mercoledì 23 aprile 2014

Tempi e metodi per conservare il cordone ombelicale



A cura di: www.cellulestaminalicordoneombelicale.it

Conservare le cellule staminali del cordone ombelicale: ad oggi sono ancora molte le mamme che non si sentono preparate sull’argomento. Non sanno perché è utile farlo, né tantomeno come farlo. Ma conservare il cordone ombelicale (o, per utilizzare un’espressione più corretta, conservare le cellule staminali cordonali) è una scelta importante e molto più semplice di come appare.
L’importanza del cordone ombelicale, oltre a quella relativa alla sua primaria funzione di organo di scambio nutritivo ed ematico tra madre e bambino nel corso della gravidanza, è data dal fatto che, al momento della nascita del bambino, esso contiene preziose cellule staminali che si possono facilmente prelevare, conservare ed utilizzare poi per il trattamento di più di ottanta malattie, tra cui leucemie, linfomi ed anemie. L’efficacia dell’utilizzo delle cellule staminali per la cura di tali malattie è ormai conclamata ed è confermata anche dal Ministero della Salute italiano, come dimostra il decreto approvato il 18 novembre 2009.
Ma come si conservano? È possibile scegliere di donare le staminali del cordone al sistema pubblico, rinunciando alla proprietà sul campione, oppure è possibile scegliere di conservare privatamente le staminali cordonali raccolte al momento della nascita, mantenendo il campione a disposizione del bambino e della famiglia in caso di necessità. In questo secondo caso, la prima mossa da compiere è la scelta della biobanca a cui fare affidamento; una scelta che si deve compiere valutando la qualità della struttura, considerando le certificazioni internazionali ottenute, il numero di campioni conservati nonché il numero di trapianti fino a quel momento effettuati con campioni conservati presso quella biobanca. Questo perché il trapianto potrà avvenire ed avere esito positivo solo se i campioni di staminali sono stati conservati in modo corretto.  
Dopo aver scelto la biobanca di riferimento, si passa poi ai primi esami da effettuare, tra cui gli esami del sangue della mamma un mese prima della data prevista per il parto; la fase successiva è rappresentata dalla domanda di nulla osta all’esportazione, un’autorizzazione che dovrà essere richiesta dalla famiglia alla direzione sanitaria dell’ospedale dove avverrà il parto. Tale documento è previsto dalla legge italiana, che lo individua come indispensabile per portare a termine la procedura di conservazione privata di cellule staminali; una procedura che le famiglie, secondo la legge italiana, possono svolgere unicamente affidandosi a strutture con sede all’estero. La compilazione di alcuni moduli e un breve colloquio volto a verificare le conoscenze della famiglia sul tema è tutto ciò che occorre per completare la procedura burocratica necessaria e poi passare alla fase successiva.
A questo punto sarà la biobanca a doversi muovere, facendo arrivare a casa della futura mamma un contenitore con tutto ciò che occorre per effettuare il prelievo di sangue del cordone ombelicale il giorno del parto. Sarà proprio la mamma a portare con sé in ospedale al momento del parto questo kit di raccolta, affinché il personale medico o ostetrico che la assisterà possa effettuare il prelievo.
Una volta che il parto avrà avuto luogo e con esso anche il prelievo, la famiglia potrà contattare la propria biobanca che organizzerà prima il celere ritiro del kit presso l’ospedale dove è avvenuto il parto e poi la consegna al laboratorio che dovrà effettuare le analisi. A questo punto sarà il laboratorio a doversi occupare della verifica del campione di sangue prelevato dal cordone ombelicale, controllando, attraverso un’attenta valutazione di parametri essenziali quali la vitalità delle cellule, che il campione sia idoneo alla conservazione.
Terminati i controlli, il campione verrà conservato in speciali biocontainer e la biobanca invierà alla famiglia un certificato di crioconservazione. Nel biocontainer le cellule si conservano ad una temperatura costante di -196°C, temperatura che consente di mantenerlo inalterato negli anni.
E se in futuro il bambino o un altro componente della famiglia dovesse avere bisogno di tali cellule, il campione potrà essere trasferito in Italia, dopo aver ottenuto un’autorizzazione alla importazione da parte del Ministero della Salute.
                                                                                       
Per ulteriori informazioni: www.cellulestaminalicordoneombelicale.it

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