lunedì 20 aprile 2015

Occhio secco: menopausa, computer e farmaci all’origine del disturbo

Colpisce soprattutto le donne. È un’alterazione dello strato lacrimale che protegge l’organo visivo dovuta alla riduzione della proteina lubrificante Muc5ac

In linea generale è una delle conseguenze negative dell’abitudine di avere spesso a che fare con computer, tablet e smartphone. Ma il problema, nello specifico, riguarda soprattutto chi trascorre otto ore al giorno di fronte a un videoterminale. Le lacrime evaporano, gli occhi bruciano, qualsiasi luce provoca fastidio e si ha la sensazione di custodire un corpo estraneo nell’occhio.  

Quanto influiscono gli ormoni. Sono questi i sintomi associati alla sindrome dell’occhio secco, un disturbo diffuso tra gli anziani, i pazienti allergici e soprattutto tra le donne, anche in ragione di alcune oscillazioni ormonali. A soffrirne sarebbe una su dieci, secondo uno studio pubblicato due anni fa sul British Journal of Opthalmology . Alla base, in ogni caso, c’è una perdita delle lacrime, «fondamentali per proteggere la salute dell’occhio - afferma Stefano Bonini, direttore della cattedra di oftalmologia al Campus Biomedico di Roma -. Distribuendosi sulla superficie oculare, sono responsabili della lubrificazione e della protezione dell’occhio dall’ingresso di sostanze estranee». 

Poche lacrime e molta evaporazione. A causare il disturbo, dunque, è un deficit dello strato lacrimale,provocata da una ridotta produzione o da un’eccessiva evaporazione. È quest’ultima la causa più frequente della sindrome dell’occhio secco: a cui contribuiscono anche l’età avanzata, la menopausa, alcune terapie farmacologiche e l’utilizzo prolungato di lenti a contatto. Analizzando gli aspetti molecolari della sindrome, stando a quanto riportato sulle colonne di Jama Ophtalmology , sarebbe la riduzione della proteina lubrificante Muc5ac a causarne l’insorgenza. Meno ce n’è, come si riscontra in chi lavora molto tempo al pc, più è frequente la diagnosi. Tornando alle abitudini attuali, comunque, sono le alterazioni palpebrali ad aver contribuito a una maggiore diffusione del disturbo. Chi trascorre la maggior parte della giornata di fronte a un pc, riduce la chiusura involontaria delle palpebre: da qui la lubrificazione inadeguata. Stesso discorso vale anche per l’utilizzo eccessivo dei dispositivi mobili attraverso cui condividiamo contenuti sui social network o leggiamo un e-book.  

Come curare questo fastidioso disturbo? Finora si è fatto largo uso delle lacrime artificiali in gocce - il rimedio più consigliato dagli oculisti - e di un deumidificatore, da installare in casa o in ufficio. Gli specialisti consigliano anche di ridurre al minimo l’esposizione a inquinanti ambientali: indossando gli occhiali da sole, ma soprattutto - quando presente - eliminando il consumo delle sigarette. 

Quella molecola fondamentale studiata da Rita Levi Montalcini. Quanto ai farmaci, invece, i ricercatori del gruppo Dompé, stanno valutando l’opportunità di utilizzare la variante umana del fattore di crescita nervoso per la cura dell’occhio secco. La molecola fu scoperta negli Anni 50 da Rita Levi Montalcini e le avrebbe poi fruttato il Nobel per la Medicina. Si tratta di una proteina che contribuisce alla formazione delle fibre (gli assoni) su cui viaggia l’impulso nervoso e che - inserita in un collirio - ha già dato risultati incoraggianti per la cura di diverse patologie oculari: dalla cheratite neurotrofica alla retinite pigmentosa. Il prossimo passo consiste nella cura dell’occhio secco?
 
FONTE: Fabio Di Todaro (lastampa.it)

Nessun commento: