell'Ospedale Sant'Antonio di Padova e presidente dell’Aimo. 

La diagnosi. "La diagnosi può essere sospettata durante la  visita oculistica di base quando vengono evidenziati una miopia e/o un astigmatismo insorti improvvisamente con comparsa di mire irregolari all'esame oftalmometrico - aggiunge Galan - . Per avere una certezza della diagnosi serve una topografia corneale computerizzata che permette di valutare il potere diottrico e la morfologia della curvatura dell'intera superficie corneale"

Le cure. Ma che fare invece se la malattia si trova invece in uno stato già avanzato? "In presenza di cheratocono evolutivo, con correzione ottica accettabile con occhiali e /o lenti a contatto, o al momento della diagnosi in soggetti in età pediatrica o comunque molto giovani,  è possibile ricorrere ad una terapia parachirurgica , il cosiddetto "cross-linking" del collagene corneale, un trattamento che permette di "irrobustire" le lamelle corneali ritardando o bloccando il progressivo sfiancamento della cornea, mediante l'irradiazione dello stroma corneale con raggi ultravioletti catalizzati dalla riboflavina la vitamina B2", spiega Alessandra Balestrazzi, responsabile delle malattie rare della cornea all’Ospedale Oftalmico di Roma e segretario dell’Aimo.

Le lenti a contatto. Le lenti permettono in molti casi di evitare un intervento chirurgico vero e proprio, ma a volte non bastano. "In un primo tempo, in pazienti adulti divenuti intolleranti alle lenti a contatto, è possibile intervenire con l'impianto di speciali anelli in materiale plastico inseriti  all'interno dello spessore dello stroma corneale che aiutano a ridurre e regolarizzare l'astigmatismo, permettendo di riprendere l'uso delle lenti a contatto e di ottenere un miglioramento"

Il trapianto. "In presenza di cheratocono evolutivo e negli stadi più avanzati, specialmente in caso di perdita della trasparenza della cornea e quando la correzione con occhiali o lenti a contatto non permette di raggiungere un visus utile all'attività lavorativa o relazionale del paziente, è necessario eseguire un trapianto di cornea - spiega ancora Galan - . Le tecniche chirurgiche attuali consentono di sostituire la sola porzione di cornea alterata con vantaggi come la riduzione del rischio di rigetto o la cornea in toto. Questi interventi possono essere effettuati con tecniche manuali o meccanizzate o attraverso l'uso del laser a femtosecondi". Dopo l'intervento è comunque spesso necessario utilizzare occhiali e/o lenti corneali. Anche se, ricordano gli esperti, in alcuni casi , una volta rimosse le suture, è possibile effettuare una correzione del difetto di vista residuo mediante il laser. 

FONTE: Valeria Pini (repubblica.it)

venerdì 27 dicembre 2013

Sport, tanta acqua e cibi detox la dieta-ponte prima di Capodanno

Durante le Feste gli esperti invitano a godersi il piacere della tavola senza troppi sensi di colpa.Consigli per arrivare 'più leggeri' al cenone del 31

LA CENA della Vigilia e i pranzi di Natale e Santo Stefano sono state le prime occasioni festive per trasgredire a tavola concedendosi portate "ricche" che non si mangiano abitualmente. Gli esperti invitano a godersi il piacere della tavola senza troppi sensi di colpa per poi tornare ad una dieta equilibrata appena possibile. Lo raccomanda anche il ministero della Salute nel vademecum "E' Natale, buona salute a tutti!" in cui suggerisce idee, ricette e consigli utili per rimanere in forma anche durante le festività di fine anno. Ora, dopo gli stravizi di questi giorni, serve una dieta-ponte che va seguita da Santo Stefano a Capodanno in modo da dare all'organismo una tregua prima dei festeggiamenti per l'anno nuovo e poi per la Befana.

La colazione. "Anche se si è pieni, è fondamentale non saltare mai la colazione ma semmai farne una più leggera" raccomanda Maria Rosaria D'Isanto,  Biologa Nutrizionista, Specialista in Scienza dell'Alimentazione e presidente dell'Associazione Italiana Nutrizionisti (AINut). Sì al caffè, al tè o una tisana ma senza zuccherare troppo. "Si può prendere il latte o lo yogurt magari parzialmente scremati o magri, ma non bisogna mangiare a colazione il panettone o gli altri dolci natalizi. Meglio fette biscottate, cereali integrali o una fettina di pane" aggiunge l'esperta. Chi proprio non ha fame al mattino, può optare per una spremuta di arance o della frutta fresca. La colazione serve a non arrivare super-affamati a pranzo e pronti a divorare tutto con la giustificazione che al mattino non abbiamo mangiato nulla.

Verdura doppia. Anche se le linee-guida raccomandano cinque porzioni al giorno di frutta e verdura, nella dieta-ponte di questi giorni possiamo consumarne anche di più. "A pranzo si può mangiare un minestrone o una zuppa di verdure con farro, orzo o riso che oltretutto ci scaldano. Poi si può aggiungere una verdura cruda che fa bene per due motivi: aumenta il senso di sazietà ed è ricca di acqua per cui ci aiuta ad idratarci" consiglia la nutrizionista. Occhio ai condimenti: uno-due cucchiaini di olio per piatto, ma non di più usando con parsimonia anche il sale. A cena si può ripetere lo stesso schema della verdura doppia (sia cruda che cotta) magari preparando una bella insalata ricca in cui mettere anche legumi e frutta. "E' importante che anche quando si sta attenti alla dieta, non si sacrifichi il gusto perché altrimenti il sacrificio non dura a lungo" suggerisce D'Isanto. 

Piatti leggeri. Come secondo, meglio optare per i filetti di pesce. "Si possono cuocere al forno o al cartoccio usando pochissimi condimenti e perciò risultano molto leggeri e facilmente digeribili". E la carne? "Non va esclusa, ma scelta sempre con il criterio della leggerezza. No alla bistecca, sì alla fettina di girello e alla carne bianca". Per il pane, scegliere quello semplice (meglio se senza sale) e non più di 50 grammi. 

Idratazione detox. Bere un litro e mezzo d'acqua al giorno è una regola da cui non si può prescindere specie quando si esagera a tavola. Se l'acqua non ci va, si possono bere delle tisane. "In caso di gonfiore, l'ideale è una tisana ai semi di finocchio o ai frutti rossi che sono anche potenti anti-ossidanti" consiglia D'Isanto. No, invece, alle bibite gasate o dolcificate che aumentano solo le calorie ingerite ma non dissetano.

Movimento social. Sempre ma soprattutto nei giorni in cui si esagera a tavola, è fondamentale muoversi. La mattina dopo il Natale è sicuramente il giorno migliore per provare il completo da jogging che ci hanno appena regalato, per poi continuare a usarlo sempre più spesso! "Basta anche solo una camminata ma deve durare più di mezz'ora per poter attivare il metabolismo. Meglio se ci muove in compagnia anziché da soli così ci si annoia di meno e si riesce ad essere costanti". 

Gli avanzi. Uno dei principali ostacoli al mantenimento del peso-forma sono gli avanzi che spesso ci portiamo dietro per giorni interi. "Bisogna imparare a regolarsi con le quantità così si riesce a consumare tutto e non si è costretti a continuare a stramangiare anche nei giorni successivi perché ci spiace buttare via gli avanzi" ammonisce la nutrizionista. E la frutta secca? "Se vogliamo mangiarne anche nei giorni di dieta, meglio scegliere le albicocche, le prugne o altri frutti disidratati che sono meno calorici rispetti a quelli in guscio. E poi meglio a colazione che dopo pranzo o cena quando si aggiungono alle altre portate". 
 
