lunedì 1 settembre 2014

Cuore più protetto, 20% di morti in meno: nuova molecola cura lo scompenso cardiaco



Cuore protetto e meno morti. Una nuova arma, più efficace e con scarsi e dominabili effetti collaterali, per combattere lo scompenso cardiaco. La molecola innovativa, che per ora è solo una sigla (LCZ696), si è rivelata fondamentale per  ridurre del 20 per cento il numero di vittime di una patologia cardiaca la cui evoluzione è spesso fatale. Caratterizzato dalla progressiva incapacità del cuore a pompare sangue nell'organismo, lo scompenso presenta sintomi progressivamente invalidanti, dalla dispnea all'affaticamento, alla ritenzione di liquidi, fino all'impossibilità a svolgere le comuni attività quotidiane. 

La validità del nuovo farmaco (prodotto dalla Novartis e, secondo le previsioni, in commercio in Italia entro il 2015) è stata dimostrata dallo studio Paradigm-Hf, il più ampio condotto sullo scompenso cardiaco e interrotto precocemente a marzo scorso, proprio perché ritenuto vincente nei confronti di un altro farmaco, l'enalapril. I risultati sono stati presentati stamattina, nella conferenza introduttiva del congresso dell'European Society of Cardiology in corso a Barcellona fino a mercoledì prossimo. Per la ricerca sono stati arruolati 8442 pazienti in 44 centri tra cui l'Italia, con l'obbiettivo di verificare se LCZ696 fosse in grado di aumentare la sopravvivenza oltre i limiti raggiunti dall'enalapril appunto, un Ace-inibitore, attualmente farmaco chiave per il trattamento dello scompenso cardiaco. Il comitato scientifico che ha coordinato lo studio, ha confermato per i soggetti a cui è stata somministrata la molecola, ridotte probabilità di morte per cause cardiovascolari.

"Dall'analisi dei risultati emerge che ci si trova con una vita salvata in più ogni 32 pazienti trattati. In dieci anni è la migliore situazione raggiunta", premette Michele Senni, direttore di Cardiologia I all'ospedale Giovanni XXIIIesimo di Bergamo e coordinatore per l'Italia del Paradigm Hf che è stato pubblicato oggi sul New England Journal of Medicine. Secondo gli autori del trial, "il nuovo farmaco potrebbe a breve sostituire gli Ace-inibitori dopo 25 anni di utilizzo. L'Italia la confezionerà per tutto il mondo", nello stabilimento di Torre Annunziata (Napoli). 

Ma come agisce LCZ696? Capostipite di una nuova classe farmacologica, si esplica su due fronti, spiega Senni: "Da un lato interviene sul sistema renina-angiotensina, dall'altro incrementa la produzione degli ormoni natriuretici fabbricati dal cuore che non è solo una pompa, ma è anche una ghiandola". Formulato in compresse, si assume due volte al giorno. Sarà l'unico farmaco per lo scompenso? "No, va abbinato a beta-bloccanti e antialdosteronici", risponde lo specialista, "ma in futuro potrebbe scalzare gli Ace-inibitori". Per Milton Packer dell'University of Texas Southwestern Medical center di Dallas che con John McMurray (Glasgow) ha guidato lo studio interrotto in anticipo, per i pazienti e per i cardiologi si tratta di "una rivoluzione" frutto di risultati di "straordinaria potenza". Lo scompenso cardiaco è sempre più diffuso (anche per l'aumento della vita media e dei progressi scientifici): sono oltre 26 milioni le persone negli Usa e in Europa affette dalla malattia che  costa ogni anno 108 miliardi di dollari, cifra destinata a raddoppiare entro il 2030.

FONTE: Giuseppe Del Bello (repubblica.it)

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