sabato 15 febbraio 2014

Povertà sanitaria, sempre più italiani si rivolgono agli ambulatori sociali

Pensati in principio per gli stranieri, oggi forniscono prestazioni anche ai connazionali, che chiedono soprattutto i farmaci da banco che non possono più permettersi

Farmaci sempre più cari, cure mediche considerate ormai un lusso quando non strettamente necessarie: la povertà sanitaria è un problema che riguarda oggi anche gli italiani che si rivolgono sempre più ai servizi offerti dalle associazioni, prima pensati quasi esclusivamente per gli stranieri. Ambulatori sociali, spesso portati avanti con il contributo di volontari, che provano così a supplire o a fare da ponte con il Servizio sanitario nazionale. Una goccia nel mare, ma che si scopre sempre più essenziale in un momento in cui per la crisi molti italiani rinunciano a curarsi per problemi economici. 
Da Milano a Roma, passando per Firenze e Padova, ecco gli ambulatori dedicati a chi non può permettersi le cure.

Il poliambulatorio Fratelli di San Francesco di MilanoDalle 100 alle 150 prestazioni ogni giorno. Sono i numeri totalizzati nel 2013 dal poliambulatorio e dal reparto odontoiatrico dei Fratelli di San Francesco a Milano. Un centro di assistenza medica a cui basta pagare 5 euro per accedere. «Abbiamo introdotto questa quota per responsabilizzare anche i malati: prima in molti fissavano gli appuntamenti e non si presentavano», spiega Silvia Furiosi, responsabile comunicazione dei Fratelli di San Francesco. Il centro, nato nel 1999, ha visto negli anni un forte aumento dell’utenza: tra 2012 e 2013, l’ultimo registrato, le richieste sono cresciute del 14 per cento. L’aumento degli italiani è ancora più consistente: più 30 per cento. È cambiata l’utenza con l’allargarsi delle fasce povere: da servizio solo per senza dimora e immigrati senza permesso di soggiorno, il centro ha aperto le porte anche a padri separati e ad anziani, che arrivano al centro attraverso i custodi sociali della Onlus. La medicina generale pesa per il 34,4 per cento del totale delle visite, a cui si aggiunge il 38 per cento di visite specialistiche e il 27,6 di visite odontoiatriche. «Diamo anche prestazioni di implantologia e siamo tra i pochi che lo fanno», spiega Furiosi. Sono le malattie parassitarie quelle più diffuse, secondo l’osservatorio del poliambulatorio dei Fratelli di San Francesco. Le cartelle cliniche però hanno sempre diversi fattori che aggravano la patologia del malato. A curare i malati sono medici in pensione che dopo anni di servizio nel pubblico hanno deciso di dedicarsi al volontariato. «Molti hanno anche esperienze all’estero, cosa che aiuta a parlare con i pazienti», conclude Furiosi.
Il poliambulatorio del Centro di solidarietà San Martino di Milano
Più della metà delle visite al Poliambulatorio del Centro di solidarietà San Martino sono presso la struttura odontoiatrica: sono 400 sulle 700 del 2013. È quanto emerge dai numeri del poliambulatorio del Centro di solidarietà San Martino, uno dei centri specializzati nella cura ai più poveri di Milano. «Ci si arriva per passaparola, in particolare dai centri come la casa del giovane e l’asilo Mariuccia», spiega il responsabile Carlo Michele Izzo. Rispetto allo scorso anno le richieste sono raddoppiate: «C’è sempre più bisogno, ma le nostre disponibilità sono limitate. Non riusciremo a curare più di quanto non facciamo oggi», commenta. Il problema è il personale disponibile: gli otto medici volontari non riescono a stare dietro a tutto. L’aumento delle richieste è soprattutto tra gli italiani. Fino allo scorso anno nessuno accedeva alla struttura, mentre nel 2013 il 20 per cento delle richieste è di poveri italiani. «Sono soprattutto carie e ascessi che curiamo, mentre non abbiamo la possibilità di mettere ponti, che ci costano troppo», continua Izzo. L’igiene orale è tra i problemi più frequenti che ricorrono tra i pazienti che non hanno soldi: «Non hanno nemmeno la cultura di farci attenzione e questo provoca poi delle complicazioni», conclude Izzo. La struttura, nata nel 1989, dopo il trasferimento nella nuova sede di via Cascini 20 ha perso parte dell’utenza. Poi, l’ultimo anno, c’è stato il boom delle richieste.

