mercoledì 9 aprile 2014

Antidolorifici e antinfiammatori aumentano il rischio di ictus


L’uso di antidolorifici e antinfiammatori (FANS) è stato collegato a un elevato rischio di fibrillazione atriale, il battito cardiaco irregolare a sua volta correlato a insufficienza cardiaca, ictus e ridotta aspettativa di vita, in particolare nelle persone anziane

L’uso di antidolorifici e antinfiammatori non-steroidei (o FANS), un tipo di farmaco sempre più diffuso e utilizzato, è stato collegato a un elevato rischio di sviluppare un battito cardiaco irregolare, o fibrillazione atriale. Questa condizione è a sua volta collegata all’esordio di insufficienza cardiaca, ictus e, più in generale, a una ridotta aspettativa di vita.
Questa condizione, secondo un nuovo studio pubblicato sulla versione online del British Medical Journal (BMJ) Open, si mostra con più evidenza nelle persone anziane.

I ricercatori si sono basati su una precedente ricerca che indicava nell’uso dei FANS un aumento significativo del rischio di problemi cardiovascolari, tra cui l’infarto. Così, per valutare l’impatto dell’uso di antidolorifici e antinfiammatori sulla salute di cuore e arterie, gli autori hanno preso in esame i dati relativi a 8.423 persone di età superiore ai 55 anni che facevano parte del “Rotterdam Study”, uno studio olandese che tracciava lo sviluppo e lo stato di salute della popolazione.

Per mezzo di esami e registrazioni della salute del cuore tramite elettrocardiogramma (ECG), i ricercatori hanno rilevato i nuovi casi di fibrillazione atriale. Allo stesso tempo hanno raccolto i nomi dei farmaci prescritti ai partecipanti grazie ai dati memorizzati dalle farmacie che collaborano al progetto di ricerca.
L’età media dei partecipanti allo studio era di 68,5 anni, più della metà di essi (il 58%) erano donne e il periodo di monitoraggio è durato poco meno di 13 anni.

Durante il periodo di follow-up, 857 degli 8.423 partecipanti hanno sviluppato la fibrillazione atriale. Di questi casi, 261 non avevano mai assunto farmaci FANS quando hanno ottenuto la diagnosi, mentre 554 di essi avevano usato i FANS in passato. Infine, 42 partecipanti li stavano attualmente utilizzando.
L’uso corrente di farmaci antinfiammatori non-steroidei è stato associato con un 76% in più di rischio di fibrillazione atriale, rispetto a chi non li utilizza. L’elevato rischio rimaneva anche dopo aver preso in considerazione altri fattori di rischio, come l’età, il sesso, e sottostanti problemi cardiovascolari.

Il rischio di fibrillazione atriale, già di per sé molto alto, aumentava addirittura all’84% se l’uso di FANS era recente: entro i 30 giorni precedenti. Sebbene l’uso in dosi più elevate fosse poi associato a un ulteriore aumento del rischio, la tendenza non era statisticamente significativa.
Gli scienziati ritengono che i FANS possono contribuire allo sviluppo della fibrillazione atriale perché inibiscono la produzione dell’enzima cicloossigenasi, che può aumentare la pressione sanguigna a causa della ritenzione di liquidi. Tuttavia, anche un’infiammazione sottostante, che può essere alla base dell’uso di FANS potrebbe essere indicativa dell’aumento del rischio di fibrillazione atriale.

Quello che è apparso chiaro ai ricercatori è che qualunque sia la spiegazione del legame tra FANS e fibrillazione atriale, «il meccanismo di fondo dietro questa associazione merita ulteriore attenzione».
In ogni caso, se non strettamente indispensabili, andiamoci piano con l’assumere antidolorifici e antinfiammatori FANS. 

FONTE: lastampa.it

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