martedì 29 aprile 2014

L’aneurisma dell’aorta addominale

Quando compare un dolore violento alla parte bassa della schiena e al ventre non c’è tempo da perdere : la dilatazione di una grande arteria a rischio di rottura

L’aneurisma dell’aorta addominale è una dilatazione permanente di quest’arteria, che ne indebolisce la struttura, e la cui rottura causa almeno 6 mila morti in Italia. Più del 50% di chi ne è colpito non arriva neppure in ospedale e solo circa il 50-60% di chi è operato in urgenza riesce a salvarsi. Se invece si riesce a programmare un’operazione preventiva la mortalità cala drasticamente. «Le cause dell’aneurisma dell’aorta addominale non sono chiare — spiega Bruno Palmieri, responsabile del Centro di Riferimento per la chirurgia dell’aorta dell’Ospedale Niguarda di Milano — ma questa malattia dei vasi arteriosi è più comune in chi soffre di arteriosclerosi. Non solo, esistono alcune malattie degenerative della parete aortica, come la sindrome di Marfan, quella di Ehler-Danlos e altre malattie del connettivo, che favoriscono lo sviluppo di queste dilatazioni».


Come si riconoscono?
«In rari casi è possibile palpare al centro dell’addome una massa pulsante. Purtroppo, però, in oltre il 90% dei casi, non esistono campanelli d’allarme, fino a quando l’aneurisma è intatto. La comparsa di dolori addominali o disturbi legati a embolie periferiche, dovute al distacco di piccoli trombi dalla sacca aneurismatica, preludono a un’imminente rottura. Infine, quando il dolore diventa molto violento alla parte bassa della schiena e all’addome è possibile che la rottura stia avvenendo o sia già evidente, e quindi non c’è tempo da perdere, bisogna andare in ospedale immediatamente». 


Che cosa si può fare?
«Gli aneurismi dell’aorta addominale possono essere trattati con una terapia medica, basata sul controllo dell’ipertensione, dell’ipercolesterolemia e il monitoraggio ecografico ogni 6-12 mesi, quando sono di piccole dimensioni (meno di 5 cm), ma quelli con un diametro superiore o in rapido accrescimento devono essere trattati chirurgicamente, per prevenire la rottura. In linea generale il rischio di rottura è tanto più alto quanto è più grande l’aneurisma, ma ciò non significa che aneurismi piccoli non possano rompersi, soprattutto se hanno particolari caratteristiche morfologiche. Il rischio di rottura di un aneurisma con dimensioni comprese tra i 4 e i 5 centimetri si aggira intorno all’1% all’anno. Le attuali possibilità tecniche di correzione preventiva dell’aneurisma sono due: l’approccio chirurgico tradizionale a cielo aperto e il trattamento endovascolare, meno invasivo. Entrambi offrono ottimi risultati sia immediati sia a distanza. Sono, però, gravati da una certa mortalità operatoria, compresa tra 2-5 % per la chirurgia aperta e tra lo 0,7-1,5 % per la tecnica endovascolare. Nella scelta tra i due approcci si deve tener conto delle caratteristiche anatomiche dell’aneurisma, ma anche dell’età, delle condizioni di salute generale: ad esempio, una cardiopatia o un’insufficienza respiratoria associata, possono aggravare il rischio chirurgico e quindi la sua capacità di sopportare un’operazione più o meno invasiva».

FONTE: corriere.it

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