sabato 18 gennaio 2014

Herpes genitale: una possibile cura

Un farmaco sperimentale potrebbe risolvere il problema di molte persone affette da Herpes Genitale. Ulteriori studi saranno necessari, ma le promesse ci sono tutte. La ricerca

L’Herpes genitale è una malattia che si trasmette sessualmente e purtroppo e nonostante le campagne d’informazione sul sesso sicuro, è ancora assai diffusa. Questa infezione è causata dal virus “herpes simplex”, noto come HSV-2 e senza precauzioni, allo stato attuale, sembra impossibile evitarne la trasmissione o eliminare totalmente l’infezione.

Tuttavia, alcuni ricercatori aprono le porte a una possibile soluzione, dando alla luce un farmaco denominato “Pritelivir” che pare sia in grado di frenare la diffusione virale nelle persone che hanno già contratto questa forma di Herpes. Inoltre, si è riusciti a dimezzare il tempo di vitalità del virus, riducendo così il rischio di trasmissione al proprio partner.

I risultati dello studio sono stati riportati il 16 gennaio sul New England Journal of Medicine. Qui si riporta che per condurre la ricerca gli studiosi hanno scelto di reclutare 156 pazienti affetti dalla malattia, che saranno seguiti per circa un mese. Nonostante si tratti di uno studio di durata molto breve, i ricercatori si dicono soddisfatti dei risultati. Il farmaco, infatti, è di nuovissima concezione rispetto ai classici già in uso. Pertanto la loro speranza è che Pritelivir possa davvero dimostrarsi efficace anche per prevenire la trasmissione del virus.

«C’è stata una drammatica diminuzione della probabilità di diffusione virale in questo studio – spiega il dottor Richard Whitley, esperto di malattie infettive presso l’Università di Alabama (Birmingham) – Siamo all’inizio di una nuova era».
Ovviamente, gli studiosi sono consapevoli del fatto che occorrerà fare ancora moltissima ricerca in merito. Tuttavia, ritengono di essere sulla buona strada.

L’infezione da HSV-2 può portare a piaghe genitali molto dolorose che, in genere, possono interessare anche il retto. La sua pericolosità, tuttavia, diventa molto più elevata nel caso di una donna incinta: se viene passata al neonato durante la nascita, per lui potrebbe essere fatale. Nel caso in cui interessasse il cervello, l’infezione ne causerebbe infatti la morte.
Il problema consiste anche nella latenza del virus una volta che lo si è contratto: esso rimane infatti latente nelle cellule nervose per tutta la vita. E’ sufficiente un indebolimento immunitario per far sì che venga riattivato.

I farmaci attualmente in uso non garantiscono un’immunità totale e quello del nuovo studio ancora non è perfezionato.
«Chiaramente, vorremmo fare di meglio», spiega la dott.ssa Anna Wald, professore di allergie e malattie infettive presso l’Università di Washington School of Public Health a Seattle.
Il farmaco più “antico” nel trattamento dell’Herpes sembra essere l’Aciclovir, sviluppato intorno agli anni Ottanta. Ma anche gli altri farmaci di uso più comune, secondo il dottor Lawrence Stanberry, un esperto di malattie infettive presso la Columbia University Medical Center/NewYork-Presbyterian Hospital, hanno dato sollievo alla vita di molte persone. Tuttavia, ora, molti medici stanno notando una resistenza virale ai farmaci come l’Aciclovir, in particolare nelle persone affette da HIV (il virus responsabile dell’AIDS). La speranza è dunque quella di sviluppare un nuovo farmaco che sia in grado anche di eliminare totalmente il virus che rimane latente nelle cellule nervose.

«Ma noi non abbiamo niente di simile. […] Tuttavia è eccitante che ci sia una nuova classe di farmaci. Questo ha il potenziale di migliorare il trattamento», ha commentato Stanberry.

Lo studio è stato finanziato dalla casa farmaceutica “AiCuris” e durante la ricerca i volontari sono stati suddivisi in maniera casuale in cinque gruppi. Solo un gruppo ha ricevuto il placebo; gli altri, quattro dosaggi differenti del farmaco sperimentale. I migliori effetti si sono evidenziati nei soggetti che hanno assunto la dose più alta del farmaco (75 mg/die). In tali soggetti, la diffusione virale si era ridotta al 2%, contro il 27% delle persone che assumevano il placebo. Ottimi risultati anche nel gruppo che ha assunto il Pritelivir solo una volta a settimana ma a dosaggio più elevato (400 mg).

Secondo il dott. Stanberry questo è un eccellente risultato perché l’assunzione di una sola volta a settimana rende il trattamento più semplice ed economico.
Attualmente non sono state registrate conseguenze significative su eventuali effetti collaterali del farmaco, tuttavia sarebbe necessario condurre uno studio più lungo per valutare anche questi. Anche perché lo scorso maggio la FDA Americana ha sospeso una ricerca sul farmaco condotta su modello animale (scimmie) perché si erano mostrati alcuni imprevisti: anomalie al sangue e alla pelle.
Non è chiaro come ciò sia accaduto, perché «non abbiamo osservato questi effetti sugli esseri umani», spiega Wald.

Indubbiamente, se il farmaco è davvero benefico per i soggetti affetti da Herpes, è il caso di condurre nuovamente degli studi clinici sugli esseri umani. Solo così sarà possibile comprendere davvero se c’è la possibilità che si manifestino eventuali effetti collaterali e che l’efficacia sia effettiva.

FONTE: lastampa.it

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