sabato 4 aprile 2015

Invisibili droni per colpire al cuore il tumore

E’ anche chiamata “chemioterapia intelligente” la nuova tecnica che rilascia più farmaco solo dove serve. Ottimi risultati nel cancro al pancreas e al seno

Gli scienziati l’hanno ribattezzata “chemioterapia intelligente”. E’ quella che agisce solo dove serve. Il segreto? Un nano-drone capace di trasportare il farmaco direttamente al centro delle cellule tumorali. Si chiama tecnologia “nab”, un chemioterapico legato all’albumina formulato in nanoparticelle. I risultati cominciano a dare ragione: l’approccio funziona ed ha portato ad un significativo incremento di sopravvivenza nei pazienti colpiti da tumore del seno (+20%) e del pancreas (+27%) in fase avanzata. E’ questo ciò che emerge dal convegno “Nanotecnologie e Innovazione: nuove frontiere nel trattamento dei tumori” svoltosi nei giorni scorsi a Bari e organizzato da AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica. 

COME FUNZIONA LA NUOVA TECNICA?  
«Le nanotecnologie stanno cambiando radicalmente il tipo di lotta alle neoplasie – spiega il professor Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica-, perché aprono nuovi orizzonti nella personalizzazione del trattamento. Per la prima volta, infatti si può parlare di chemioterapia target. Una particella di circa 100 nanometri infatti è in grado entrare nella cellula, che ha un diametro compreso fra i 10mila ai 20mila nanometri, e di interagire con il DNA e con le proteine.  

IL FARMACO UTILIZZATO RACCHIUSO NELL’ALBUMINA  
La nuova terapia, nab-paclitaxel, consiste nell’impiego dell’albumina, una proteina umana naturalmente presente nell’organismo in dimensioni nanometriche, in cui viene racchiuso un farmaco chemioterapico (paclitaxel) che viene così trasportato direttamente nella sede del tumore». Attraverso questo approccio è possibile superare la spessa barriera che circonda il cancro e somministrare il farmaco in dosi maggiori rispetto alla formulazione tradizionale (+33%), quindi aumentandone l’efficacia con meno effetti collaterali.  

NEI TUMORI AL PANCREAS SOPRAVVIVENZA AUMENTATA DEL 27 %  
Con il 7% dei decessi il tumore del pancreas rientra tra le prime 5 cause di morte per cancro soltanto nel sesso femminile ma, nelle età di mezzo, occupa il quarto posto tra gli uomini e le donne. «È un nemico insidioso perché in fase precoce non mostra sintomi specifici e solamente il 15-20% dei casi è individuato in stadio iniziale - afferma il dottor Michele Reni, dell’Oncologia Medica IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano-. La chirurgia offre l’unica possibilità realistica per curare questa neoplasia. Ma, al momento della diagnosi, circa l’80% dei pazienti si trova in uno stadio in cui non è possibile garantire una radicale resezione chirurgica, perché la malattia è già metastatica o localmente avanzata. In questi casi l’aspettativa di vita media è compresa fra 3 e 6 mesi. Con nab-paclitaxel la sopravvivenza dei pazienti è aumentata del 27%. Si tratta di un risultato davvero straordinario». 

PER IL SENO CE LA FA IL 20% IN PIÚ DEI PAZIENTI IN FASE DI METASTASI  
I buoni risultati per il pancreas non sono isolati. A beneficiarne è anche la lotta al cancro del seno: «La chemioterapia – sottolinea la dottoressa Stefania Gori, segretario nazionale AIOM – costituisce un’arma fondamentale nella neoplasia del seno. Oggi, grazie ai progressi compiuti negli ultimi anni, l’87% delle pazienti guarisce. Però, quando la malattia è in fase metastatica, le opzioni si riducono. Ecco perché è fondamentale disporre di un nuovo trattamento che ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza del 20% nella patologia avanzata». 

TUTTO L’«ARSENALE» UTILIZZATO CONTRO IL CANCRO  
L’esempio del nab-paclitaxel non rappresenta però un caso isolato. I primi tentativi iniziarono già 20 anni fa con i liposomi, sfere nanometriche composte di lipidi, al cui interno è possibile incapsulare diversi tipi di molecole. Poi, in una fase successiva, sono arrivate le nanoparticelle di oro e di silicio poroso contenenti il principio attivo. Al momento sono una decina i farmaci oncologici che sfruttano questo approccio. Armi in più che si aggiungono al già ampio arsenale utilizzato per combattere il cancro.

FONTE: Daniele Banfi (lastampa.it)

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