giovedì 9 ottobre 2014

Ebola, gli Usa: epidemia più grande dopo l’Aids Preoccupa l’infermiera ricoverata a Madrid


Le autorità sanitarie americane: «Sarà una battaglia lunga». Casi sospetti in Francia. Timori per la 44enne spagnola. Negativo al test il medico sotto osservazione a Roma. Morte sospetta di un cittadino britannico in Macedonia. Londra preoccupata

L’epidemia di ebola rappresenta la sfida più grande dalla comparsa dell’Aids: è l’allarme lanciato dalla massima autorità sanitaria Usa, Thomas Frieden, direttore dei Centri americani per il Controllo e la Prevenzione della Malattia (Cdc) con sede ad Atlanta. «Direi che, in trent’anni di lavoro nella sanità pubblica, l’unica situazione simile a questa è stata quella con l’Aids», ha spiegato Frieden, sottolineando che il ritmo di diffusione della malattia è simile a quello della fase iniziale della sindrome da immunodeficienza acquisita. Il numero uno della sanità Usa parlava a Washington, al forum ad alto livello per fare il punto sull’epidemia a cui partecipano tra gli altri i vertici di Onu, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, oltre ai presidenti dei Paesi più colpiti dalla micidiale malattia. «Sarà una lunga battaglia», ha aggiunto, «e dobbiamo lavorare ora in modo che, per il mondo, non sia una nuova Aids». 

ALLARME IN FRANCIA  
Allarme Ebola rientrato nella periferia di Parigi. «Il sospetto non c’è più», ha annunciato la prefettura, che in un primo tempo aveva parlato di casi sospetti in un palazzo dell’assistenza sociale a Cergy-Pontoise, nella banlieue parigina 

CITTADINO BRITANNICO MUORE IN MACEDONIA  
Il ministero della Salute macedone ha confermato la morte sospetta, in Macedonia, di un cittadino britannico. Il ministero ha riferito inoltre che l’uomo proveniva dalla Gran Bretagna. La notizia era stata rivelata da una fonte anonima del governo macedone, secondo la quale anche un altro cittadino britannico presenta sintomi riconducibili al virus ebola.  
La Gran Bretagna per parte sua tenta di alzare le barriere contro l’ebola: il governo ha dato il via a controlli «rafforzati» negli aeroporti e ai terminal ferroviari di Eurstar per i viaggiatori provenienti dai Paesi dell’Africa occidentale colpiti dall’epidemia (Sierra Leone, Liberia e Guinea). 
Lo screening rafforzato prevede interviste ai viaggiatori (dove siano stati e se abbiano avuto contatti con malati di ebola), ma anche controlli sanitari per i casi sospetti. L’operazione partirà dai terminal di Heathrow e Gatwick a al terminal Eurostar di Londra. 
La decisione è arrivata dopo qualche ora di segnali contrastanti, in cui il governo aveva invitato a evitare l’isteria”, ma alcuni ministri, tra i quali quello della Difesa, Michael Fallon, avevano avvertito che sarà «molto difficile» seguire le tracce delle persone che sbarcheranno in Gran Bretagna dai Paesi colpiti. 

TIMORI PER L’INFERMIERA SPAGNOLA  
Intanto sono peggiorate le condizioni di Teresa Romero, l’infermiera ausiliare di 44 anni positiva all’ebola, ricoverata al Carlo III-La Paz, secondo quanto ha confermato oggi la vicedirettrice generale dell’ospedale, Yolanda Fuentes, in dichiarazioni ai media. «Le condizioni sono peggiorate, ma per espresso desiderio della paziente non possiamo dare notizie sulla sua situazione clinica», ha detto la Fuentes. In mattinata José Ramon Romero, il fratello della contagiata, intervistato dalla radio aveva detto che: «Teresa è peggiorata ed è stata intubata». La vicedirettrice dell’ospedale Carlo III-La Paz ha riferito che un altro infermiere ausiliare «a rischio di esposizione, che è stato ricoverato in isolamento questa mattina, anche se non presenta sintomi della malattia». Salgono così a sette i ricoverati nel nosocomio sotto osservazione. 

LORENZIN: “NESSUN CASO IN ITALIA”  
Il membro dello staff di Emergency ricoverato all’istituto Spallanzani «non è positivo al test per l’Ebola». La conferma arriva direttamente da Emergency che spiega come «il medico, di ritorno dalla Sierra Leone, non ha alcun sintomo ed è stato ricoverato solo in via precauzionale». Dello stesso avviso il ministro della Salute Lorenzin. «Quella in corso all’istituto Spallanzani è una misura di precauzione» ha spiegato intervenendo al Senato «al momento è del tutto asintomatico». «La relazione inviataci da Emergency - ha precisato il ministro - ci conforta: il medico, operante in Sierra Leone, era stato ad un rinfresco con altri medici, tra i quali un medico risultato infetto, ma tra i due non vi è stato alcun contatto fisico». Lorenzin ha quindi ribadito che in Italia «abbiamo avuto numerose segnalazioni di casi sospetti, ma tutte hanno avuto esito negativo». 

FONTE: lastampa.it

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