martedì 2 giugno 2015

Diagnosi di malattia? Te la faranno i batteri

 
Grazie ai microrganismi sarà presto possibile rilevare la presenza del diabete attraverso le urine. La tecnica potrebbe essere usata anche per individuare metastasi
 
Esame del sangue addio, almeno per il diabete. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Montpellier (Francia) è riuscito nell’impresa di trasformare alcuni batteri al fine di rilevare l’eccesso di glucosio nelle urine. Così facendo sarà possibile diagnosticare il diabete sfruttando il cambiamento di colore generato dai batteri. Non solo, grazie allo stesso approccio un gruppo di scienziati del MIT di Boston (Stati Uniti) ha sviluppato un metodo in grado di scoprire –sempre nelle urine- la presenza di eventuali cellule tumorali. I risultati degli studi sono stati pubblicati dalla rivista Science Translational Medicine. 
 
Alleanza uomo-microrganismi  
Gli addetti ai lavori li chiamano “biosensori”. Tecnicamente si tratta di elementi di origine biologica in grado di modificare la propria attività segnalando così il cambiamento di un determinato parametro. Le cellule -solitamente i batteri- sono particolarmente in grado di rispondere e adattarsi al loro ambiente e per questa ragione possono essere manipolate geneticamente per fornirci informazioni utili. Dei veri e propri “sensori batterici”. 
 
L’urina che cambia colore  
Lavorando a questo tipo di tecnologia gli scienziati francesi sono riusciti nell’intento di modificare il microrganismo Escherichia coli al fine di farlo rispondere ai differenti livelli di glucosio nelle urine. Il principio di funzionamento è molto semplice: quando i livelli di glucosio superano un valore limite il batterio -aggiunto al campione di urina attraverso delle microsfere di gel- degradando lo zucchero presente causa il cambiamento di colore del campione. Testato su alcune persone affette da diabete la tecnologia si è dimostrata efficace. 
 
Così i batteri scoprono le metastasi  
Ma le novità non finiscono qui perché grazie ai biosensori sarà forse possibile individuare nelle urine anche la presenza di eventuali metastasi. Ciò è stato possibile, per ora a livello sperimentale nei topi, ingegnerizzando Escherichia coli in modo tale da fargli produrre un particolare enzima –rilevabile con un cambiamento del colore delle urine- quando viene a contatto con cellule cancerose. Nello studio gli scienziati di Boston hanno somministrato il microrganismo ad un gruppo di topi affetti da tumore in fase metastatico. Successivamente, analizzando le urine, i ricercatori hanno individuato l’effettiva presenza di metastasi misurata grazie al cambiamento di colore. Un risultato importante che mostra quanto l’utilizzo dei biosensori potrebbe rivoluzionare il campo della diagnosi laddove, per carenza di infrastrutture, non è ancora possibile accedere ai più comuni esami di laboratorio. 
 
FONTE: Daniele Banfi (lastampa.it)

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