 
 

FONTE:  IRMA D'ARIA (repubblica.it)

mercoledì 25 dicembre 2013

Sperimentata la cura per ringiovanire i muscoli

Sperimentata la cura per ringiovanire i muscoli

BOSTON Arriva dagli Usa una notizia in grado di far fantasticare tutti, in particolar modo coloro che inseguono giovinezza e forza senza limiti temporali. Un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School di Boston ha scoperto, infatti, come far ringiovanire le fibre muscolari ormai invecchiate.
L'esperimento, pubblicato sulla rivista online Cell, è stato effettuato sui topi da loboratorio: aumentando i livelli di Nad, una sostanza chimica presente naturalmente nelle cellule i cui livelli diminuiscono con il passare del tempo, il tono muscolare dei roditori ha visto un miglioramento che negli esseri umani corrisponderebbe al ringiovanimento delle fibre di circa 40 anni.

Come se un 60enne potesse godere degli stessi muscoli che aveva a 20 anni. «La scoperta è sorprendente - ha spiegato Ana Gomes, genetista della Harvard Medical School - , ma non potremo arrivare a una vera e propria cura complessiva per combattere l'invecchiamento.

Si può trovare una soluzione per questo aspetto specifico, ma va ricordato che l'invecchiamento dipende da diversi fattori. Non si può intervenire invertendo i processi legati ai telomeri o al fatto che con il passare del tempo il Dna si invecchia».

Il team di ricercatori ritiene che si potrebbe arrivare a una sperimentazione clinica entro il 2015: «Col tempo potremo creare una terapia che potranno prendere anche le persone anziane, prima di trovarsi in condizioni di salute troppo compromesse», hanno concluso gli studiosi di Harvard. 

FONTE: salute.leggo.it

martedì 24 dicembre 2013

Tanti auguri

Un altro Natale e un nuovo Anno bussano alla nostra porta!
Davvero una ghiotta occasione per formulare a Voi e ai vostri Cari i nostri migliori auguri.

Another Christmas and a New Year are knocking at our door!
A good opportunity to send our best wishes to you and to all your Dear Ones.

Alessandro Nanni & family (Eloisa, Lorenzo e Federica)


lunedì 23 dicembre 2013

Dalle stelle alle leggi di gravità, le sfide di Gaia

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Il nuovo satellite astrometrico dell'Agenzia Spaziale Europea costruirà una nuova mappa 3D della Galassia con un'accuratezza senza precedenti. Un'impresa scientifica e tecnologia di primo piano, a grande partecipazione italiana

Lanciata con successo alle 10:12 di giovedì mattina dalla base di Kourou nella Guyana francese, Gaia sta attraversando le fasi iniziali della missione. Prima di avviare le osservazioni, il nuovo satellite europeo dedicato all'astrometria dovrà infatti raggiungere la sua orbita, a circa un milione e mezzo di chilometri dalla Terra. Gaia effettuerà il più grande censimento stellare mai realizzato finora, producendo un catalogo che ci aiuterà a capire la storia e l'evoluzione della nostra Galassia. Ma i risultati scientifici della missione permetteranno di studiare anche altre problematiche di grande interesse, dalla verifica delle leggi della gravità fino alla scoperta di nuovi pianeti. E se non bastasse, Gaia rappresenta una sfida tecnologica senza precedenti per gli astrofisici. La mole di informazioni attesa da questa missione ha costretto i ricercatori a sviluppare sistemi innovativi di analisi e gestione dei dati scientifici. Un'impresa che vede in primo piano molti ricercatori italiani, coordinati dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dall'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Ora, a lancio avvenuto, il team attende in gran trepidazione l'inizio delle osservazioni, quando Gaia sarà arrivata alla sua destinazione finale.

 Un posto all'ombra
A differenza di molti telescopi spaziali che orbitano intorno alla Terra, Gaia osserverà da un punto ben più lontano, a 1,5 milioni di chilometri da noi. Questo punto, detto punto Lagrangiano L2, è una regione di equilibrio gravitazionale nel sistema Terra-Sole, dove cioè l'attrazione gravitazionale del Sole e della Terra si bilanciano quasi esattamente. Si tratta di un punto di osservazione  privilegiato, perché in L2 la luce del Sole è bloccata dalla Terra. In questa regione di continua ombra, il satellite potrà quindi osservare continuamente senza essere disturbato dalla luce solare. Altri osservatori spaziali, come ad esempio il telescopio Planck, orbitano intorno a L2 per le stesse ragioni.

Il viaggio verso L2 durerà circa tre settimane, e ci si aspetta quindi che Gaia raggiunga la sua destinazione dopo la prima settimana di gennaio. A questo punto avrà già dispiegato il suo schermo solare da dieci metri di diametro e sarà alimentato da sei pannelli solari installati sullo schermo stesso. Una volta in L2 il satellite, dal peso di circa 2 tonnellate, sarà sottoposto alle fasi iniziali di calibrazione, che dureranno circa tre mesi. Dopo queste fasi di calibrazione e commissioning, sarà pronto a iniziare il suo lungo censimento della Via Lattea.

Con gli occhi di Gaia
"Per la prima volta potremo misurare direzioni e distanze su scala galattica", ha commentato Mario Lattanzi dell'INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino, responsabile del gruppo di coordinamento italiano "È come quando i cartografi hanno disegnato le prime mappe per guidare i capitani delle navi. In cinque anni avremo la più grande mappa celeste mai realizzata".

In quei cinque anni il satellite infatti misurerà posizione, distanza e velocità di più un miliardo di stelle,  conducendo anche misure spettroscopiche per determinare altri parametri fisici come la temperatura o la gravità superficiale. La mappa tridimensionale che ne risulterà permetterà agli astrofisici di studiare la composizione della nostra Galassia e comprenderne la formazione e l'evoluzione.

Gaia osserverà circa un miliardo e mezzo di stelle fino alla magnitudine 20, ovvero circa 1 milione di volte più deboli degli astri visibili a occhio nudo. Per ciascuna, potrà misurare la posizione in cielo con una precisione di 10 milionesimi di secondo d'arco, che equivale alla capacità di misurare da Terra l'unghia di un astronauta sulla Luna!

Il satellite ha due "occhi" molto particolari: due telescopi che osservano in due direzioni di cielo separate da 106,5°. Ruotando sul suo asse ogni sei ore circa, Gaia potrà mappare la volta celeste con questi due telescopi. La luce è inviata, con un opportuno sistema di specchi, su un piano focale dove si trova una complessa "retina" elettronica, costituita da 106 rivelatori CCD, che in totale formano una enorme camera da 1 Gigapixel. Osservando ripetutamente il cielo nel corso degli anni, Gaia potrà evidenziare il moto delle stelle nello spazio. Inoltre, sfruttando il fenomeno della parallasse, con una tecnica ben nota in astronomia il satellite potrà determinare anche la distanza dei singoli astri. Ma nel suo lungo e complesso censimento stellare, Gaia potrebbe anche svelarci qualche nuovo segreto nelle leggi che governano la gravità.

