sabato 20 settembre 2014

Ebola, l’infermiere inglese guarito vola negli Usa per salvare un collega

Will Pooley (Epa)


Will Pooley è stato trattato col farmaco sperimentale Zmapp. Il Parlamento europeo: «Epidemia sottovalutata, l’Onu mandi una forza militare». Nuovo bilancio: 2.622 morti

Una delle speranze contro Ebola è l’uso del sangue di pazienti guariti per «stimolare» la risposta immunitaria nei malati. Ed è proprio ciò che si accinge a fare Will Pooley, l’infermiere inglese trattato con il farmaco sperimentale Zmapp. Pooley - dimesso dal Royal Free Hospital di Londra due settimane fa - è in viaggio verso Atlanta, negli Stati Uniti, per donare il suo sangue a un collega americano che ha lavorato con lui in Sierra Leone e che ha contratto il virus, di cui non è stata resa nota l’identità. Il Foreign Office inglese gli ha rilasciato un passaporto di emergenza, dal momento che il suo, insieme ad altri effetti personali, era stato incenerito per precauzione. Il sangue di Pooley è prezioso, perché contiene anticorpi naturali che possono proteggere dalla malattia. «Stiamo valutando tutte le opzioni terapeutiche possibili - spiega Aneesh Mehta, uno dei cinque medici dell’unità speciale che ad Atlanta si occupa di malattie infettive -. Crediamo che cure di sostegno, che consentano all’organismo di guarire se stesso, siano la terapia base». Il viaggio di Pooley è stato pagato dall’Organizzazione mondiale della sanità. Sta lottando contro Ebola anche una volontaria francese di Medici senza frontiere: la donna, impegnata in Liberia, sarà rimpatriata giovedì sera e ricoverata nell’ospedale militare di Saint-Mandé, alle porte di Parigi.

Settecento casi in una settimana

Intanto l’epidemia non concede tregua e anzi accelera la sua corsa: la settimana scorsa ci sono stati per la prima più di 700 nuovi casi in Africa. Secondo l’Oms, i i contagi sono 5.335, con 2.622 morti, e più di metà si sono verificati negli ultimi 21 giorni. La grande maggioranza in Liberia, Guinea e Sierra Leone, mentre in Nigeria, dove il virus è stato portato da un singolo viaggiatore liberiano, i nuovi casi negli ultimi 21 giorni sono stati sette. In Senegal, dove c’è stato un singolo malato sfuggito al controllo in Guinea, non ci sono stati nuovi contagi, ma sono ancora monitorate 74 persone che hanno avuto contatti con il paziente. Il nuovo rapporto dell’Oms mette in luce la carenza dei posti letto nei Paesi più colpiti. «In Guinea attualmente la capacità dei centri di trattamento per Ebola è di 130 letti - si legge -. In Liberia la capacità corrente di 315 letti soddisfa meno del 20% della domanda, che solo a Monrovia è di 1.210 letti. In Sierra Leone attualmente ci sono 165 letti per pazienti con Ebola, appena il 25% del fabbisogno».

«Onu invii forza militare»

Secondo il Parlamento europeo, la diffusione del virus Ebola è stata «sottovalutata» dalla comunità internazionale, ma è una questione di sicurezza mondiale e occorre valutare una missione militare sotto la bandiera delle Nazioni Unite. È scritto in una risoluzione non legislativa approvata dall’Aula riunita in sessione plenaria a Strasburgo. Gli eurodeputati sottolineano che c’è «un bisogno urgente di fondi» per contrastare la diffusione del virus, ma anche di «capacità operative, risorse umane qualificate e logistica». In questo senso «dovrebbe essere considerato l’utilizzo di asset militari e civili sotto la guida dell’Onu», considerando anche che i Paesi colpiti sono sull’orlo del collasso economico. L’Europarlamento invita la Commissione europea a «elaborare piani specifici per ogni Paese per gestire e coordinare la distribuzione di personale sanitario, laboratori mobili, attrezzature, indumenti protettivi e centri di cura» ed esorta il Consiglio Ue a convocare una ministeriale «per stabilire un piano d’emergenza».

Aiuti finanziari

L’Europarlamento chiede da una parte un aumento degli aiuti finanziari, dall’altra vuole controlli perché «l’intero importo previsto per porre fine al dilagare dell’Ebola sia effettivamente destinato alla lotta contro l’epidemia nei Paesi colpiti dal virus e non utilizzato per altri fini». Inoltre propone che i 28 coordinino voli per stabilire ponti aerei nelle zone colpite per inviare personale specializzato e attrezzature in grado di affrontare quella che la Oms ha definito l’epidemia «più grande mai registrata». Infine ai governi europei si chiede «un controllo scrupoloso dell’infezione», dando ai cittadini informazioni più complete sui rischi, e nel contempo di «coordinare e rafforzare la ricerca medica e la produzione di medicinali e vaccini efficaci».

Catastrofe economica

La Banca Mondiale ha valutato il possibile impatto economico di Ebola sui Paesi colpiti, Sierra Leone, Guinea e Liberia, definendolo potenzialmente «catastrofico». La stima dei danni è nell’ordine di un miliardo di dollari, pari a 770 milioni di euro. «Se il virus continua a diffondersi, il suo impatto economico potrebbe essere moltiplicato per otto, infliggendo uno choc catastrofico a economie già fragili» si legge nel report. Intanto l’Unione Europea, attraverso il commissario per gli aiuti umanitari Kristalina Georgieva, ha annunciato di aver stanziato ulteriori 78 milioni di euro per fronteggiare l’epidemia (in aggiunta ai 150 già stabiliti dalla Commissione). «L’Ue - ha affermato il commissario - deve ora proseguire i suoi sforzi di coordinamento degli aiuti a partire dalla riunione dei ministri della Sanità in programma per il 22 e il 23 settembre a Milano».

FONTE: corriere.it

1 commento:

Dera deal ha detto...

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