mercoledì 20 agosto 2014

Ebola, aglio e capsule d’argento La truffa dei farmaci venduti online

Si moltiplicano le offerte in Rete di medicinali che promettono la guarigione dalla febbre emorragica: l’allarme della Food and Drug Administration

Ebola si presta anche alle truffe. Il mix di paura e speranza che si scatena quando esplodono epidemie, offre ai “venditori di fumo” facile presa sulla popolazione. Soprattutto online. È accaduto con l’aviaria, con la Sars, con la nuova influenza. Ogni volta che non ci sono vaccini o farmaci disponibili, scatta la sindrome del credulone. Si parla di aviaria e non si mangia più pollo, di suina e via dalle tavole il maiale, e online si comincia a vendere di tutto. Già accade per i tumori con il veleno dello scorpione blu o con prodotti naturali miracolistici, con rimedi stregoneschi per virus e batteri. Fino all’aglio per Ebola, giocando sul parallelismo vampiri-Dracula. I vampiri africani sono i principali trasmettitori del virus, pur non ammalandosi, attraverso la carne di animali da loro feriti o attraverso la frutta che amano smozzicare (mai mangiare frutta non integra nelle zone dell’epidemia).

L’allarme dalla Fda

L’allarme mercato parallelo sul web è partito dalla Food and drug administration (Fda), l’agenzia statunitense che regola farmaci e cibi, che ha diramato un avviso ai consumatori contro la nuova “truffa” sanitaria. La promessa è curare quest’infezione emorragica per la qual al momento non esistono rimedi, a parte la promettente cura sperimentale somministrata finora a poche persone. Si promette la cura, nemmeno la prevenzione. Supplementi dietetici, nanocapsule d’argento e sostanze non meglio identificate sono tra i prodotti spacciati su internet quali toccasana garantiti. Da chi non è chiaro, ma garantiti. In realtà sono falsi, inefficaci o, qualora ipoteticamente promettenti, privi di ogni verifica scientifica.

Nanocapsule d’argento

Da quando è scoppiata l’epidemia di Ebola in Africa occidentale sono diversi i reclami ricevuti dall’Fda su vari rimedi. C’è per esempio la dottoressa Rima Laibow della Natural solutions foundation che ha scritto una lettera lo scorso luglio ai rappresentanti dei vari Stati africani coinvolti dall’epidemia e pubblicato un video su Youtube, in cui sostiene che delle nanocapsule d’argento da loro sviluppate possono curare Ebola, e che l’epidemia in realtà fa parte di un piano globale di riduzione della popolazione mondiale. Questo integratore non è però stato testato da alcuna agenzia regolatoria, può essere tossico ed è in vendita sul sito della fondazione insieme a olio di canapa e cioccolato.

La sostanza «miracolosa»

Altra sostanza spacciata come miracolosa: la monolaurina, derivata dal latte dei mammiferi. Chi la vende assicura una difesa contro tutti i ceppi di influenza, un’arma che uccide tutti i batteri cattivi e ben 14 virus, assorbendo le molecole di grasso che compongono batteri e virus. Compreso quello di Ebola. È economico, facile da prendere e, secondo il sito che lo vende, la sua efficacia sarebbe documentata da centinaia di studi. Peccato che, come chiarisce l’Fda, sono fantomatici o non proprio scientifici. L’Fda ripete ossessivamente: «Attualmente non ci sono vaccini da noi approvati o farmaci in grado di prevenire o trattare Ebola. Anche se alcuni vaccini e farmaci sperimentali sono in via di sviluppo, si tratta di prodotti ai primi stadi, ancora non testati pienamente quanto a sicurezza ed efficacia e le cui scorte sono molto limitate». Non ci sono «vaccini approvati, farmaci o prodotti sperimentali – continua l’Fda - specifici per Ebola e disponibili per l’acquisto su internet. Per legge, i supplementi dietetici non possono essere reclamizzati come trattamenti preventivi o curativi della malattia».

