giovedì 6 novembre 2014

Cnr: scoperta una proteina che rende la chemio più efficace


Per il trattamento nel carcinoma renale, il più comune negli adulti

Una proteina per rendere più efficace la chemio. A scoprirla sono i ricercatori dell’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Bari (Mariano Francesco Caratozzolo, Flaviana Marzano e Elisabetta Sbisà) hanno identificato una proteina che rende più efficace il trattamento chemioterapico nel carcinoma renale, tumore resistente alla chemioterapia e alla radioterapia, che fa registrare ogni anno ogni anno circa 86.000 nuovi casi in Europa e 8.200 (5.600 uomini e 2.600 donne) in Italia. Lo studio è pubblicato sulla rivista Oncotarget.  

«Abbiamo scoperto - spiega Apollonia Tullo, ricercatrice dell’Itb-Cnr e coordinatrice del lavoro - che nei carcinomi renali a cellule chiare i livelli cellulari della proteina TRIM8 diminuiscono drasticamente e questa diminuzione sarebbe responsabile della mancata attivazione dell’oncosoppressore p53, gene che codifica la proteina principalmente coinvolta nell’esecuzione dell’arresto della proliferazione cellulare e dell’apoptosi o morte cellulare programmata, indotta dai chemioterapici. Il carcinoma renale a cellule chiare è il tipo di cancro al rene più comune negli adulti ed è notoriamente resistente alla radioterapia e alla chemioterapia perché, pur riportando raramente una mutazione nel gene p53, presenta alterazioni in altre proteine che regolano l’attività e la stabilità di p53».  

I ricercatori del Cnr hanno dimostrato che ripristinando i livelli cellulari di TRIM8, le cellule diventano sensibili all’azione dei chemioterapici e la proliferazione tumorale viene bloccata in modo significativo.  

«La scoperta apre promettenti prospettive terapeutiche sia per i pazienti affetti da carcinoma renale, che in generale per altri tumori che resistono all’azione dei chemioterapici, perché aggiunge un nuovo tassello alla comprensione dei meccanismi di arresto della proliferazione tumorale in risposta ai chemioterapici», aggiunge Tullo.  

Lo studio è stato condotto in collaborazione con i ricercatori dell’Istituto di biomembrane e bioenergetica del Cnr di Bari (Alessio Valletti e Graziano Pesole), delle Università di Bari (Anna Maria D’Erchia, Francesca Mastropasqua, Italia Aiello) e di Foggia (Margherita Gigante, Elena Ranieri) e del Centro di ricerca di cancerologia di Lione (Hélène Simonnet). 

FONTE: lastampa.it

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