lunedì 1 dicembre 2014

AIDS, epidemia dimenticata. Ma nel 2013 c’è stato un record di casi


Contagi in aumento. Ma migliorano le tecniche e i successi sul fronte delle cure

I dati lasciano poco spazio alle interpretazioni: il 2013 è un anno nero per l’AIDS. L'ultima rilevazione dell'European Center for Diseaes Control and Prevention e dell'Oms, in occasione della giornata mondiale dell’AIDS che si celebra oggi, parlano di 136 mila nuovi casi registrati soprattutto provenienti dall’Est Europa. Un aumento dell'80% rispetto al 2004 che riguarda, purtroppo, i giovanissimi. Oltre l’80%  dei casi di contagi avviene per un rapporto sessuale non protetto.

La malattia
L’Aids– la sindrome da immunodeficienza acquisita - è una patologia causata dalla presenza del virus dell’HIV. Quest’ultimo, infettando in maniera specifica le cellule del sistema immunitario, rende le persone affette più vulnerabili a molte malattie che generalmente, nelle persone sane, non creano particolari problemi. Fungendo da vero e proprio cavallo di Troia il virus distrugge progressivamente le difese lasciando il corpo senza protezione. In questi casi una banale influenza può risultare fatale. Ad oggi si stima che nel mondo solo la metà delle persone con HIV sia a conoscenza del proprio stato. In Italia il 15-20% non è al corrente della propria sieropositività. Nel 2012 almeno il 50% di nuovi casi di infezione diagnosticati erano già in fase avanzata della malattia. Eppure, le armi adisposizioni, ci sono e funzionano.

Farmaci che funzionano
Se agli inizi degli anni ’90 la diagnosi significava una condanna oggi, grazie a sempre più innovative terapie, il corso della malattia è cambiato radicalmente. Oggi, se trattata in tempo, l’aspettativa di vita media è paragonabile a quella di chi non è mai venuto in contatto con il virus. Da quando sono state introdotte le terapie antiretrovirali nel nostro Paese, l’incidenza dell'Aids e il numero di decessi l’anno sono progressivamente diminuiti. Oggi infatti è possibile contare su nuove terapie monodose, più tollerabili e con meno effetti collaterali rispetto al passato, che hanno permesso di controllare la malattia nel lungo periodo, trasformando l’AIDS in malattia cronica. Attualmente quasi 13 milioni di persone sono in terapia antiretrovirale, circa un terzo dei 35 milioni di malati che ne avrebbero bisogno. Nei paesi a medio e basso reddito è particolarmente grave la situazione dei bambini, di cui solo il 25% riceve la terapia.

Aids in gravidanza
Dalla malattia purtroppo non si guarisce, eliminare il virus sembrerebbe impossibile. I casi di presunta guarigione –come Mississippi baby- inizialmente documentati  non si sono rivelati tali. Il virus, appena sospese le cure, si è ripresentato. Eppure, dare alla luce unbambino sano nonostante la sieropositività della madre, è possibile. Il virus dell’HIV può essere trasmesso dalla madre infetta al feto durante la gravidanza, il parto e mediante l’allattamento al seno. Si stima che in assenza di precauzioni la probabilità di trasmissione verticale del virus sia attorno al 30%, cioè un bambino su tre generato da madre sieropositiva nasce sieropositivo. Con l’assunzione di farmaci antiretrovirali durante la gravidanza queste percentuali possono ridursi ulteriormente: la madre che si sottopone alla terapia ha una minor carica virale e di conseguenza minori possibilità di contagiare il suo bambino. Terapie che, secondo un recente studio dell’Harvard University pubblicato dalla rivista Jama Pediatrics, avrebbero scarsi effetti collaterali. Nell’analisi, condotta su oltre 2500 bambini, si sono verificate anomalie alla nascita nel 5-7 % dei casi. Una percentuale di poco superiore ai parti delle madri non affette dal virus.

Vietato abbassalela guardia
I risultati raggiunti, seppur ottimi, sembrano però essere vanificati se si analizza l’ultimo rapporto OMS. Un recente sondaggio indica che nove italiani su 10 hanno sentito parlare di Hiv, ma non di recente, e il 75% ritiene che il tema sia poco trattato e vorrebbe che fosse più affrontato soprattutto nelle scuole (79%), sui mass media (66%), ma anche dal medico (54%). Senza una corretta informazione, come mostrano i dati, la malattia è destinata a ritornare. Secondo l’OMS 2030 potrebbe essere l'anno delle “nuove infezioni zero” e dei “morti zero” per questa malattia. Come? Se si riuscirà entro il 2020 a diagnosticare il 90% dei sieropositivi, a metterne il 90% sotto trattamento e a sopprimere il virus nel 90% dei pazienti. Un obbiettivo che, vista la situazione attuale, sembra ben lontano dall’essere raggiunto.

FONTE: Daniele Banfi (lastampa.it)

1 commento:

Anonimo ha detto...

La ricetta de aloe de Romano Zago utile x kèi ke i è det con la SIDA?