Einstein sotto esame

Per ridurre i dati astrometrici, il team di Gaia deve infatti tenere conto delle leggi della teoria della Relatività Generale, pubblicata da Albert Einstein nel 1916. In base alla Relatività Generale, la presenza di una massa deforma la struttura dello spazio-tempo, curvando il percorso dei raggi luminosi. Il Sistema Solare diventa quindi un perfetto laboratorio naturale per mettere alla prova le equazioni di Einstein. La luce delle stelle osservate da Gaia, deve infatti compiere un vero e proprio "slalom" relativistico causato dal campo gravitazionale dei pianeti. I ricercatori di Gaia si aspettano di ottenere circa cento milioni di misure per quello che potrebbe diventare il più grande esperimento di relatività mai effettuato. In questo modo Gaia potrebbe confermare la Relatività Generale o persino rivelare delle piccole deviazioni dalla teoria di Einstein. Ciò avrebbe implicazioni profonde sulle moderne teorie cosmologiche, che basano le loro previsioni proprio sulla teoria di Einstein.

FONTE: MASSIMILIANO RAZZANO (repubblica.it)

domenica 22 dicembre 2013

Creato un enzima che elimina il virus HIV dalle cellule


Scienziati tedeschi compiono un importante passo avanti nella lotta al virus dell’HIV, che causa l’Aids, riuscendo per mezzo di un nuovo enzima a identificare ed eliminare con una precisione del 90 per cento l’infezione nelle cellule animali

I ricercatori del Dipartimento di Biomedicina dell’Università Tecnica di Dresda (Germania) sono riusciti a curare diversi topi affetti da HIV utilizzando un nuovo metodo che sfrutta un enzima capace di tagliare letteralmente il virus dal DNA delle cellule infette.

«Ci sono vari metodi e approcci simili, ma la rimozione del virus dalle cellule infette è unico – dichiara a The Local.de il professor Joachim Hauber, capo della sezione strategia antivirale presso l’istituto di ricerca Heinrich Pette Institute di Amburgo.
Il prof. Hauber ha sottolineato che questo tipo di approccio è il primo a dimostrare che si può essere in grado di invertire un’infezione da HIV, lasciando intatte le cellule trattate.


Il successo ottenuto su modello animale fa dunque ben sperare, tuttavia, avvertono i ricercatori, l’effettiva efficacia sull’essere umano potrà essere provata soltanto a seguito di studi clinici – che sperano di poter avviare al più presto.

Il metodo, battezzato dai ricercatori “forbici molecolari”, per via della sua caratteristica ditagliare proprio come forbici il virus dalle cellule, potrebbe essere pronto per l’uso nel giro di dieci anni quale terapia genetica somatica che sfrutta le cellule staminali di un paziente, spiega il team leader, professor Frank Buchholz.
«Il sangue – aggiunge Buchholz – sarebbe prelevato dai pazienti e le cellule staminali che possono formare cellule del sangue, rimosse». Dopo di che, l’enzima capace di tagliare via il virus HIV verrebbe introdotto in queste cellule staminali che, a loro volta, verrebbero poi reintrodotte nel corpo del paziente. L’intento è quello di far sì che le cellule immunitarie geneticamente modificate si riproducano, taglino via l’HIV dalle cellule infette e permettano così a esse di funzionare di nuovo correttamente.

I test condotti su modello animale hanno mostrato che questo processo avviene secondo le modalità ipotizzate. L’enzima è riuscito a identificare l’HIV nella misura del 90% ed è anche riuscito a identificare una particolare sequenza genetica e rimuoverlo.
«La quantità di virus è stata chiaramente ridotta, e non è anche più stato trovato nel sangue», ha detto Hauber.
Il prof. Hauber e il collega Buchholz che sono ora alla ricerca di sponsor e denaro pubblico per la loro ricerca futura, hanno commentato che tuttavia vi è poco interesse da parte delle case farmaceutiche per la ricerca sull’Aids.

FONTE: lastampa.it

giovedì 19 dicembre 2013

Telescopio Nasa scopre geyser di vapore su luna di Giove

Telescopio Nasa scopre geyser di vapore su luna di Giove

L'oceano sottosuperficiale di Europa potrebbe contenere più acqua di quella presente su tutta la Terra e la rende il candidato ideale per potenziale abitabilità

Geyser di vapore acqueo eruttano dalla superficie gelata di Europa, una delle grandi lune di Giove. A scoprirlo è stato il telescopio spaziale Hubble, frutto di una collaborazione tra Nasa ed Esa. La notizia è stata resa nota sull'ultimo numero online diScience Express e confermata dalla Nasa nel corso del meeting dell'American Geophisical Union, in corso a San Francisco. "La scoperta che vapore acqueo viene eiettato dalla superficie nei pressi del Polo Sud di Europa fa di questa luna il candidato ideale per potenziale abitabilità",  ha detto il capo della ricerca, Lorenz Roth del Soutwest Research Institute di San Antonio (Texas), specificando però che "ancora non sappiamo con certezza se questi pennacchi siano collegati ad acqua sottosuperficiale".

I getti potrebbero essere infatti generati anche dalla frizioni tra placche di ghiaccio, causate dalle potenti maree provocate dal campo gravitazionale di Giove. Una risposta potrebbe venire dalla missione europea Jupiter icy moons explorer (juice), in programma nel 2022.

Proprio per l'energia che da Giove si riversa sui suoi satelliti, da anni si ipotizza che sotto la crosta di ghiaccio che ricopre tutto il satellite si nasconda un oceano allo stato liquido, ma è la prima volta che si registra un'evidenza che sembra confermare questa tesi. Europa diventa così il candidato ideale per missioni interplanetarie alla ricerca della vita fuori del nostro pianeta. L'oceano sotto-superficiale potrebbe avere infatti tutte le caratteristiche necessarie allo sviluppo di forme di vita simili a quelle, cosiddette 'estremofile', già trovate sulla Terra nei pressi di vulcani situati sui fondali oceanici o nei laghi identificati ad oltre tre chilometri di profondità sotto la calotta antartica, come il lago Vostok.

La scoperta, che in realtà è stata fatta nel dicembre 2012, è stata resa possibile dallo strumento Stis, uno spettrografo riparato durante l'ultima missione di manutenzione del telescopio Hubble. Pennacchi provenienti dalla superficie sono stati già osservati sulla luna Enceladus, ma in questo caso contenevano ghiaccio e polveri.

Va infine considerato che l'oceano sottosuperficiale di Europa potrebbe contenere più acqua di quella presente su tutta la Terra.

FONTE: repubblica.it

mercoledì 18 dicembre 2013

Tinnito o acufene, una nuova via di cura


Un nuovo dispositivo, in via di brevetto, in grado di regolare l’iperattività neuronale che causa ronzii e suoni continui nelle orecchie come l’acufene o tinnito

Il silenzio è d’oro, dice un antico proverbio. Che dire, invece, di chi non ha mai la possibilità di godere realmente del silenzio? Questo accade soprattutto alle persone che soffrono di acufeni, o tinnito. Si tratta di un ronzio continuo, un sibilo, un rumore acuto o altro che si avverte in modo costante – giorno e notte.

Sia la diagnosi che la cura, al momento attuale, sono controverse e prive di reale efficacia, proprio perché non si è mai compresa totalmente l’origine (o eziologia).
A cercare di trovare una possibile risposta sono stati i ricercatori della University of Michigan Medical School che hanno cercato di spiegare ciò che dà luogo al tinnito, con uno studio condotto su modello animale che è stato recentemente pubblicato sul Journal of Neuroscience.
Se tutto andrà come dovrebbe, potrebbe essere brevettato un nuovo trattamento che risolverà il problema.

Negli animali con acufene, si è potuto constatare che un fattore denominato stimulus-timing (tempo di stimolo), associato alla plasticità multisensoriale, è alterato. Tale plasticità sembra essere ancheeccessivamente sensibile ai tempi dei segnali relativi a una particolare zona cerebrale chiamata nucleo cocleare dorsale. Qui si trova la prima stazione adibita alla ricezione dei segnali che arrivano al cervello attraverso il nervo uditivo. Relegarlo solo a semplice stazione è tuttavia errato perché può essere considerato anche un centro multitasking per integrare altre informazioni sensoriali, come può essere il tatto.

Il principale autore della ricerca, la dott.ssa Susan Shore, che guida un laboratorio al Kresge Hearing Research Institute, è professoressa di Otorinolaringoiatria e fisiologia Molecolare e anche di Ingegneria Biomedica.
E’ lei a spiegare cosa accade nei soggetti con tinnito: gli input provenienti dall’orecchio sono ridotti, ma per compensazione si amplificano tutti i segnali provenienti da viso e collo che sono legati al tatto.
«E’ come se i segnali servissero a compensare l’input uditivo perduto, ma se la compensazione è eccessiva finiscono per fare un gran rumore», spiega Shore.

Questo potrebbe anche spiegare il motivo per cui molte persone possono variare l’intensità dell’acufene spostando collo, testa o serrando mascella e mandibola.
Il problema è pertanto che la risposta ai segnali somato-sensoriali è eccessiva.
La condizione di tinnito potrebbe verificarsi in seguito a lieve perdita dell’udito, oppure a un trauma di collo e testa – per esempio dopo un incidente d’auto o un intervento odontoiatrico.
L’unico fattore che ancora non è stato ben compreso è per quale motivo alcune persone esposte alle stesse condizioni non sviluppano l’acufene.

Il problema sembra si registri tanto sulle persone, quanto sugli animali. Una probabile motivazione è che i neuroni delle persone che non hanno tinnito non siano iperattivi.
La dottoressa Shore sta comunque mettendo a punto un dispositivo in grado di alleviare gli acufeni. L’apparecchio sarà in grado di combinare suono e stimolazione elettrica di viso e collo al fine di far tornare alla normalità l’attività neuronale nel percorso uditivo.

«Se otteniamo il giusto tempismo, crediamo di poter diminuire i tassi di attività dei neuroni alla frequenza del tinnito e indirizzare quelli con iperattività», conclude Shore. 
Il team di ricerca, sta anche sviluppando alcuni farmaci in grado di migliorare lo stimolo della plasticità cambiando bersagli molecolari specifici. I trattamenti dovranno comunque essere personalizzati per ogni paziente.
Il dott. Seth Koehler, coautore della ricerca, spera che lo studio possa essere d’aiuto per aiutare i 50 milioni di americani, e altre persone in tutto il mondo, a guarire per sempre dal tinnito.
La ricerca è stata finanziata dal National Institutes of Health, mentre il dispositivo dalla Coulter Translational Research Partnership supportata dalla fondazione Coulter Wallace e l’Università del Michigan.

FONTE: lastampa.it

martedì 17 dicembre 2013

Cibo, ecco gli orari giusti per non ingrassare mangiando

Mangiare, nutrirsi, ingrassare o non ingrassare? Una bistecca o un piatto di pasta consumati a pranzo o a cena non hanno lo stesso effetto sull'organismo, poiché gli ormoni influenzano durante la giornata il metabolismo e dunque la capacità di assimilazione delle sostanze.
Una recente ricerca frutto della collaborazione tra il Brigham and Women's Hospital di Boston e l'Università della Murcia (Spagna), pubblicata sulla rivista International Journal of Obesity, ha provato come le persone a dieta ipocalorica che pranzano prima delle ore 15 abbiano perso circa il 30% in più di peso rispetto a chi invece mangia abitualmente più tardi.

La ricerca ha esaminato 420 volontari a regime alimentare controllato per 20 settimane: in media chi ha anticipato il pasto ha perso 11 chili, 2,5 in più dei ritardatari.

Prima di tutto è necessario sapere che non si devono assolutamente saltare i pasti, poiché il corpo percepisce l'assenza di cibo come un periodo di carestia e procede a immagazzinare più grassi possibile per accumulare energia.

L'ora giusta per consumare la colazione è quella tra le 7 e le 8 del mattino, perché le attività sono in piena ripresa e ciò che si mangia viene bruciato velocemente. Da preferire carboidrati a basso indice glicemico come il pane integrale, unitamente a proteine magre come il latte scremato.

Per fare un peccato di gola (come mangiare un dolce), meglio pranzare tra le 12 e le 13: nelle tre ore successive gli ormoni attivano il metabolismo e non fanno accumulare i grassi. Scegliete per pranzo carboidrati come pasta, patate o riso, abbinati a verdure o legumi.

La cena perfetta è tra le 19 e le 20: meglio andare a dormire leggeri perché l'ormone della crescita e la somatomedina, che favoriscono l'aumento della massa grassa e la rigenerazione dei tessuti, lavorano meglio a stomaco vuoto. Preferite le proteine, limitando i carbodrati a una fetta di pane integrale, e verdure a volontà. 

FONTE: salute.leggo.it

lunedì 16 dicembre 2013

Le dieci scoperte scientifiche più importanti del 2013

Dalla materia oscura al laboratorio quantistico a fotoni, dalle stampanti 3D per la medicina ai segreti del diabete

Dall’infinitamente grande (l’universo e la materia oscura) all’infinitamente piccolo (i fotoni), dal freddo assoluto al cervello umano, dal Dna al diabete. E non poteva mancare la vera star dell’anno nel campo della tecnologia: la stampante 3D. Ma ciò che è importante, è la grande presenza dei ricercatori e degli scienziati italiani che, nonostante tutte le difficoltà del mondo della ricerca e delle università, hanno ottenuto risultati straordinari e non sufficientemente valorizzati.

LE SCELTE - È la classifica delle dieci scoperte scientifiche più importanti del 2013, scelte dalla redazione Scienza di Corriere.it. Ovviamente, come tutte le classifiche, è criticabile - manca questo, perché hanno messo quello? - e le classifiche servono in fondo a questo: far parlare di sé. In questo caso far parlare di scienza e tecnologia, di cui si parla sempre troppo poco. Con la differenza che potete votare quella che voi ritenete la scoperta più importante e sovvertire la classifica.

