domenica 5 ottobre 2014

Biotech: un comparto che non conosce crisi adatto ai giovani

«Le tecnologie che usano il vivente» non sono «diavolerie contro natura»: servono per esempio a realizzare nuovi farmaci e cibi con meno sale e grassi


Gli italiani (e gli europei in generale) sanno davvero cosa sono le biotecnologie, cioè «le tecnologie che usano il vivente»? Una risposta cerca di fornirla la Settimana europea del biotech (6-12 ottobre) che si propone di aumentare la conoscenza del pubblico e delle istituzioni sulle biotecnologie e sul ruolo che hanno e hanno avuto per migliorare la nostra vita quotidiana.

Programma
Con 45 dibattiti, triplicati rispetto all’anno scorso, tre discussioni, uno spettacolo teatrale, una mostra fotografica, due corsi di formazione e undici laboratori, si parlerà in trenta città dell’insieme di tecniche che usano organismi viventi (batteri, lieviti, cellule) o loro componenti per una serie di applicazioni utili per l’uomo. «A queste iniziative si aggiungeranno quattroPlay Decide, un gioco di ruolo che mette intorno a un tavolo diverse persone ognuna delle quali si pone nei confronti delle biotecnologie in modo contrario o favorevole, assumendo per esempio le vesti del legislatore o del giornalista piuttosto che quello della casalinga», dice Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec e amministratore delegato di Axxam. Ci sarà spazio anche per unflash mob, cioè un assembramento di persone che rappresenteranno con il proprio corpo una situazione scientifica caratterizzata da un aspetto biotecnologico, per esempio la struttura dell’elica del Dna. Non mancherà l’evento Porte aperte, che farà aprire i battenti a 26 laboratori di aziende e di istituti di ricerca visitabili gratuitamente prenotando sul sito Assobiotec.

Alla ricerca di un concetto corretto
«Gli italiani sono sicuramente consapevoli che le biotecnologie non sono un prodotto e percepiscono che, per esempio nel settore salute, hanno offerto dei miglioramenti. Sono però ancora in tanti a ritenerle diavolerie che portano lontano dalla natura e fanno entrare nel mondo dell’artificiale e del tecnologico», prosegue Sidoli. I pareri sono pertanto divisi tra chi le ritiene oggettive possibilità e chi assume verso di esse un atteggiamento tecnofobo. L’European Biotech Week nasce quindi per fare chiarezza sulle biotecnologie rivolgendosi a tutti indistintamente dagli adulti ai bambini e agli esponenti delle istituzioni passando per i giovani che frequentano la scuola.

Dal Dna al biotech
L’anno scorso la prima edizione si è tenuta in corrispondenza del 60° anniversario del lavoro di James Watson e Francis Crick che definiva la molecola di Dna. Questa ricorrenza è stata però lo spunto per andare oltre, per comunicare in modo scientifico e non ideologico che cosa sono realmente le biotecnologie. Una definizione può essere utile fino a un certo punto per rispondere a questa domanda che in molti si pongono: potrebbe sembrare troppo stringata, fine a se stessa, non esaustiva. Meglio allora raccontarle.

Tante storie s’intrecciano
Le biotecnologie sono quelle tecniche che hanno per esempio consentito di sviluppare in laboratorio grandi quantità a basso costo di insulina pura per la cura del diabete e di mettere a punto altri farmaci che hanno aumentato l‘aspettativa di vita. Grazie alle biotecnologie si sono compresi i meccanismi molecolari che regolano il senso del gusto permettendo la realizzazione di ingredienti che entrano nella preparazione di cibi con meno sale e grassi. Le biotecnologie vengono in aiuto anche dell’ambiente: sono infatti i microrganismi ingegnerizzati che degradano i sacchetti dell’umido. Oppure decifrando il Dna della vite, gli scienziati hanno individuato molecole che consentono il monitoraggio degli incroci. Da meduse fluorescenti si sono estratti geni che codificano per proteine luminescenti utili nella messa a punto di nuovi farmaci. Le biotecnologie inoltre hanno permesso di produrre enzimi più veloci ed efficaci nell’eseguire tante diverse reazioni.

FONTE: Manuela Campanelli (corriere.it)


Nessun commento: