giovedì 21 maggio 2015

Hiv, ricercatori italiani scoprono "la porta di casa" del virus

Hiv, ricercatori italiani scoprono "la porta di casa" del virus
 
Lo studio del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie di Trieste. Si tratta di un passaggio fondamentale per eradicare l'infezione. "Una via per sviluppare nuovi farmaci"
 
UN GRUPPO di ricercatori italiani ha scoperto quella che potrebbe essere definita "la porta di casa" del virus dell'Hiv. Si tratta di un passo importante per sviluppare cure che possano in futuro eradicare l'infezione. Lo studio del Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie di Trieste è riuscito a capire dove il virus si insidia una volta arrivato nelle cellule infettate. La scoperta, i cui primi risultati erano già stati anticipati, è stata presentata durante la Conferenza italiana su Aids e retrovirus (Icar) di Riccione.

Verso nuovi farmaci. "Sarà ora possibile preparare farmaci mirati a bloccare l'integrazione del Dna del virus. Questi potrebbero consentire l'eradicazione definitiva dell'infezione", ha spiegato il professor Mauro Giacca, responsabile della ricerca, medico ricercatore e direttore del
Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie (Icgeb). "Abbiamo sviluppato una tecnica di microscopia sofisticata che permette di capire dove va a finire il Dna del virus - ha aggiunto Giacca - . L'abbiamo trovato tutto nella periferia del nucleo, vicino ai pori nucleari, ovvero alle porte di ingresso attraverso cui le molecole entrano e escono dal nucleo. Il virus sfrutta il passaggio attraverso queste porte e, non appena entrato nel nucleo, va a integrare il proprio Dna in quello della cellula". Questo è con ogni probabilità il motivo per cui la replicazione del virus, una volta raggiunto questo punto preciso, si spegne.

Dna e virus. In questa maniera, la cellula che contiene il virus sfugge al sistema immunitario e diventa insensibile ai farmaci. Questi ultimi sono molto efficaci nel bloccare la malattia e quindi nel mantenere il paziente apparentemente sano, ma sono totalmente inefficaci nell'eliminare il virus. Ecco perché, dei 65 milioni di persone infettate a partire dagli anni '60 ad oggi, nessuno è mai guarito definitivamente. "Adesso che noi sappiamo con quali fattori il virus interagisce, sarà possibile preparare farmaci mirati a bloccare l'integrazione del Dna del virus. Questi potrebbero consentire l'eradicazione definitiva dell'infezione", ha aggiunto Giacca.

Più a rischio fra i 30 e i 39 anni. Nel corso di Icar, la VII Conferenza italiana su Aids e retrovirus, che ha riunito in questi giorni a Riccione 800 esperti provenienti da tutto il mondo sono stati presentati dati sull'Hiv.  In Italia,  le fasce d'età colpite sono tutte quelle sessualmente attive, ma soprattutto quelle tra i 30 e i 39 anni. "C'è una preoccupante quota di infezioni tra i 25 e i 29 anni - ha detto una delle presidenti del Congresso, Laura Sighinolfi responsabile della struttura semplice per la gestione Infezione da HIV della Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara - Questi sono nati quando l'infezione era già nota, ed una corretta informazione durante l'adolescenza avrebbe potuto evitare il contagio. Per questo che bisogna puntare ulteriormente alla comunicazione e la prevenzione, soprattutto per le nuove generazioni".

I dati. Dal 1981 circa 78 milioni di

persone sono state infettate dal virus dell'immunodeficienza umano, che distrugge le cellule immunitarie lasciando il corpo esposto a patologie opportunistiche come la tubercolosi e la polmonite. Trentanove milioni di persone sono morte, secondo le stime Onu. I farmaci antiretrovirali, inventati a metà degli anni '90, permettono di tenere sotto controllo l'infezione, ma non possono né eliminare il virus né prevenire il contagion.
 
FONTE: Valeria Pini (repubblica.it)
 

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