giovedì 6 marzo 2014

“Curata” una bimba sieropositiva Nuove speranze nella lotta all’Aids


L’annuncio di un’equipe Usa: 11 mesi dopo le cure antiretrovirali non c’è più traccia dell’infezione. I ricercatori: «Ma ora è sbagliato parlare di guarigione»

Una bimba nata con l’Hiv e curata da subito con antiretrovirali, 11 mesi dopo non mostra più alcuna traccia di infezione. Lo hanno annunciato ricercatori statunitensi ed il caso è il secondo che fa sperare in una remissione della malattia quando curata precocemente. 

I medici hanno dato farmaci alla piccola appena quattro ore dopo la sua nascita da una madre sieropositiva e che non si curava e non hanno mai interrotto il trattamento, ha spiegato Yvonne Bryson, professore di pediatria presso la facoltà di medicina dell’Università della California a Los Angeles, uno dei consulenti che ha partecipato alla cura della piccola. I risultati sono stati presentati alla 21° Conferenza sui Retrovirus e le Infezioni Opportunistiche (CROI 2014) che si svolge a Boston.  

Audra Deveikis, pediatra al reparto di malattie infettive del Miller Children’s Hospital Long Beach, dove la piccola è nata, le fece il test e cominciò a darle alte dosi del farmaco ancor prima di avere i risultati (il fato che fosse nata da una madre che non si curava rendeva altamente probabile il contagio). La cura iniziò appena poche ore dopo la sua nascita e poi i risultati, arrivati qualche giorno dopo, furono positivi. «Quel che è stato più notevole con questa bambina è stata la rapidità con cui il virus è sparito: i test del Dna erano negativi quando aveva sei giorni e sono rimasti tali», ha spiegato il dottor Bryson, precisando che il piccolo è ancora in trattamento antiretrovirale. «In questa fase non si può ancora parlare di guarigione, ma di remissione. E l’unico modo per scoprirlo sarebbe interrompere il trattamento antiretrovirale». 

Il primo caso di un neonato Hiv-positivo apparentemente guarito dopo esser stato trattato subito dopo la nascita con farmaci anti-retrovirali è stato annunciato nel marzo 2013: anche in quel caso si trattava di una bambina, nata in Mississippi, e alla quale i farmaci sono stati somministrati 30 ore dopo la nascita.

FONTE: lastampa.it

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