sabato 8 marzo 2014

Cannabis prescritta dai medici di famiglia: c’è il sì del governo


Ok alla legge abruzzese: uso terapeutico. La consulta aveva bocciato il passaggio sui dottori per le cure a domicilio

Venerdì il governo ha dato il via libera alla cannabis per uso terapeutico. Tecnicamente è andata così: il consiglio dei ministri non ha impugnato la legge regionale dell’Abruzzo che, approvata lo scorso gennaio, prevede l’erogazione su ricetta medica di farmaci a base di cannabinoidi. Ma tradotto in termini pratici quello di ieri del governo è un vero e proprio disco verde nazionale. 
Del resto è stato Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del consiglio a voler dire con chiarezza: «La decisione del governo su cannabis terapeutica è un grande passo in avanti umano, sanitario e giuridico». 


Il ruolo dei medici di base
Non c’è dubbio, perlomeno a vedere la legge al quale è stato data il via libera in Abruzzo. Qui viene previsto che l’uso della cannabis venga autorizzato gratuitamente sia per pazienti ricoverati in ospedale sia per pazienti che proseguano le cure a casa, grazie a ricette che possono essere redatte anche dai medici di base.I medici di base non hanno limiti (possono prescriverla fin quando ci sarà bisogno) per una serie di malattie che vanno dal glaucoma al tumore. 
Ma è proprio questa indicazione sui medici che sembrerebbe in contrasto con una sentenza della Corte costituzionale (la 141 del 20 giugno 20134). 


Le reazioni
L’Abruzzo, infatti, non è la prima Regione che legifera in materia di uso terapeutico della cannabis e per ben due volte il governo (sempre l’esecutivo guidato da Monti) aveva impugnato le leggi, in particolare quella del Veneto e della Liguria. Ed è la sentenza che riguarda la Liguria che più avrebbe potuto sbarrare la strada all’Abruzzo, lì dove dice che una norma che «indica i medici specialistici abilitati a prescrivere i farmaci cannabinoidi e definendo le relative indicazioni terapeutiche interferisce con le competenze dello Stato». Ovvero la Consulta ha sollevato un problema di Titolo V e di agenzia del farmaco che ieri il consiglio dei ministri ha superato con uno slancio e con la benedizione di uno fra i più acerrimi nemici della cannabis, Carlo Giovanardi (Ncd): «È una legge in sintonia con la legislazione nazionale in vigore che ammette la cannabis per ragioni curative dietro presentazione della ricetta medica. Ed ha fatto il bene il governo a non impugnarla». 
Non dello stesso parere il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri (Forza Italia): «Io non ho problemi diplomatici di maggioranza e dico quello che penso: questa storia di far passare la cannabis come terapia è soltanto per regalarle un aurea di positività. E poi questa metodologia contrasta con la Costituzione: un farmaco non può essere tale in Abruzzo e non in Calabria». 
Esultano a sinistra (in Abruzzo la legge è stata presentata da Prc) e per tutti il deputato di Sel Daniele Farina: «Nel mondo la tendenza è legalizzare il consumo e la vendita, sia per fini terapeutici sia ricreativi. L’Italia, che su questo è in ritardo, non perda anche questo treno. Mi auguro che la Camera approvi la modifica della legge sugli stupefacenti, il cui iter riprende la prossima settimana in Commissione Giustizia, nel più breve tempo possibile consentendo l’uso terapeutico, quello ricreativo, ma soprattutto la possibilità per i malati di coltivarla per uso personale». 

FONTE: Alessandra Arachi (corriere.it)

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