sabato 7 marzo 2015

Occhio bionico, primo sguardo grazie a tecnologia wireless


Il sistema è progettato per escludere completamente dal circuito i fotorecettori della retina danneggiati. Una volta ricevuto l’input il cervello è in grado di interpretare il segnale elettrico. Gli ultimi interventi in America ma anche in Italia, a Padova

Tra tutti i sensi è forse quello che più utilizziamo per rapportarci con la realtà. Perdere la vista significa dover diventare spesso dipendenti dagli altri. Cure miracolose non esistono ma negli ultimi 20 anni un sempre maggior numero di persone è tornata a vedere parzialmente grazie ai progressi della scienza. Ecco una breve panoramica sulle conquiste ottenute e sulle prospettive future:

CELLULE STAMINALI PER RIGENERARE LA CORNEA
Uno dei motivi che portano alla lenta e progressiva cecità è dato dall’opacizzazione della congiuntiva. Ciò avviene quando ustioni termiche o chimiche della superficie oculare danneggiano irreversibilmente la riserva di cellule staminali presenti a livello dell’occhio. In questi casi la cornea, che normalmente è in continuo ricambio, smette di rigenerarsi e la congiuntiva diventa opaca rendendo impossibile la visione. Una sorta di schermo bianco che non consente alla luce di filtrare. Partendo dall’evidenza che la cornea è in grado di rigenerarsi gli scienziati hanno pensato di riparare il danno partendo proprio da queste cellule. Per fare ciò basta solamente un millimetro di tessuto oculare integro per poter ricostruire in laboratorio l’intera superficie dell’epitelio che ricopre la cornea. Successivamente, una volta ottenuto il tessuto, esso viene trapiantato e la persona, in oltre il 90% dei casi, torna a vedere. Una pratica ormai consolidata che da poche settimane è diventata una terapia farmacologica a base di staminali (Holoclar) a tutti gli effetti.

OCCHIO BIONICO
I primi studi sull’occhio bionico risalgono all’inizio del 2000. Oggi, grazie a sempre più sofisticate tecnologie e meno ingombranti apparati, l’occhio bionico è realtà. Il principio di funzionamento è semplice quanto geniale: l’occhio bionico utilizza una tecnologia wireless e consiste in un sensore impiantato nell’occhio che raccoglie i segnali elettrici inviati da una telecamera installata su occhiali speciali. Il sistema è progettato per escludere completamente dal circuito i fotorecettori della retina danneggiati. Una volta ricevuto l’input il cervello è in grado di interpretare il segnale elettrico. L’occhio bionico, occorre precisarlo, non restituisce una visione perfettamente normale. Non solo, l'apparato può essere installato solo su persone nate vedenti perché è necessario che ci siano ancora fibre nervose attive. La tecnica, sperimentata già con successo su diversi pazienti affetti da retinite pigmentosa o atrofia della coroide, è tornata alla ribalta grazie ai primi casi trattati in Italia. Ultimo in ordine di tempo quello dei due ciechi trattati nei giorni scorsi presso l’ospedale di Camposampiero (Padova).

RETINA ARTIFICIALE BIOCOMPATIBILE
Si tratta dell’evoluzione dell’occhio bionico. Al momento sono in corso sperimentazioni a livello animale. La retina artificiale biocompatibile è made in Italy frutto dell’intenso lavoro dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Il principio di funzionamento è simile a quello descritto precedentemente. Ciò che manca è la telecamera che invia il segnale al ricevitore posizionato nell’occhio. Il dispositivo in questione, realizzato in materiale biocompatibile, funziona come una microcella solare. Sensibile alla luce invia direttamente il segnale ai neuroni. Secondo quanto dichiarato dagli scienziati al momento della realizzazione (2013) il dispositivo potrà esseresperimentato nell’uomo nel giro di 3-5 anni.

FONTE: Daniele Banfi (lastampa.it) 

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