domenica 21 giugno 2015

Farmaco per l’osteoporosi possibile arma contro il diabete

 
Una molecola capace di promuovere lo sviluppo delle cellule che producono insulina. Positivi i test nei topi. A breve i primi trials nell’uomo
 
Gli americani lo chiamano “Drug Repositioning”, riposizionamento del farmaco. Per le aziende farmaceutiche è manna dal cielo: molecole studiate e testate per una determinata malattia si rivelano efficaci anche in altre. E’ quello che potrebbe accadere a denosumab, un anticorpo utilizzato principalmente per il trattamento dell’osteoporosi. Secondo uno studio pubblicato sulle pagine della rivista Cell Metabolism –opera dei ricercatori della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York (Stati Uniti)- la molecola in questione è in grado –per ora nei topi- di stimolare la crescita delle cellule che controllano i livelli di insulina. 
 
I numeri del diabete  
 
Il diabete di tipo 1 è una patologia che colpisce prevalentemente i giovani. Secondo le ultime statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a soffrirne sarebbe circa il 3% della popolazione mondiale. A differenza del diabete di tipo 2, di gran lunga più diffuso e associato a scorretti stili di vita, quello giovanile appartiene alla categorie delle malattie autoimmuni. Le persone che ne soffrono subiscono la progressiva distruzione, ad opera del proprio sistema immunitario, delle cellule del pancreas che producono l’insulina. Ecco perché trovare il modo per ristabilirne la produzione potrebbe essere la strategia vincente per evitare di assumere l’ormone per tutta la vita. 
 
Togliere il freno che impedisce la crescita cellulare  
 
Da diverso tempo gli scienziati sono al lavoro nel tentativo di riattivare le cellule che producono insulina. Precedenti studi del gruppo statunitense hanno identificato un meccanismo comune che porta alla mancata crescita sia delle cellule del pancreas sia di quelle ossee. Meccanismo che nel caso dell’osteoporosi può essere facilmente interrotto attraverso l’utilizzo dell’anticorpo denosumab. In particolare il farmaco è in grado di rimuovere quel “freno” che non permette alle cellule delle ossa di rimodellarsi. Avendo un meccanismo comune gli scienziati della Mount Sinai hanno pensato di utilizzare lo stesso farmaco in topi con diabete. Dalle analisi è emerso che la somministrazione della molecola ha indotto la produzione di nuove cellule deputate alla produzione di insulina. 
 
Esperimenti nell’uomo  
 
I risultati ottenuti aprono ora interessanti prospettive terapeutiche. Secondo gli autori dello studio esiste la concreta possibilità che denosumab possa essere utilizzato anche nel trattamento del diabete. Già nel 2013 sono stati avviati alcuni studi per valutare gli effetti della molecola sulla glicemia. Dai dati preliminari non si è verificato nessun effetto ma lo studio non prevedeva il trattamento di donne affette contemporaneamente da osteoporosi e diabete. Essendo il farmaco già approvato è lecito pensare che l’iter che porterà alla sperimentazione dell’anticorpo nei pazienti diabetici avverrà in tempi brevi. 
 
FONTE: Daniele Banfi (lastampa.it)

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