lunedì 23 febbraio 2015

Cancro, ecco le cellule istruite a colpire bersagli

 
Per vincere il tumore, scatenare le difese immunitarie solo dove serve, con l’ingegneria
 
Prelevare le cellule del proprio sistema immunitario, insegnare loro come combattere e successivamente iniettarle per distruggere il tumore. E’ questa una delle strategie possibili per combattere il glioblastoma. Ad affermarlo è una ricerca pubblicata su Science Translational Medicine ad opera dei ricercatori della University of Pennsylvania (Stati Uniti).

Il glioblastoma è uno di quei tumori che difficilmente lascia scampo. Nonostante i grandi progressi della medicina non esiste ancora una cura efficace e definitiva per questa grave neoplasia del cervello. Da tempo gli scienziati sono al lavoro nel tentativo di trovare strade alternative. Una di queste è l’immunoterapia, sfruttare il sistema immunitario per combattere le cellule cancerose.

Ad oggi questa nuova branca dell’oncologia sta rivoluzionando il trattamento dei tumori. Ma in questo caso c’è di più: le terapie attuali servono a potenziare la risposta. Nel caso dello studio statunitense invece si educano le singole cellule, in particolare i linfociti T, a riconoscere selettivamente il tumore.

Ciò è possibile perché alcune forme di glioblastoma, circa il 30% del totale, presentano sulla superficie delle cellule alcune molecole che lo rendono facilmente riconoscibile e attaccabile. Un vero e proprio tallone d’Achille da sfruttare. Per fare ciò i ricercatori hanno prelevato le cellule del sistema immunitario ingegnerizzandole in modo da esprimere, a livello della superficie cellulare, delle proteine capaci di riconoscere il glioblastoma. Un legame fatale che consente ai linfociti T, una volta reinseriti nel circolo sanguigno, la distruzione della cellula cancerosa.

I risultati -per ora ottenuti nel topo- sono incoraggianti perché la terapia sembrerebbe funzionare, in particolar modo se associata alla chemioterapia classica. Ora, proprio in virtù dei buoni risultati, a breve partirà uno studio nell’uomo –per il momento verranno reclutati 12 pazienti- per valutarne l’efficacia. Una buona notizia che si aggiunge al recente avvio della prima sperimentazione al mondo che utilizza l’immunoterapia nel trattamento del gliobalstoma ad opera del professor Michele Maio, direttore dell'Immunoterapia Oncologica di Siena.

Come affermato da Maio al recente convegno sul tema promosso da AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, «negli ormai vecchi libri di medicina la lotta al cancro era rappresentata da tre cerchi: chirurgia, radioterapia e chemioterapia. Una visione ormai antica che deve essere aggiornata con l'aggiunta di un ulteriore cerchio rappresentato di diritto dall'immunoterapia. Non più un'eterna promessa ma, per alcuni tumori, una realtà».

FONTE: Daniele Banfi (lastampa.it)

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