giovedì 1 gennaio 2015

Scoperto il “Gioiello dell’Universo”, è a 9,5 miliardi di anni luce da noi


Un gigantesco ammasso di galassie, per “riempirlo” ci vorrebbero 400mila mld di stelle come il Sole

Gli scienziati l’hanno battezzato “Gioiello dell’Universo” ed è un il più massiccio gruppo di galassie scoperto finora e si trova alla distanza record di 9,5 miliardi di anni luce da noi.  Il gigantesco ammasso di galassie denominato XDCP J0044 è stato l’oggetto due differenti studi a guida Inaf-Istituto Nazionale di Astrofisica, condotti con i satelliti Chandra della Nasa ed Herschel dell’Esa.  

L’ammasso di galassie è talmente massiccio che per “riempirlo” ci vorrebbero quattrocentomila miliardi di stelle come il Sole ed il suo nome scientifico completo è XDCP J0044.0-2033. Gli studi, afferma l’Inaf, «da una parte certificano come l’ammasso, ribattezzato “Gioiello”, sia il più massiccio gruppo di galassie scoperto finora alla distanza record di 9,5 miliardi di anni luce da noi. Ma evidenziano anche l’età relativamente giovane dell’ammasso, che gli astronomi stimano all’incirca di un miliardo di anni».  

E l’Inaf riferisce che «giovani sono anche le galassie al centro dell’ammasso, come mostrano le osservazioni nel vicino infrarosso di Herschel: nelle regioni centrali è infatti presente una forsennata attività di formazione stellare, che non si riscontra in analoghi agglomerati di galassie più vicini a noi, sia nello spazio che nel tempo, e quindi più evoluti».  

«Abbiamo deciso di chiamare l’ammasso Gioiello perché mostra tanti “colori” dello spettro elettromagnetico, che per noi astronomi hanno un preciso significato: si va dall’emissione nella banda X da parte del gas caldo che ci permette di misurare la massa totale del cluster, all’emissione infrarossa della polvere riscaldata dall’intensa attività di formazione stellare» afferma Paolo Tozzi, ricercatore dell’Inaf-Osservatorio Astrofisico di Arcetri che ha guidato il primo dei due studi su XDCP J0044, in pubblicazione sulla rivista The Astrophysical Journal.  

«Ma quel nome vuole anche ricordare -aggiunge Tozzi- il luogo dove il nostro team si è riunito per la prima volta a discutere sui dati di Chandra relativi a questo oggetto celeste, ovvero a Villa il Gioiello, dove Galileo Galilei trascorse l’ultimo decennio della sua vita e scrisse alcune delle sue più importanti opere».  

L’osservazione del Gioiello nei raggi X da parte di Chandra è durata oltre 4 giorni ed è la più profonda osservazione in questa banda di radiazione mai condotta su un ammasso di galassie più distante di 8 miliardi di anni luce.  

«Trovare questo enorme ammasso di galassie ad una distanza così elevata e quindi ad un’epoca così remota nella storia dell’universo ci ha sorpreso perché non è facile spiegare come un simile oggetto si sia formato nei primi 4 miliardi di anni dopo il Big Bang» aggiunge ancora Tozzi. «Le informazioni che ci forniscono le indagini su XDCP J0044 potranno avere un notevole impatto sulla nostra comprensione di come l’Universo si sia formato ed evoluto su larga scala» rimarca lo scienziato.  

Ma questo ammasso risulta sorprendente anche per un’altra sua proprietà, emersa dalle osservazioni nell’infrarosso del telescopio spaziale Herschel dell’Esa. «A differenza degli ammassi più vicini, e quindi più evoluti, nel centro del “Gioiello” le galassie stanno formando stelle ad un ritmo di circa duemila nuovi astri all’anno, un dato strabiliante se pensiamo che in genere al centro degli ammassi si trovano vecchie galassie ellittiche che hanno finito di formare stelle da miliardi di anni» spiega Joana Santos, anche lei ricercatrice Inaf all’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, che ha guidato il secondo studio su XDCP J0044, in pubblicazione sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.  

«Le nostre indagini ci danno una visione senza precedenti di cosa accade negli ammassi di galassie appena formati» afferma ancora Santos. Studiare questo oggetto celeste nel lontano infrarosso è stato determinante poiché, prosegue l’Inaf, è soprattutto in questa banda della radiazione elettromagnetica che si concentra l’emissione della polvere interstellare presente attorno alle stelle in formazione e che viene riscaldata da esse. Così, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire la distribuzione e la temperatura di quel materiale e risalire al tasso di formazione stellare nelle galassie dell’ammasso.  

«Per apprezzare il valore misurato da Herschel, che appunto ammonta a circa duemila nuove stelle ogni anno, basti pensare -evidenzia l’Inaf- che attualmente in tutta la nostra Via Lattea il tasso della formazione stellare è soltanto di qualche massa solare all’anno».   «Questa altissima frequenza con cui si stanno accendendo nuove stelle nel Gioiello è una novità assoluta per osservazioni di ammassi galattici di questa dimensione e -sottolinea Santos- ci indica che l’ammasso è ancora in una delle prime fasi della sua evoluzione». 

«Sappiamo già che con il trascorrere del tempo poi, -conclude- anche le galassie nel centro di XDCP J0044 diverranno simili a quelle degli ammassi che osserviamo nell’universo locale, ovvero galassie ellittiche ricche di stelle vecchie e senza più gas diffuso». 

FONTE: lastampa.it

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