L’ambulatorio della comunità di Sant’Egidio di Roma
«Abbiamo riscontrato negli ultimi tempi un aumento di italiani che si rivolgono a noi - spiega Sandro Mancinelli, docente di Sanità pubblica all’Università Tor Vergata di Roma e responsabile dell’ambulatorio medico di Sant’Egidio -. Quello che ci chiedono sono soprattutto farmaci da banco, il paracetamolo per esempio, perché non hanno la possibilità di acquistarlo. Davanti a un problema serio, come una cardiopatia, magari fanno il sacrificio di comprare il farmaco o fare analisi accurate, anche perché in questi casi sono sostenuti dal sistema sanitario. Ma quando la patologia non è considerata grave si tende a trascurare e questo può creare problemi seri». Pur essendo il nostro un servizio sanitario concepito bene, secondo Mancinelli è proprio sul fronte dell’odontoiatria e della salute mentale che rivela i suoi aspetti più “farraginosi”. «Se voglio curarmi i denti col sistema pubblico sono pochi i posti dove posso andare a fare una cura canalare, per esempio. E per prendere un appuntamento ci vogliono mesi - aggiunge -. È normale che così il settore resti in mano al privato, ma è un problema per le tasche dei malati». Quello di Sant’Egidio è un ambulatorio medico aperto tre volte a settimana: il lunedì per gli stranieri, il martedì per gli italiani e il venerdì per i rom. «Tra gli italiani, accedono al nostro servizio in particolare i senza dimora o persone in una condizione di grave povertà - aggiunge -. Gli stranieri, invece, sono soprattutto persone giovani, che presentano malattie legate alla vita insana che fanno nel nostro Paese: dalle ulcere alle sciatalgie gravi, sintomi di un cattivo di stile di vita e dei lavori faticosi che sono costretti a fare». L’ambulatorio è inserito all’interno del centro di accoglienza di via Anicia. «Questo è importante - spiega Mancinelli - perché inserire queste persone in un contesto sociale più ampio può guarire più di mille medicine. Ma anche perché è necessario coordinare gli interventi. Nel caso della scabbia, malattia molto diffusa tra i senza dimora, non ci limitiamo a fornire le creme e le medicine per curarla ma diamo anche abiti e lenzuola puliti, stando attendi a sterilizzare i vecchi. Altrimenti la cura non avrebbe efficacia».

Il Camper del Medu a Roma e Firenze
Si muove per le strade di Roma e Firenze il Camper per i diritti di Medu (Medici per i diritti umani). «Il nostro progetto è rivolto in particolare ai senza fossa dimora - spiega Alberto Barbieri, responsabile dell’associazione -. I nostri utenti sono per la maggior parte migranti, rifugiati e richiedenti asilo, ma abbiamo anche pazienti italiani Il problema per tutti sono le spese sanitarie, un problema reale, perché spesso i nostri pazienti non hanno la possibilità di pagarsi il ticket e rinunciano alla cura. Oppure rinunciano alla cura perché i farmaci costano troppo». Anche in questo caso le patologie riscontrate sono soprattutto malattie della povertà: infezioni respiratorie acute per la vita all’addiaccio, ma anche problemi dermatologici legati a cattive condizioni igieniche. «Ci sono poi i problemi dentali gravi, carie diffuse e ascessi - aggiunge Barbieri -, ma le cure dentali sono costose e ormai anche per italiani è un lusso potervi accedere. Ormai la debolezza del Sistema sanitario la riscontriamo sempre più spesso, nella nostra funzione di “ponte” tra il disagio e gli ospedali. Ed è fenomeno che non ha ricadute solo sugli stranieri, che sono la nostra principale utenza, ma su tutti».

L’ambulatorio odontoiatrico dei Comboniani di Roma
Sempre ai migranti è rivolto l’ambulatorio odontoiatrico dell’associazione dei Comboniani, che a Roma fornisce circa duemila prestazioni l’anno a persone che vengono da 80 Paesi del mondo. «Siamo tutti volontari, dalla segretaria ai dentisti - spiega Giuseppe Teofili -. Le persone si rivolgono a noi perché hanno difficoltà ad accedere ad altre strutture, soprattutto per motivi burocratici. Questo è un problema che riguarda in particolare i migranti, nonostante l’abbassamento della soglia di povertà, infatti, gli italiani ancora la possibilità di accedere al Servizio sanitario che però andrebbe riprogrammato mettendo al centro la salute».

L’ambulatorio di Anteas di Centocelle (Roma)
Volontario è anche il servizio fornito a Centocelle dal primo ambulatorio infermieristico sociale del Lazio, un’iniziativa di Anteas rivolta ad anziani e immigranti, che non possono permettersi anche le prestazioni mediche più banali.

L’ambulatorio sociale di San Giorgio in Bosco (Padova)
L’ambulatorio sociale di San Giorgio in Bosco, nel Padovano, è stato inaugurato lo scorso settembre. La struttura, realizzata grazie alla collaborazione tra amministrazione comunale, Ulss 15 e l’associazione TerritorioeVita.org, si avvale della collaborazione di quindici medici specialisti in diversi ambiti, tra cui cinque primari. Dal giorno dell’apertura a oggi sono state dieci le persone che hanno avuto accesso alle cure. «Un dato in linea con le nostre aspettative - spiega l’assessore Fabio Miotti -, tenendo conto che siamo un piccolo comune di 6.300 abitanti e che non facciamo visite a chiunque, ma solo alle persone davvero bisognose». Gli utenti sono stati finora per lo più anziani, uomini e donne in egual misura.

FONTE: corriere.it

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