Come viene prodotto ZMapp

Chi promuove questi prodotti, non approvati e fraudolenti, deve subito correggere o rimuovere le asserzioni di efficacia, altrimenti «l’Fda prenderà provvedimenti – conclude - e qualsiasi consumatore trovi questi prodotti è invitato a segnalarli». E’, invece vero, che occorrono le foglie di tabacco per sviluppare il farmaco sperimentale anti-Ebola potenzialmente salva-vita. Quello con cui sono stati trattati i due operatori sanitari americani che hanno contratto la malattia mortale. Il medicinale si chiama ZMapp ed è stato messo a punto dalla piccola azienda biotech californiana Mapp Biopharmaceutical. Gli unici test finora sono stati effettuati sulle scimmie, ma i rapporti della sperimentazione affermano di aver riscontrato miglioramenti nelle cavie. Il farmaco è un cocktail di 3 anticorpi che inattiverebbero il virus. Viene prodotto utilizzando piante di tabacco della Kentucky Bioprocessing, parte del gigante del tabacco Reynolds American. Un tabacco Ogm in grado di produrre gli anticorpi che, data la loro “origine verde”, sono stati soprannominati “planticorpi”. Secondo gli esperti, il bioreattore verde tabacco è un buon veicolo per gli anticorpi, è meno costoso rispetto alla coltura cellulare e può produrre grandi quantità di prodotto. Il processo di sviluppo dello ZMapp (questo il nome del medicinale con i tre “planticorpi”) prevede l’introduzione di un gene in un virus vettore che infetta la pianta di tabacco, inducendola a produrre la proteina (anticorpo) codificata dal gene aggiunto. Le foglie della pianta possono essere poi raccolte appena una settimana dopo per raccogliere l’anticorpo. Il processo di sviluppo completo del farmaco è però molto più lungo. La Mapp Biopharmaceutical di San Diego è una minuscola società, sconosciuta ai più, ma con rapporti con il Pentagono. In particolare con l’azienda texana Caliber Biotherapeutics, nata con fondi del Pentagono per rispondere al bioterrorismo e altre minacce biologiche. Mapp è specializzata nell’utilizzo di coltivazioni agricole per produrre proteine del sistema immunitario con l’obiettivo di curare malati. Il suo approccio è definito «immunoterapia passiva», perché si limita a fornire anticorpi al paziente. Oggi ha solo nove dipendenti e vive di finanziamenti e contratti governativi. A parte ZMapp, ci sono allo studio altri tre farmaci e due vaccini. Tutti allo studio con contributi del dipartimento della Difesa Usa, perché il virus Ebola è considerato una potenziale arma bioterroristica. Finora tutti questi prodotti hanno dato buoni risultati nei test sugli animali e potrebbero entrare velocemente nella fase clinica.

Farmaci e vaccini anti Ebola

In realtà, le aziende stavano studiandoli a rilento non essendoci un vero e proprio interesse di mercato (l’Africa è povera e si muore già per tante altre cause, in primis la malnutrizione). L’impulso a tirarli fuori dai cassetti è venuto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sorpresa dagli sviluppi di quest’ultima epidemia di Ebola. Quali sono questi farmaci? Già detto di ZMapp, usato su due volontari statunitensi (un medico e una missionaria) rimpatriati dopo l’infezione e su un prete spagnolo (che però è morto). I due americani sono invece migliorati (sono in isolamento ad Atlanta da fine luglio) e meglio stanno anche tre medici liberiani trattati con la triade di anticorpi. Una seconda cura si basa su piccoli frammenti di Rna che si legano al virus impedendogli la replicazione. Questa cura era entrata nella fase dei test sull’uomo, ma l’Fda l’ha interrotta per la comparsa di alcuni effetti collaterali. Ora l’agenzia statunitense ha eliminato in parte il blocco. Scimmie trattate con il farmaco dopo l’infezione hanno mostrato un tasso di guarigione dell’82% se curate entro le prime 48 ore dall’infezione. Un terzo farmaco, simile al secondo, è sviluppato dalla statunitense Sarepta ed è già all’inizio della fase di sperimentazione sull’uomo. E anche l’italiano Giorgio Palù, virologo dell’università di Padova, sta studiando un possibile farmaco (il quarto), per ora sugli animali. I vaccini, invece, sarebbero due. Uno ancora misterioso. Quello più avanzato è prodotto dalla Profectus BioSciences, ha dato risultati soddisfacenti sulle scimmie, ma non è mai stato sperimentato sull’uomo. Una versione simile, messa a punto da ricercatori universitari canadesi, è stata usata nel 2009 per una ricercatrice che si era punta con una siringa contenente il virus, che non si è infettata. Pochi giorni fa, infine, gli Nih (gli Istituti americani di medicina pubblica) hanno annunciato l’avvio di un proprio studio sull’uomo di un vaccino a settembre. Non è chiaro se si tratta dello stesso che l’Oms ha deciso di testare, prodotto dalla multinazionale Gsk. Drammatico, infine, l’ultimo bollettino dell’Oms sull’epidemia: nei 4 paesi colpiti si contano 1.251 morti su 2.270 casi accertati.

FONTE: Mario Pappagallo (corriere.it)

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