1 - Grazie alle rilevazioni del satellite Planck si è scoperto che la materia oscura è presente nell’universo con il 20% in più di quanto finora stimato e la costante di Hubble (espansione) è inferiore. Quindi l’età dell’universo è di 13,82 miliardi di anni.
2 - Per la prima volta uno strato formato da 20 cellule di fegato umano è stato riprodotto con una stampante 3D. Al momento l’uso prevalente è per i test sui farmaci, secondo i ricercatori è presto per pensare a organi da destinare al trapianto
3 - Sequenziato il Dna umano più antico: risale a 400 mila anni fa e ha riservato numerose sorprese
4 - Dopo 300 anni, risolta la questione di come ruotano il nucleo interno solido e quello esterno liquido della Terra: il primo gira verso est più velocemente della superficie del pianeta. Per la prima volta gli studiosi sono stati in grado di mettere in relazione in modo preciso i movimenti delle due parti del nucleo del nostro pianeta
5 e 5 bis - Scoperto il segreto del diabete: è nascosto nel fegato. Elevati livelli di una proteina aumentano il rischio di sviluppare il diabete II. La scoperta è frutto di ricerche condotte nell’arco di una ventina d’anni da vari gruppi europei, compresi gli italiani dell’ospedale di Brunico (Bolzano) e delle università di Verona e Cattolica del Sacro Cuore (Roma). Inoltre è stato sperimentato con successo un vaccino contro il diabete giovanile.
6 - Per la prima volta è stata raggiunta una temperatura sotto lo zero assoluto (-273,15 gradi) : si tratta di un esperimento tedesco basato su studi italiani eseguito utilizzando atomi di potassio-39 raffreddati fino a un milionesimo di grado dallo zero assoluto usando luce laser.
7 - È stato realizzato in Italia il primo laboratorio quantistico al mondo. Primi modelli di processori a fotoni per simulare fenomeni fisici complessi.
9 - Realizzato il primo mini-cervello umano in provetta costruito con le cellule staminali. Si tratta di una massa indefinita, ma funzionante: è un traguardo storico della ricerca medica. L’obiettivo è ora usare queste strutture per effettuare esperimenti utili a studiare disordini che colpiscono il cervello.
10 - In Siberia trovato sangue liquido di mammut: ora è più vicina la clonazione di questi pachidermi estinti alla fine dell’ultima era glaciale. La scoperta è stata effettuata nel permafrost di un’isola dell’arcipelago Ljachov nel mar di Laptev, nell’Artico a nord della Siberia. La carcassa ritrovata è di un mammut femmina di circa 50-60 anni di età, in parte divorata dai predatori, risalente a circa 11 mila anni fa.

FONTE: corriere.it

domenica 15 dicembre 2013

Individuato un secondo codice del Dna


Fornisce alle cellule le istruzioni per controllare i geni

Dalla sua scoperta negli anni ’60 gli scienziati hanno creduto che il Dna fosse “solo” il codice delle “istruzioni” necessarie alle cellule per produrre le proteine. Ma ora è stato scoperto un secondo codice all’interno del Dna. 

È quanto riferisce la rivista Science sottolineando che la novità potrebbe avere grandi implicazioni nell’uso del genoma dei malati per fare diagnosi. 

Il nuovo codice è “scritto” proprio sopra quello conosciuto e decodificato ma piuttosto che occuparsi delle proteine, quest’ultimo fornisce alle cellule le istruzioni per controllare i geni. Questa scoperta significa che i cambiamenti o le mutazioni del Dna legate all’avanzare dell’età o in risposta a virus possono avere un maggiore impatto di quanto inizialmente pensato.  

«Per oltre 40 anni abbiamo creduto che i cambiamenti del Dna influenzassero solo la “produzione” di proteine ma ora sappiamo che questo assunto di base riguardava solo metà del quadro», ha detto il professore John Stamatoyannopoulos della University of Washington, secondo il quale, «molte alterazioni del Dna potrebbero causare malattie alterando il programma di controllo dei geni». 

Gli scienziati sanno da tempo che il codice genetico usa un alfabeto di 64 lettere chiamate “codoni”. Ora si è capito che ce ne sono altri che danno una doppia istruzione: una per la sequenza delle proteine l’altra al controllo dei geni. Queste ultime istruzioni «sembrano avere la funzione di stabilizzare certe qualità positive delle proteine e la loro stessa struttura»  

La scoperta è frutto del programma internazionale “Encyclopedia of Dna Elements Project” (ENCODE) finanziato dallo statunitense “US National Human Genome Research Institute”. 

FONTE: lastampa.it

sabato 14 dicembre 2013

Per dimagrire calcola l’Iqd, formula italiana del pasto perfetto

Contare le calorie non basta. Nuovo indice messo a punto da ricercatori di Roma

Con 2 mila calorie al giorno si può essere obesi, oppure magri. Dipenderebbe dall’IQD, l’Indice di qualità della dieta, messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’università Sapienza di Roma: un rapporto che permette di individuare se i cibi che si mangiano faranno o no ingrassare, a prescindere dalle calorie che contengono. In sintesi, la teoria è che per mantenersi in linea la qualità di ciò che si mangia è più importante della conta energetica dei vari nutrienti. In altre parole, più di quanto c’era dentro il piatto conta che cosa c’era. Una bella notizia in vista delle feste natalizie, che arriva dal 7° Congresso regionale della Società italiana dell’obesità (Sio), in corso oggi alla Sapienza, al Dipartimento di scienze odontostomatologiche e maxillo-facciali. Ci sono cibi ad alto rischio sovrappeso, come glicidi, carboidrati, alcuni tipi di formaggi, zuccheri e grassi saturi - spiegano i ricercatori - ma anche alcuni alimenti che, affiancati ai primi, possono compensarne i danni, come fibre, verdure e cereali integrali.

LA FORMULA - L’IQD si ottiene moltiplicando l’apporto di glicidi (carboidrati e zuccheri non integrali) per quello di acidi grassi saturi, e dividendo il risultato per l’introito di fibre (cereali integrali, vegetali, frutta). Per arrivare a questa “formula del pasto perfetto”, gli studiosi hanno confrontato i diari alimentari di 120 persone con stili alimentari molto diversi (30 vegani, 30 latto-ovo-vegetariani, 30 magri onnivori e 30 obesi onnivori), ma che assumevano quantità caloriche sovrapponibili (vegani circa 1.970 calorie al giorno con indice di massa corporea-Bmi 23,6; latto-ovo-vegetariani 2.174 calorie con Bmi 22,9; magri onnivori 2.020 calorie con Bmi 23,69; obesi onnivori 2.140 calorie con Bmi 37,9) e facevano più o meno la stessa quantità di esercizio fisico.
FIBRE E VERDURE -«A parità di calorie assunte ogni giorno da vegani, vegetariani che includono latte e uova, magri onnivori e obesi onnivori - sottolinea Andrea Lenzi, ordinario di endocrinologia e direttore della Sezione di fisiopatologia medica ed endocrinologia, Dipartimento di medicina sperimentale della Sapienza - si evidenziano pesi decisamente differenti». Quindi «non è solo l’introito calorico a determinare lo sviluppo dell’obesità e del sovrappeso, ma come si costruisce il menù, bilanciando i cibi contenenti grassi saturi o glucidi con le fibre. In linea con i dettami della dieta mediterranea, i piatti privi di fibre e verdure e ricchi di grassi saturi, in particolare le carni rosse, non solo fanno ingrassare, ma facilitano lo sviluppo di malattie correlate all’obesità». «Con lo stesso numero di calorie - precisa Lucio Gnessi, associato di medicina interna alla Sapienza, sempre della Sezione di fisiopatologia medica ed endocrinologia , Dipartimento di medicina sperimentale - il peso può essere molto diverso ed esiste una netta prevalenza di sovrappeso ed obesità tra gli onnivori che prediligono carni grasse e alcuni tipi di formaggi, mentre trascurano le verdure. Parallelamente, gli indicatori di malattie correlate a obesità e sovrappeso seguono il medesimo andamento in rapporto alla qualità piuttosto che alla quantità del cibo». Ora «il numero dei casi coinvolti nello studio verrà aumentato ulteriormente - annuncia Carla Lubriano, ricercatrice del team - in modo tale da poter stabilire come impiegare il nuovo indice IQD su ampia scala e renderlo utile non solo a scopo di ricerca ma fruibile a tutti (Fonte Agenzia Adnkronos Salute).

