martedì 9 settembre 2014

Tsunami: test in oceano Indiano, coinvolti 24 Paesi

Martedì 9 e mercoledì 10 simulate due scosse di 9 gradi Richter al largo di Giava e Iran per verificare stato di preparazione delle nazioni coinvolte

«È stato registrato un terremoto di magnitudo 9,1 con epicentro a sud di Giava a 10 km di profondità alle 2 (ora italiana) del 9 settembre 2014 a 10,4 latitudine Sud e 112,8 longitudine Est. Le coste indonesiane e australiane più vicine saranno investite da onde di maremoto alte fino a 29 metri». Questo è il comunicato che sarà emesso martedì dal Servizio regionale tsunami australiano (Rtsp) nel corso della più grande esercitazione di maremoto sotto l’egida dell’Unesco (IOWave 2014) per verificare il grado di preparazione. Il test coinvolgerà 24 nazioni affacciate sull’oceano Indiano, le stesse investite dallo tsunami (vero) del 26 dicembre 2004 che provocò oltre 230 mila morti e oltre un milione di sfollati.

Test

Il test si svolgerà nell’arco di due giorni (9 e 10 settembre) con scenari differenti generati da terremoti di diversa potenza in due distinte aree dove gli scienziati temono che nel prossimo futuro possano verificarsi sismi disastrosi: la fossa di Giava e la fossa Makran, nel mar Arabico al largo tra Iran e Pakistan (una scossa nel 1945 causò un’onda di tsunami di 12 metri che provocò almeno 4 mila vittime). Mercoledì 10 verrà simulato un terremoto tsunamigenico di magnitudo 9 nella fossa Makran, il giorno prima in quella di Giava.

Interessati 24 Paesi

Sono ben 24 le nazioni interessate all’esercitazione: Australia, Bangladesh, isole Comore, Timor Est, isola di Riunione (dipartimento francese d’oltremare), India, Indonesia, Iran, Kenia, Madagascar, Malaysia, Maldive, Mauritius, Mozambico, Myanmar, Oman, Pakistan, Seychelles, Singapore, Sudafrica, Sri Lanka, Tanzania, Thailandia e Yemen. Il test vuole verificare la capacità di allarme precoce, i tempi di comunicazione alle zone interessate, l’evacuazione delle popolazioni a rischio, le procedure di emergenza e il grado di integrazione della diffusione dei dati tra i diversi Paesi.

FONTE: Paolo Virtuani (corriere.it)

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