lunedì 29 giugno 2015

L’inquinamento dell’aria ci fa invecchiare prima

 
La presenza di polveri sottili favorisce la riduzione del volume della materia bianca nei lobi frontale e temporale del cervello
 
L’inquinamento dell’aria accelera il fisiologico processo di invecchiamento del nostro cervello. È questo il risultato di uno studio condotto dalla Keck School of Medicine dell’Università di Southern California a Los Angeles che ha mostrato la presenza in donne anziane residenti in zone ad alto tasso di inquinamento dell’aria di un’atrofia diffusa a carico della sostanza bianca, quella costituita dalle fibre di connessione che viaggiando in profondità collegano aree del cervello anche molto distanti tra loro. 
 
LO STUDIO SU UN CAMPIONE DI DONNE TRA I 71 E GLI 89 ANNI  
L’ampio studio è stato condotto su oltre 1400 donne sane, senza demenza, di età compresa tra i 71 e gli 89 anni. Utilizzando la risonanza magnetica, i ricercatori hanno misurato i volumi di diverse aree cerebrali. Quindi, sulla base dei dati relativi all’inquinamento dell’aria e al luogo di residenza dei partecipanti tra il 1996 e il 2006, hanno stimato l’esposizione di ciascun soggetto alle polveri fini, in particolare il Pm2,5, quella frazione delle polveri con diametro inferiore ai 2,5 micron. Le ridottissime dimensioni rendono questo particolato molto pericoloso per il nostro organismo perché penetra più facilmente nelle vie respiratorie e rimane più a lungo in sospensione nell’aria. 
 
EFFETTI SU MATERIA BIANCA: VECCHIAIA ACCELERATA ANCHE DI 2 ANNI  
L’analisi dei dati compiuta dai ricercatori ha mostrato un’associazione tra livello di inquinanti nell’aria e atrofia cerebrale. Nel dettaglio, si è così visto che, ad ogni aumento di 3.49 microgrammi per centimetro cubo di esposizione cumulativa agli inquinanti, c’era un calo di 6,23 centimetri cubi di materia bianca nei lobi frontale e temporale e nel corpo calloso, pari ad 1-2 anni di invecchiamento del cervello.  
E questi risultati dell’analisi, appena apparsi sulla rivista Annals of Neurology, non cambiano tenendo in considerazione altri fattori che potrebbero influire sul trofismo cerebrale, come lo status socio-economico, gli stili di vita e le condizioni di salute dei soggetti. 
 
Nessuna associazione è stata osservata, invece, tra l’esposizione all’inquinamento atmosferico e la materia grigia, quella composta dai neuroni. «Lo studio dell’impatto degli inquinanti sul cervello umano è un nuovo settore delle neuroscienze ambientali» ha affermato Jiu-Chiuan Chen, professore di medicina preventiva all’USC e responsabile dello studio, finanziato in parte dagli Istituti Nazionali di Sanità americani (NIH). «I nostri risultati sono una prova convincente del fatto che varie aree del cervello che invecchia, in particolare la sostanza bianca, sono un importante bersaglio degli effetti neurotossici indotti dall’esposizione di lungo periodo alle polveri sottili dell’aria». 
 
UNA MINACCIA PER L’INTERO ORGANISMO  
Del resto, i danni dell’inquinamento sul nostro organismo sono studiati da tempo e ne iniziamo a conoscere i meccanismi d’azione. «L’esposizione ad inquinanti aero-dispersi aumenta i processi di infiammazione cronica attraverso meccanismi di stress ossidativo - si tratta di reazioni sistemiche che colpiscono quindi diversi apparati, quello cardiovascolare con aumento della arteriosclerosi, il sistema respiratorio con aumento di patologia cronica ostruttiva e asma, il neurologico con incremento di processi degenerativi sulle funzioni cognitive, cioè demenze» ci spiega il professor Lucchini, docente di medicina del lavoro dell’Università di Brescia e della Mount Sinai School School of Medicine di New York, autore di numerose pubblicazioni scientifiche sull’argomento. 
 
«Ora vengono studiati anche altri possibili effetti su altri apparati e sistemi: immunitario, ormonale - metabolico. In tutti questi casi, alcune categorie di popolazione possono essere a maggior rischio per età, genere, interazioni genetiche ed epigenetiche, alimentazione, stili di vita».  
 
DANNI ECONOMICI PER LA SANITÁ: NEL 2010 SPESI 150 MILIARDI  
Mentre la ricerca indaga sempre più a fondo gli effetti nefasti dell’inquinamento sull’organismo, dalle agenzie internazionali arrivano i bilanci. I costi sanitari dell’inquinamento atmosferico stimati dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea) arrivano a cifre dell’ordine di 330-940 miliardi di euro all’anno. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, solo nel 2010, il danno economico dovuto ai problemi di salute provocati dall’inquinamento atmosferico in Italia è costato tra i 50 e i 150 miliardi di euro.  
 
OGNI ANNO 3 MILIONI DI MORTI RICONDUCIBILI A INQUINAMENTO  
Lo studio Global Burden of Disease indica che nel mondo ogni anni sono 3,1 milioni le morti riconducibili all’inquinamento da PM 2.5.  
Nel continente europeo, l’inquinamento atmosferico causa 430mila morti premature e sono complessivamente 7 milioni gli anni di vita persi a causa di mortalità prematura e gli anni di vita produttiva persi a causa di disabilità (il cosiddetto indicatore DALYs usato per quantificare il peso di una malattia). E le polveri sottili e l’ozono causano ogni anno in Italia 67.921 morti. 
 
FONTE: Nicla Pancera (lastampa.it)

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