venerdì 13 dicembre 2013

Ora il pacemaker è wireless e s’impianta senza chirurgia


Per la prima volta in Italia è stato eseguito con successo un impianto di pacemaker senza fili, dalle dimensioni molto ridotte, e senza il ricorso alla chirurgia

E’ stato un successo l’intervento eseguito dal prof. Carlo Pappone – Maria Cecilia Hospital di Cotignola uno dei 14 centri mondiali per la sperimentazione della nuova tecnica – che ha impiantato per la prima volta in Italia, e tra i primi al mondo, un nuovo rivoluzionario pacemaker, senza fili (wireless, come si dice adesso) che è anche davvero piccolo: la lunghezza è 4 cm; il peso 2 grammi.

La struttura ospedaliera di GVM Care & Research è tra i 14 centri al mondo per la sperimentazione, e questo primo stimolatore del battito cardiaco senza fili è stato introdotto utilizzando una tecnica completamente diversa da quella di solito utilizzata per impiantare i pacemaker convenzionali: non più esternamente al cuore collegato a cateteri, bensì iniettato nella circolazione sanguigna utilizzando delle particolari sonde e fissato direttamente nella camera cardiaca. In pratica, un intervento mini-invasivo senza chirurgia.

Il paziente a cui è stato impiantato il nuovo sistema è una donna di 67 anni residente ad Alessandria e affetta da un rallentamento grave della frequenza cardiaca e fibrillazione atriale, che è causa di episodi di disorientamento e svenimenti. 
La procedura è stata eseguita con una semplice anestesia locale. E’ durata circa 30 minuti (la metà rispetto all’intervento di posizionamento tradizionale) e si è svolta in modo semplice, senza alcuna complicazione. La modalità di impianto non chirurgica e l’assenza di componenti aggiuntive al pacemaker riducono il rischio di infezioni e di malfunzionamenti del dispositivo. La durata della batteria inoltre è superiore a quella di molti dispositivi convenzionali.

L’impianto è stato eseguito dal prof. Carlo Pappone e dal dott. Gabriele Vicedomini presso il dipartimento di Aritmologia di Maria Cecilia Hospital di Cotignola, uno dei più avanzati d’Europa, che da molti anni contribuisce allo sviluppo di nuove terapie e tecnologie per la cura delle aritmie.

«Questo nuovo stimolatore rappresenta il primo importante passo per lo sviluppo di sistemi nano tecnologici per il trattamento dei disturbi del cuore – spiega il prof. Carlo Pappone – Ci si attende che nel futuro tali dispositivi e tale tecnica di impianto rappresentino la base per il miglioramento della qualità e della durata della vita».
La paziente ha beneficiato di decorso postoperatorio piuttosto breve che prevede il riposo a letto per 6 ore e la dimissione dalla struttura ospedaliera: un grande vantaggio rispetto ai vecchi interventi che prevedevano 3/4 giorni di degenza.

FONTE: lastampa.it

giovedì 12 dicembre 2013

Biosimilari ok, solo dopo i controlli delle Agenzie

I biosimilari di anticorpi monoclonali sono appunto ‘simili’ ma non ‘uguali’ agli originator: ecco perché le agenzie regolatorie debbono garantire il massimo di controllo post-approvazione

Intervista con Armando Genazzani, professore di Farmacologia - Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università del Piemonte Orientale

Molti opinion leader sostengono che non sia corretto estrapolare l’indicazione positiva ricevuta da un farmaco biosimilare di anticorpi monoclonali a tutti le altre indicazioni che ha l’originator, magari portando a sostegno un solo studio. Poiché si tratta di ‘similari’ e non identici, sarebbe opportuno verificare che anche le altre indicazioni siano ad esito positivo. E proprio per questo deve essere il medico, se non altro perché è l'unico che ne risponde legalmente, la sola persona libera a decidere se utilizzare il biosimilare di un anticorpo monoclonale o il suo originator. Una richiesta più che legittima, visto che i biosimilari di anticorpi monoclonali sono appunto ‘simili’ ma non ‘uguali’ agli originator: ecco perché è indispensabile che le agenzie regolatorie garantiscano il massimo di controllo post-approvazione, anche attraverso registri specifici. Ne parliamo con Armando Genazzani, professore di farmacologia, Dipartimento  di Scienze del farmaco dell'Univrsità del Piemonte Orientale.

Professor Genazzani, si parla sempre più spesso di farmaci generici e biosimilari… che differenza c’è fra queste categorie?
I farmaci ‘biosimilari’ sono l’equivalente dei cosiddetti ‘generici’, ma il termine si riferisce ai farmaci biotecnologici. Il motivo per cui si deve utilizzare un termine diverso è che mentre per i farmaci generici il farmaco è ben definito dal punto di vista chimico, per i biotecnologici – essendo una cellula che fa queste proteine – ci sono sempre delle piccole differenze tra prodotti fatti da aziende diverse. Quindi biosimilari e prodotti di riferimento sono, dal punto di vista fisico-chimico, leggermente diversi tra loro.

Lei ritiene, da un punto di vista scientifico, che anche questi nuovi farmaci dovrebbero essere immediatamente utilizzati senza remore su vasta scala?

Le Agenzie regolatorie richiedono studi che dimostrino che dal punto di vista clinico i due farmaci fanno la stessa cosa, anche dal punto di vista della sicurezza e dell’efficacia. E’ ovvio, però, che una volta sul mercato diventa fondamentale acquisire nel più breve tempo possibile ulteriori evidenze di uguaglianza clinica prima di considerarli veramente sovrapponibili. E poi, vi sono farmaci più complicati di altri, ad esempio gli anticorpi monoclonali in l’oncologia.

Quali sono i biosimilari attualmente in uso?

Al momento sono approvati ormoni della crescita, eritropoietine e filgrastim, che si usa prevalentemente in oncologia. Sono in commercio da più di 5 anni in Europa e vi sono ampie evidenze della loro efficacia e sicurezza. Il loro vasto utilizzo porterebbe risparmi di almeno 100-200 milioni l’anno all’Italia, ma sfortunatamente non tutte le Regioni hanno saputo cogliere quest’occasione.

E chi può decidere, oltre il medico, se è meglio utilizzare il biosimilare o il farmaco ‘originatore’?
Una volta definita anche sul campo l’equivalenza, non c’è scelta: il farmaco che costa meno è l’unica scelta etica plausibile. Ma prima di arrivare a questo, diciamo nei primi 2-3 anni di commercializzazione per i farmaci più complicati, utilizzare i nuovi biosimilari immediatamente e per tutti i pazienti, senza un percorso guidato, sarebbe certamente un errore. Ed è indubbio che in questa fase iniziale è il medico che deve guidare il percorso della prescrizione, per poter acquisire delle evidenze scientifiche, anche attraverso studi clinici e registri, peraltro contemplati dalle Agenzie regolatorie. (A. S.)

