giovedì 14 maggio 2015

Poco sale ma iodato: la prevenzione delle malattie tiroidee si fa così

Il  volantino della campagna per la “Settimana Mondiale della Tiroide”
 
 
Settimana Mondiale della Tiroide dal 18 al 25 maggio: iniziative in tutta Italia. Una donna su tre non sa che in gravidanza il fabbisogno di iodio quasi raddoppia
 
Alimentazione, sale iodato ed integratori a base di iodio sono le basi della prevenzione rispetto al malfunzionamento della tiroide. «La nostra dieta deve prevedere alimenti ad elevato contenuto di iodio», spiega il professor Mohamad Maghnie, presidente SIEDP (Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica). In vista della “Settimana Mondiale della Tiroide”, in programma dal 18 al 25 maggio, sono molte le iniziative in tutta Italia che si focalizzano sull’importanza di questo minerale.
Il decalogo per la prevenzione della carenza di iodio
In soggetti allergici o intolleranti e in coloro i quali seguano diete di esclusione, è particolarmente importante utilizzare sale iodato e/o integratori a base di iodio. Il sale iodato può essere utilizzato dopo il primo anno di vita. Deve essere adeguatamente formulato (30 grammi di iodio per chilogrammo di sale). Da ricordare che il 30% circa viene disperso con la cottura. E’ importante, poi, rispettare le quantità giornaliere raccomandate di sale: 3 grammi al giorno durante l’infanzia e l’adolescenza, 5 grammi al giorno durante l’età adulta. Gli integratori a base di iodio devono essere prescritti dal medico qualora non si riesca a coprire il fabbisogno giornaliero di iodio attraverso la dieta ed il sale iodato.
Questo in sintesi il decalogo per la prevenzione della carenza iodio.
«Se pensiamo che lo iodio è il più potente modulatore della funzione tiroidea, e se ricordiamo che lo iodio non è prodotto dal nostro organismo ma lo assumiamo attraverso l’alimentazione, è facile comprendere che la prevenzione di molte patologie tiroidee può essere realizzata con successo se viene garantito alla popolazione un adeguato apporto nutrizionale di iodio, raggiungibile esclusivamente con l’utilizzo di sale iodato», illustra la dottoressa Antonella Olivieri, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia.
Le mamme sono poco informate
Una donna su tre non sa che in gravidanza il fabbisogno di iodio quasi raddoppia e nove su dieci non si preoccupano se il proprio bimbo assume un’adeguata quantità di iodio con l’alimentazione. La metà crede che il sale marino contenga di per sé un’adeguata quantità di iodio. In casa quello iodato viene usato quasi da tre mamme su quattro, la metà non sa però che lo iodio è volatile e si disperde con la cottura e se conservato male.
In uno studio recentemente pubblicato su Lancet, nutrizionisti inglesi hanno dimostrato come il quoziente intellettivo dei bambini inglesi sia tanto più alto quanto più adeguata la nutrizione iodica delle madri soprattutto nel primo trimestre di gravidanza.
In gravidanza è importante assumere integratori
«Il fabbisogno giornaliero di iodio in gravidanza è fissato dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), in almeno 250 µg di iodio (quasi il doppio di quello raccomandato per la popolazione generale)», dice il professor Francesco Vermiglio , della SIE (Società Italiana di Endocrinologia), Ordinario di Endocrinologia Università di Messina. «Gli ormoni tiroidei materni e fetali sono infatti indispensabili per una normale progressione della gravidanza e, soprattutto, per un armonioso sviluppo del cervello del bambino. Il sale fortificato di iodio, anche se usato regolarmente da anni, non arriva però a coprire il fabbisogno giornaliero che deve perciò essere integrato dall’assunzione giornaliera di multivitaminici contenenti iodio o di capsule molli di iodio».
Una riflessione sugli screening eccessivi
Troppe ecografie provocano timori ingiustificati e fanno lievitare la spesa sanitaria. Sempre per la “Settimana Mondiale della Tiroide” sono anche in arrivo le linee guida che limitano l’utilizzo dell’ecografia ai soggetti a rischio per familiarità oppure a seguito di radioterapia.
Uno studio su 10 milioni di soggetti effettuato dal Sistema Sanitario Usa e pubblicato nel marzo 2015 sulla prestigiosa rivista scientifica Cancer, indica infatti che l’aumento dei tumori della tiroide è direttamente proporzionale a quello delle indagini diagnostiche: tumori raddoppiati, ma aumentate di 5 volte le ecografie e di 7 volte l’ago aspirato.
L’analisi condotta in Giappone a seguito dell’incidente alla Centrale Nucleare di Fukushima conferma la tendenza: le popolazioni contaminate risultano più colpite dai tumori. Tuttavia, una volta che l’indagine è stata estesa anche alle popolazioni non contaminate, si è osservato un analogo incremento di incidenza dei tumori della tiroide, ad indicare che l’aumento era solo apparente e legato allo screening.
Il British Medical Journal ha pubblicato nel mese di gennaio 2015 i risultati di una meta-analisi di numerosi studi: a sua volta indica che l’incremento dei tumori almeno in parte è legato a diagnosi eccessive, cui non corrisponde un’evoluzione delle neoplasie.
Minori e bambini: linee guida per pediatri
Per la prima volta in occasione della “Settimana Mondiale della Tiroide” gli endocrinologi pediatri italiani hanno infine a disposizione un documento per trattare le malattie della tiroide dei bambini e degli adolescenti fino all’età di 18 anni.
Dal documento emerge che la maggioranza dei noduli è di natura benigna.
Tuttavia maggiore attenzione deve essere dedicata alle ragazze che risultano più frequentemente soggette, essendo il tumore della tiroide il secondo tumore più frequente per le ragazze.
Nei bambini, più in generale, i noduli sono meno diffusi ma più spesso maligni e con metastasi polmonari. Gli esami clinici e l’ecografia devono però essere eseguiti annualmente solo in presenza di fattori di rischio quali la carenza iodica, l’esposizione a radiazioni, pregresse tireopatie ed alcune sindromi genetiche oltre che in caso di noduli palpabili.
 
FONTE: corriere.it

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