mercoledì 27 maggio 2015

Le terme sono davvero un toccasana? Sì, ecco cosa curano

 
Gli studi confermano l’efficacia clinica dei trattamenti di balneo e fangoterapia. In Italia, quasi 400 stazioni. Ma solo alcuni trattamenti sono rimborsabili
 
Sempre più amate anche da chi è alla ricerca di un po’ di relax, le località termali sparse lungo tutta la penisola – da Sciaccia a Bormio - vantano oltre 370 stabilimenti. Non male, se si pensa che la Russia ne ha 1300 e, dietro di noi, la Cina (300) e la Francia (250). Un tempo guardate con sospetto dalla medicina tradizionale e considerate al più un’innocua pratica alternativa, oggi la scienza va confermando quanto i sostenitori di queste antiche pratiche affermano da tempo: le cure termali funzionano. E anche l’OMS ha dato loro una patente di validità e le ha inserite nell’ambito della medicina tradizionale e complementare per il 2014-2023. 
 
UN TOCCASANA PER LE PATOLOGIE REUMATICHE
  
I dati più recenti, del 2014, indicano che le indicazioni principali riguardano le patologie muscolo-scheletriche (problemi artrosici e reumatici), le affezioni respiratorie e dell’apparato digerente. Ma le evidenze si stanno accumulando anche per le patologie dermatologiche, del sistema vascolare, urinario e ginecologico. «Le evidenze più solide dell’efficacia dei trattamenti termali nelle affezioni muscolo-scheletriche riguardano artrosi, fibromialgia, spondilite anchilosante e artrite psoriasica.  
 
Secondo i dati ISTAT, l’artrosi è la prima malattia reumatica cronica e a soffrirne è un italiano su dieci» spiega Franco Cozzi, docente di reumatologia dell’Università di Padova e dell’Azienda Ospedaliera di Padova. A due passi dal più grande complesso termale europeo, le Terme Euganee, l’ateneo patavino vanta una grande competenza nella ricerca medica e farmacologica legata al termalismo. 
 
LA POTENZA DEL CALORE E DEI SALI MINERALI  
 
I meccanismi di funzionamento dei trattamenti termali sono complessi e i benefici di queste terapie sono il risultato di una combinazione di effetti termici, chimici e biologici. «Nella balneoterapia e nella fangoterapia, il calore permette il rilassamento dei muscoli e la vasodilatazione, ma causa anche un aumento di peptidi oppiodi in circolo che determinano il noto effetto antalgico» spiega il professor Cozzi. Vi sono poi gli effetti chimici, dei minerali disciolti nelle acque, la cui variabilità nelle varie stazioni termali costituisce la loro specificità 
 
«Le acque sulfuree, come quelle di Sirmione, sono indicate in caso di patologie respiratorie per la terapia inalatoria; nella terapia idropinica, invece, le acque ricche di cloruro di sodio, come a Montecatini, sono ottime per l’intestino, quelle ricche di solfati per le vie biliari, come a Chianciano». Infine, alla base dell’efficacia termale sulle patologie infiammatorie croniche si è visto esservi un meccanismo biologico di regolazione del sistema immunitario. 
 
POTENZIANO L’EFFETTO DEI FARMACI
 
Non bisogna dimenticare che i trattamenti termali non sono sostituitivi ma complementari agli efficacissimi farmaci esistenti per le patologie reumatiche infiammatorie. Secondo alcune ricerche condotte dal gruppo del professor Cozzi su pazienti con malattie come la spondilite anchilosante e l’artrite psoriasica, «la fangoterapia potenzia l’effetto dei farmaci nei cinque mesi successivi al trattamento termale, con una diminuzione dell’infiammazione e un miglioramento dei sintomi dermatologici e del dolore. Ciò suggerisce la possibilità di diminuire le dosi dei farmaci, con notevoli vantaggi per il paziente e un notevolissimo risparmio per le casse del sistema sanitario nazionale». Insomma, andrebbe sfruttato l’effetto potenziamento. E, secondo Cozzi, proprio in questa sinergia si trova il futuro della medicina termale. 
 
EVIDENZE SCIENTIFICHE CRESCENTI
  
Gli studi clinici sono sempre più numerosi, come si nota da una rapida ricerca online e come confermano i dati della Fondazione per la Ricerca Scientifica termale che hanno misurato negli ultimi dieci anni un aumento del 200% delle pubblicazioni italiane su riviste scientifiche ad alto impatto. Infatti, la medicina termale sta cercando di rispettare i canoni della ricerca scientifica di base e clinica, uniformandosi agli standard richiesti per superare le lacune residue nella metodologia degli studi, negli arruolamenti dei soggetti e nell’impostazione a volte non rigorosi. «Vi sono delle obiettive difficoltà metodologiche negli studi sui trattamenti termali» spiega Cozzi «Tuttavia, il rigore metodologico e una robusta letteratura scientifica sono l’unica strada da percorrere per accelerare il processo di acquisizione clinica dei recenti risultati scientifici». E in questo, commenta il professore, un ruolo importante è da riconoscere alle Fondazioni, come la FORST, che supportano gli studi. 
 
CURE RIMBORSABILI DAL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE?
  
Di pari passo, andrebbero aggiornate le indicazioni per fanghi e bagni del nostro sistema sanitario nazionale, che prevede il rimborso per le sole artrosi e fibromialgia. «Andrebbero considerate le evidenze scientifiche più recenti, relative alle malattie infiammatorie, da includere nelle malattie rimborsabili». Un anello debole è costituito anche dai medici di base, che prescrivono poco questo tipo di trattamenti ai loro pazienti perché molti di essi non ne sono a conoscenza. Infine, accanto ai trattamenti specifici per le varie patologie, vi è la chinesiterapia in piscina termale. «I bagni nell’acqua termale sono molto efficaci nel mantenimento della funzione muscolo scheletrica e nella riabilitazione» spiega il reumatologo. «Viste le percentuali di persone che soffrono di patologie muscolo-scheletriche più o meno gravi, questi risultati sono molto importanti». 
 
IL TERMALISMO SPINGE IL TURISMO?  
 
Le terme, oltre a svolgere quindi un fondamentale supporto all’assistenza sanitaria, possono essere un volano per il turismo, richiamando nelle numerose stazioni termali nostrane diversi tipi di clientela. Il settore termale produce un fatturato annuo di 3 miliardi di euro, di cui 800 milioni riferiti alle sole prestazioni sanitarie. Oggi si cerca anche di dedicare particolare attenzione ai non italiani che optano per il nostro paese, in linea con la direttiva europea 24/2011 sull’assistenza medica transfrontaliera. Ma la forza del volano economico delle terme si è purtroppo ridotta, forse complice la crisi economica internazionale. «Se fino a 15 anni fa, circa un terzo degli utenti del più grande bacino termale europeo, le Terme Euganee, erano austriaci, francesi, tedeschi e svizzeri, oggi le cose sono cambiate. I loro paesi hanno scelto di prediligere le proprie località termali, non rimborsando le cure a chi viene in Italia e la direttiva europea non sembra per ora avere cambiato di molto questa tendenza». 
 
FONTE: Nicla Panciera (lastampa.it)

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