FONTE: liberoquotidiano.it

mercoledì 11 dicembre 2013

Stress invernale e da feste 10 super-cibi calmanti



Per superare l'inverno senza stress e le vacanze alle porte senza strafare con i cibi, può essere d'aiuto la stessa alimentazione, in particolare 10 cibi ritenuti dai nutrizionisti della Washington university i "super food" per la salute, perchè aiutano a riposare meglio e combattono l'ansia che fa mangiare troppo e male soprattutto nei periodi di festa.
Gli specialisti così raccomandano cereali integrali come farina di avena oppure pane integrale, tè e latte caldi, mandorle e pistacchi, cibi ricchi di vitamina C come arance, mirtilli e fragole, cioccolato nero-fondente anche il tazza, olio di pesce contenuto in sardine, salmone e tonno, carote e sedano crudi e croccanti e infine molta acqua che d'inverno si tende invece a trascurare nonostante la disidratazione sia evidente nella stagione più fredda.

«Si tratta di cibi che danno un maggiore senso di sazietà e fanno masticare a lungo riducendo i livelli di ansia e scaccianda il desiderio di continuare a mangiare. Mantengono i giusti livelli di zucchero nel sangue, abbassano gli glicemia, possiedono effetti antinfiammatori e amentano i livelli di serotonina che ha riconosciuti effetti calmanti. Infine hanno effetti benefici sulle funzioni cerebrali. Le bevande calde facilitano il sonno che non deve mai essere inferiore a 5 ore a notte - sottolinea Connie Dickman direttore del Dipartimento di nutrizione universitario che ha invitato gli studenti dell'ateneo a sperimentare i dieci super fodd durante le vacanze». 

FONTE: salute.ilmessaggero.it

martedì 10 dicembre 2013

Colesterolo alto: l’olio di semi di mais è l’ideale


Secondo un nuovo studio l’olio di semi di mais è addirittura meglio dell’olio extravergine di oliva nell’ abbassare i livelli di colesterolo LDL, quello “cattivo”. Ecco perché

L’olio extravergine di oliva, vanto della tradizione e della dieta mediterranea è stato ormai riconosciuto un alimento benefico per tutta una serie di motivi e azioni sull’organismo, e, tra i tanti, c’è anche l’effetto sul colesterolo. Tuttavia qualcuno potrebbe scalzare l’olio d’oliva dal trono: è l’olio di mais che, secondo un nuovo studio, sarebbe in grado di abbassare significativamente il colesterolo, apportando cambiamenti più favorevoli nel colesterolo totale (TC) e nel colesterolo LDL-C (quello cattivo).

A condurre lo studio in doppio cieco, randomizzato e controllato, sono stati i ricercatori del laboratorio di analisi e ricerche Biofortis, che fa parte del gruppo Mérieux NutriSciences. Gli scienziati, coordinati dal dottor Kevin C Maki, hanno reclutato 54 ambosessi sani che sono stati suddivisi a caso in due gruppi atti a ricevere rispettivamente o quattro cucchiai al giorno di olio di mais o altrettanti di olio extravergine di oliva come condimenti parte della dieta quotidiana e di mantenimento del peso.

I ricercatori intendevano osservare e studiare gli effetti degli oli vegetali alimentari in una dieta che tuttavia non prevedeva l’assunzione di lipidi lipoproteine.
I risultati, si legge nel comunicato Mérieux, hanno mostrato che l’olio di semi di mais aveva abbassato i livelli di colesterolo LDL del 10,9%, rispetto alla diminuzione del 3,5% operata dall’olio extravergine di oliva. Per quel che riguarda il colesterolo totale, l’olio di mais aveva abbassato il livello dell’8,2%, rispetto all’1,8% dell’olio extravergine di oliva.

Lo studio ha valutato in generale gli effetti comparati dell’olio di mais e quelli dell’olio extravergine di oliva sul colesterolo LDL (esito primario variabile), sul colesterolo totale, sul colesterolo HDL (quello buono), sul colesterolo non-HDL, sui trigliceridi e, infine, sul rapporto totale di colesterolo HDL.
I risultati finali hanno dunque mostrato che il consumo di alimenti conditi con olio di semi di mais aveva portato a un abbassamento significativo dei livelli di colesterolo LDL e colesterolo totale, rispetto agli stessi alimenti conditi con olio extravergine di oliva, suggerendo che l’olio di mais sarebbe più efficace nel controllo del colesterolo.

FONTE: lastampa.it

lunedì 9 dicembre 2013

Natale, la dieta preventiva per non rinunciare ai piaceri della tavola

 
Per non dovere fare troppe rinunce a Natale, quando pranzi e cene sono l'occasione per stare in compagnia della famiglia e degli amici, arriva una dieta ipocalorica (di circa 1100 calorie) ma equilibrata nella sua composizione da fare una settimana prima. A realizzarla è il professor Pietro Antonio Migliaccio, presidente della Società italiana di scienze dell'alimentazione.

«Il periodo natalizio può lasciare il segno sul peso, che può aumentare tra i due e i quattro chili, per questo è meglio giocare d'anticipo», spiega Migliaccio che nel suo regime alimentare pre-natalizio ha messo come alimento principe il minestrone di verdure. Da mangiare con 40 grammi di pasta, un cucchiaio d'olio e uno di formaggio grattugiato, il minestrone va consumato tre volte a settimana.

Altre indicazioni riguardano la colazione: per iniziare bene la giornata - spiega ad esempio l'esperto - si può scegliere latte parzialmente scremato ( 100 millilitri), caffè a piacere, un cucchiaino di zucchero e una fetta biscottata, oppure tè a piacere. A metà mattinata largo a un cappuccino o alla frutta: una mela, una pera, un kiwi, una banana piccola, un'arancia, due mandarini o duecento grammi di ananas.

Poi a pranzo per tutta la settimana si possono alternare diversi alimenti (due uova sode, alla coque o in camicia, ottanta grammi di tonno al naturale sgocciolato, arrosto di tacchino, salmone affumicato, due hamburger da 70 l'uno o 70 grammi di formaggio light, quattro bastoncini di pesce o 130 grammi di carne bianca) con un contorno di evrdure a piacere (compresi fagiolini e funghi).

Per condire un cucchiino d'olio extravergine d'oliva e per accompagnare il tutto mezza rosetta di pane.

A metà pomeriggio un tè caldo con un cucchiaino di zucchero e due biscotti o due fette biscottate. Per cena, infine, una porzione di carne o pesce cucinato e condito secondo le abitudini familiari, la verdura come contorno e sempre poco pane, che può essere sostituito con una porzione di patate o legumi (circa 150 grammi).

«Anche se siamo in una settimana di preparazione alle feste, lasciamo una cena libera da utilizzare con intelligenza puntando sulla qualità e non sulla quantità» conclude Migliaccio, specificamdo inoltre che «questa dieta può essere effettuata da tutti. Tuttavia è preferibile che chi ha particolari aptologie consulti il proprio medico».
 
FONTE: salute.ilmessaggero.it 

domenica 8 dicembre 2013

Arte e Design a Miami

Con Art Basel Miami Beach e Design Miami 2013

Oggi si apre il sipario sulla 12esima edizione di Art Basel Miami Beach, la mostra d’arte contemporanea più prestigiosa d’America.
Dal 5 all’8 dicembre 2013 oltre 250 prestigiose gallerie provenienti da tutto il mondo, dal Nord America all’Europa, dall’America Latina all’Asia e all’Africa, si danno appuntamento nello terra a stelle e strisce.
Dipinti, sculture, disegni, installazioni, fotografie e film sono in mostra presso le sale espositive principali della città, ma le opere e gli spettacoli diventano parte integrante anche del paesaggio urbano che ha per sfondo le vicine spiagge, SoundScape Park e Collins Park, che ospiterà le installazioni fino a marzo 2014.
Non mancherà l’eccellenza made in Italy ad Art Basel.
Questa sera Anima Domus, principale punto di riferimento nel sud della Florida per chiunque sia alla ricerca di arredamenti dal design italiano, festeggia in compagnia di Clei i suoi 15 anni di attività.
L’evento, nel pieno Design District di Miami, presenterà i prodotti più interessanti di sei tra le più rinomate aziende del mobile italiano: ogni prodotto esposto coniugherà in sé progettazione artigianale, stile, arte e lusso. Clei per l’occasione proporrà Swing, il sistema componibile che si trasforma in un letto sempre pronto all’uso.

Altro evento da non perdere in questi giorni è Design Miami, kermesse dedicata al settore abitare in scena dal 3 all’8 dicembre.
La maison di lusso Louis Vuitton è tra gli ospiti più attesi in fiera: il brand francese prosegue infatti la liason con l’architetto Charlotte Perriand, una delle figure più all’avanguardia del design del XX secolo. Come evento collaterale di Design Miami, Louis Vuitton realizzerà il progetto de “La Maison Au Bord De L’Eau”, un vero e proprio appartamento nomade immaginato da Charlotte Perriand nel 1934 e mai realizzato fino ad oggi. La casa è costruita temporaneamente nel giardino sulla spiaggia dell’Hotel Raleigh di Miami Beach e successivamente messa in vendita.
Design Miami 2013 vedrà anche la collaborazione tra Louis Vuitton e Cassina per la presentazione della chaiselongue “LC4 CP”, prodotto icona del design internazionale disegnato da Charlotte Perriand, Le Corbusier e Pierre Jeanneret, in un’edizione limitata di 1000 pezzi.
Icona di stile e musa della Maison, Charlotte Perriand è la musa che ha ispirato anche la Collezione Icone per la primavera estate 2014 Louis Vuitton, un guardaroba essenziale, composto da pochi e preziosi pezzi, abbinati tra loro per creare 16 look inaspettati e senza tempo, giocando sull’eleganza e l’armonia delle forme e dei materiali e sul savoir-faire unico della Maison.
La collezione Icone P/E 2014 e alcuni tra i più celebri mobili disegnati da Charlotte Perriand e realizzati in esclusiva da Cassina, saranno presentati all’interno e nelle vetrine del temporary store Louis Vuitton nel Design District di Miami, aperto nel dicembre 2012. A partire da gennaio e fino a marzo 2014, le vetrine dedicate a Charlotte Perriand saranno visibili nei più importanti store Louis Vuitton del mondo, tra cui Roma Etoile e Milano Montenapoleone in Italia.

FONTE: luxgallery.it



 

Il vaccino anti Tbc contro la sclerosi multipla

Detail-vaccino tubercolosi

 Un vaccino per la tubercolosi potrebbe risultare efficace anche contro la sclerosi multipla (Sm). È il risultato di uno studio italiano, coordinato dai ricercatori della Sapienza Università di Roma, e pubblicato sulle pagine di Neurology. Inoculati con il vaccino, pazienti nelle primissime fasi della malattia avrebbero infatti una minore probabilità di sviluppare la sindrome in stadio avanzato. È presto però per pensare a un'applicazione clinica della scoperta.

Lo studio ha incluso 73 persone nella fase di malattia definita Sindrome Clinicamente Isolata (o Cis), cioè pazienti che avevano sperimentato solamente un primo episodio indicativo di Sm, con sintomi come sensazione di intorpidimento, problemi di vista o problemi di equilibrio, e una risonanza magnetica che mostra lesioni caratteristiche della sclerosi multipla. Normalmente, circa metà di questi pazienti sviluppa la malattia clinicamente definita entro due anni, mentre il 10% non presenta più problemi collegati alla Sm.

Nello studio studio, 33 dei partecipanti hanno ricevuto una iniezione di Bacillo di Calmette-Guérin inattivato (il vaccino utilizzato per prevenire la tubercolosi) mentre agli altri è stato inoculato un placebo. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a scansioni cerebrali con risonanza magnetica una volta al mese per sei mesi, e in seguito hanno ricevuto le terapie standard, interferone beta-1a intramuscolo per un anno e un farmaco per la Sm raccomandato dal loro neurologo. Lo sviluppo di Sm clinicamente definita è stato quindi monitorato nei cinque anni successivi all’inizio dello studio.

Dopo i primi sei mesi, le persone che avevano ricevuto il vaccino presentavano già un minor numero di lesioni infiammatorie alla risonanza magnetica cerebrale rispetto al placebo, con tre lesioni per i vaccinati e sette per i non vaccinati. Arrivati alla fine dello studio, il 58% dei vaccinati non aveva sviluppato la SM, rispetto al 30% di coloro che avevano ricevuto il placebo.

“Questi risultati sono promettenti, ma si deve fare molta più ricerca per conoscere meglio gli effetti a lungo termine di questo vaccino vivo”, spiega Giovanni Ristori, ricercatore della Sapienza Università di Roma che ha coordinato lo studio. “È presto quindi perché i medici inizino a utilizzare questo vaccino per trattare la sclerosi multipla o la sindrome clinicamente isolata”

Come mai un vaccino contro la tubercolosi risulta efficace anche nel prevenire una malattia completamente diversa? Secondo Dennis Bourdette, dell’Università Oregon Health & Science di Portland, che ha scritto un editoriale di accompagnamento allo studio, i risultati supportano la cosiddetta “ipotesi igienica”. Secondo questa teoria, la migliore igiene e l'uso di disinfettanti e antibiotici nei paesi più avanzati potrebbero compromettere il corretto sviluppo del sistema immunitario, causando l’aumento di incidenza di sclerosi multipla e altre malattie del sistema immunitario che si registra in Nord America e in gran parte dell'Europa.

L'esposizione ai microbi (come il batterio inattivato contenuto nel vaccino per la tubercolosi) potrebbe ridurre il rischio di queste malattie, “istruendo” il sistema immunitario.
Riferimenti: Effects of Bacille Calmette-Guérin after the first demyelinating event in the CNS; Giovanni Ristori, MD, PhD, Silvia Romano, MD, PhD, Stefania Cannoni, MD, PhD, Andrea Visconti, MD, Emanuele Tinelli, MD, Laura Mendozzi, MD, Pietro Cecconi, MD, Roberta Lanzillo, MD, Mario Quarantelli, MD, Carla Buttinelli, MD, Claudio Gasperini, MD, PhD, Marco Frontoni, MD, Giulia Coarelli, MD, Domenico Caputo, MD, Vincenzo Bresciamorra, MD, Nicola Vanacore, MD, PhD, Carlo Pozzilli, MD, PhD and Marco Salvetti, MD. doi: 10.1212/01.wnl.0000438216.93319.ab 

FONTE: galileonet.it