lunedì 24 marzo 2014

L’elogio della pennichella: bastano sei minuti per risvegliarsi riposati

Il sonnellino pomeridiano stimola la memoria, i tempi di reazione e la produttività. Il riposo aumenta la produttività lavorativa e persino evitare incidenti.

Forse non tutti sanno che alcuni dei più gravi incidenti passati alla storia sono da addebitarsi alla mancanza di sonno, che causa una pericolosa distorsione della capacità percettiva e un abbassamento della soglia di attenzione. Fu così per la Exxon Valdez, che nel 1989 si incagliò in una scogliera dello stretto di Prince per colpa (anche) delle poche ore di sonno di chi dirigeva le manovre. Ma anche a Chernobyl e nel disastro dello Space Shuttle Challenger sembra che la mancanza di sonno abbia giocato un ruolo importante nel determinare, accelerare e amplificare, quell’errore umano sempre possibile, ma sicuramente più probabile nel caso di mancanza di riposo. Eppure secondo gli studi sarebbe bastato un riposino.

La regola dei novanta minuti

«Il riposino può persino salvarti la vita»: è una delle frasi di Richard Wiseman, autore di un lungo articolo su questo tema che nel suo ultimo libro «Night School» (in uscita il 27 marzo) dedicato al sonno, ai sogni e ai poteri magici del nap (riposino) spiega le tecniche e la giusta durata di un giusto riposo, elencandone gli innumerevoli vantaggi. Secondo Wiseman, essendo il sonno naturalmente diviso in cicli da 90 minuti a cui corrispondono le sue varie fasi, sarebbe innanzitutto ideale impostare la sveglia in modo che termini in corrispondenza di una di questa fasi. Oltre alla regola dei novanta minuti, Richard Wiseman sottolinea poi i poteri di un riposo diurno, anche di breve durata: bastano sei minuti.

Elogio del riposino

Uno studio dell’Università di Harvard ha recentemente dimostrato come una siesta di una trentina di minuti sia in grado di tagliare del 37 per cento i rischi di attacco cardiaco. Un ulteriore studio dell’Università di Dusseldorf, risalente al 2008, individuava le prodigiose proprietà della pennichella in termini di potenziamento della memoria e una ricerca della Nasa evidenzia come i piloti che fanno un riposino di 25 minuti (si spera con la sostituzione del co-pilota) siano il 35 per cento più pronti nei riflessi. Nel 2009 inoltre Kimberly Cote, della Brock University canadese, ha diretto uno studio che ha aggregato i risultati di precedenti ricerche, arrivando alla conclusione che poco è comunque meglio di niente e a volte basta anche una mini siesta per potenziare i tempi di reazione e regalare all’umore un raggio di sole. Infine i ricercatori del College of the Holy Cross del Massachusetts hanno voluto studiare il link tra profitto degli studenti e ore di sonno per scoprire che i migliori allievi fruivano quotidianamente e mediamente di una trentina di minuti di sonno in più.

C’era una volta la pennichella

Non troppi decenni fa i signori (meno le signore) usavano ritirarsi dopo il pranzo (che non si chiamava lunch e comprendeva pastasciutta, secondo e frutta), per schiacciare un sonnellino pomeridiano in attesa del rientro in ufficio. Erano ancora i tempi in cui tutto scorreva più lentamente, in cui si pranzava con la famiglia riunita, i bambini uscivano da scuola a mezzogiorno e ci si concedeva persino la pennichella. Poi è diventata demodè e soprattutto decisamente impraticabile in un mondo che corre veloce, troppo veloce. Ma la verità è che il riposino pomeridiano ha delle proprietà miracolose: poche decine di minuti di sonno possono salvare la vita, impedire incidenti e regalare una meravigliosa sensazione ristoratrice.

Le ricerche sul sonno

Sarà che la società ha iniziato a diventare troppo frettolosa e a dormire poco, fatto sta che a un certo punto i ricercatori hanno iniziato a studiare le conseguenze nefaste della deprivazione del riposo. Iniziando dai ratti. Uno dei primi studi su questo tema fu promosso dagli studiosi dell’Università di Chicago e fotografò spietatamente, in un esperimento su cavie, lo scenario che si può verificare se un organismo viene privato delle necessarie ore di sonno. I topi deprivati (attraverso un meccanismo a dir poco sadico) morirono tutti dopo aver iniziato a perdere velocemente peso, nonostante l’abbondanza di cibo. Un’altra pietra miliare delle ricerche sul ciclo circadiano è stata posta da Gregory Belenky e dai suoi colleghi dello Sleep And Performance Research Centre della Washington State University, arrivando anche in questo caso alla conclusione che lo scarso riposo può essere pericoloso in termini di disattenzione e mancanza di concentrazione. E ancora i ricercatori dello University College London hanno trascorso vent’anni a studiare un campione di 10 mila persone, pubblicando le loro conclusioni nel 2007 in uno studio che sanciva, per coloro a cui mancavano due o più ore di riposo, un rischio di morte prematura duplicato. Insomma, bisognerebbe creare una cultura tale per cui se si salta il riposino ci si sente un po’ in colpa nei confronti di sé stessi. E poi avere una guida pratica sulla siesta, ormai semi sconosciuta ai più: sono importanti i minuti, ma è anche importante azzeccare il nap time (l’ora del riposo) a seconda dell’ora in cui ci si è svegliati. Per una normale sveglia mattutina delle sette, l’ora della siesta consigliata è intorno alle 14, mentre se ci si è svegliati alle 9 il consiglio è di ritirarsi verso le 15.

FONTE: Emanuela Di Pasqua (corriere.it)

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