domenica 27 aprile 2014

"Abbiamo trasformato l'acqua marina in carburante"

"Abbiamo trasformato l'acqua marina in carburante"

Test positivo operazione riuscita agli scienziati della Us Navy. E' un progetto su cui stanno lavorando da nove anni, ma ne serviranno almeno altri dieci per la produzione a bordo

Un sogno che presto potrebbe diventare realtà: trasformare l'acqua di mare in carburante. E' l'operazione riuscita in laboratorio agli scienziati della marina militare americana, che sperano in futuro di diminuire la dipendenza degli stati uniti dal petrolio e rendere anche le navi più ecosostenibili. L'idea di partenza è semplice: gli idrocarburi sono composti da carbonio e idrogeno, presenti in grande quantità nell'acqua del mare. Catturando il biossido di carbonio (CO2) e l'idrogeno contenuti nell'oceano, è possibile produrre un cherosene utilizzabile nei motori di navi e aerei. I ricercatori del Naval Research Laboratory hanno dimostrato la fattibilità del progetto, riuscendo a far volare con il nuovo carburante un aeromodello. "E' una tappa enorme", ha commentato il viceammiraglio Philip Cullom. 

La Marina militare americana nel 2011 ha consumato quasi due milioni di tonnellate di carburante. La trasformazione dell'acqua di mare in cherosene potrebbe costare tra i 3 e i 6 dollari al gallone (3,8 litri), secondo i ricercatori, al lavoro sul progetto da nove anni. "Per la prima volta - ha commentato la ricercatrice Heather Willauer - siamo stati capaci di mettere a punto una tecnologia per catturare in modo simultaneo la CO2 e l'idrogeno contenuti nell'acqua di mare, facendone un carburante liquido. E' un passaggio molto importante". Il carburante ottenuto è molto simile al cherosene convenzionale, anche nell'odore, e il grande vantaggio è che può essere utilizzato già con i motori di navi e aerei attualmente in commercio.

Al momento, la produzione di questo carburante è limitata a piccole quantità in laboratorio. Il potenziale profitto del progetto deriva dalla capacità di produrre scorte di carburante direttamente in mare, riducendo la logistica, gli oneri ambientali e rafforzando di conseguenza la sicurezza e l'indipendenza energetica della marina. I ricercatori hanno comunque già spento i facili entusiasmi: serviranno almeno altri dieci anni prima che le navi americane siano in grado di produrre a bordo il carburante di cui hanno bisogno.

FONTE: repubblica.it

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