giovedì 18 settembre 2014

Mieloma multiplo, nuove cure più efficaci e meglio tollerate

Grazie ad accostamenti di farmaci nuovi e chemioterapici tradizionali non solo sta aumentando la sopravvivenza ma anche la qualità di vita dei pazienti, spesso anziani

Diverse novità che corrispondono ad altrettante buone notizie. La ricerca sul mieloma multiplo, tumore del sangue che colpisce soprattutto in età avanzata, vive un periodo particolarmente prolifico e una buona parte dei successi non solo è già disponibile per i pazienti, ma riguarda proprio i malati più difficili, quelli che vanno incontro a ricadute o che non rispondono ad altre cure. Ne è un esempio uno studio appena pubblicato sulNew England Journal of Medicine che dimostra l’efficacia di un mix di farmaci nel miglioramento della sopravvivenza dei pazienti con diagnosi di mieloma multiplo non candidabili al trapianto di cellule staminali. Su un altro fronte, l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha espresso parere favorevole a estendere l’indicazione del chemioterapico bendamustina per il trattamento di malati con recidive di questo tumore, visto che l’utilità di questa soluzione è stata confermata ormai da numerosi studi.

Quattromila nuovi casi ogni anno in Italia

Ogni anno, in Italia, si registrano oltre quattromila nuove diagnosi di mieloma multiplo, seconda neoplasia ematologica per incidenza dopo il linfoma. È una malattia del midollo osseo caratterizzata dalla proliferazione incontrollata di plasmacellule, deputate alla produzione degli anticorpi, da fragilità ossea, anemia, difetti nella coagulazione, indebolimento delle difese immunitarie e frequente insufficienza renale. Interessa soprattutto gli ultrasessantenni e, sebbene non guaribile, è possibile convivere con la malattia anche per anni. La finalità delle cure è ottenere e mantenere nel tempo il miglior controllo della malattia, con la migliore qualità di vita possibile. Il percorso terapeutico non è però uguale per tutti, ma dev’essere definito tenendo conto delle caratteristiche del paziente e della patologia: in alcuni casi è indicato il trapianto di cellule staminali (autologo, cioè dal paziente stesso, o da donatore), in altri si procede invece con i chemioterapici tradizionali e nuovi farmaci, che possono essere usati in successione o combinazione fra loro seguendo diversi schemi.

Un «vecchio» chemioterapico ancora molto utile

Nonostante la disponibilità di diversi farmaci efficaci contro il mieloma multiplo, i pazienti vanno spesso incontro a numerose ricadute, che rendono necessaria la disponibilità di nuove terapie per un miglior controllo della patologia, specie nelle sue forme più resistenti alle cure. Essendo il mieloma una malattia prevalentemente dell’anziano, inoltre, è fondamentale poter contare su farmaci con effetti collaterali lievi e controllabili. Per rispondere a queste esigenze, dal 29 agosto, con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, l’Aifa, in seguito alla richiesta presentata dalla Società Italiana di Ematologia (Sie), ha notificato la possibilità di impiegare bendamustina in monoterapia o in associazione a bortezomib e desametasone per il trattamento del mieloma multiplo recidivato in pazienti nei quali l’utilizzo di altri farmaci sia inappropriato o inadeguato. Prima d’ora, il medicinale poteva essere usato esclusivamente in prima linea e in associazione a prednisone, in alcune particolari categorie di pazienti anziani. «Bendamustina è un agente chemioterapico nato più di 50 anni fa ma la cui struttura rimane ancora oggi innovativa - spiega Fabrizio Pane, presidente Sie -. Il farmaco è così in grado di superare il fenomeno della resistenza, che spesso rende le cellule tumorali non più responsive alle terapie, e si dimostra efficace anche in pazienti recidivati dopo più linee di trattamento. Nel corso degli anni, diverse evidenze cliniche hanno poi dimostrato che questo chemioterapico può essere somministrato con sicurezza ed è ben tollerato anche negli over 65».

Nuova opzione per i pazienti non trapiantabili

I risultati pubblicati sul New England Journal of Medicine, invece, riguardano malati che non hanno ancora fatto nessuna terapia e non possono sottoporsi a trapianto. La sperimentazione ha coinvolto oltre 1.600 pazienti che hanno ricevuto o la cura standard attuale nel loro caso (la combinazione di melfalan, prednisone e talidomide) o la nuova associazione di lenalidomide e desametasone. Dagli esiti del trial emerge un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da progressione di malattia nei pazienti che hanno ricevuto il nuovo mix, nei quali si sono verificati anche minori e meno gravi effetti collaterali. Infine, anche la sopravvivenza generale dei malati è apparsa prolungata rispetto alla terapia standard, con il 59 per cento dei pazienti ancora vivi a quattro anni dalla diagnosi.

FONTE: Vera Martinella (corriere.it)

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