sabato 22 agosto 2015

Obesità: scoperto l’interruttore generale del grasso

 
Controlla l’accumulo e il consumo degli adipociti. Grandi aspettative per nuove cure
 
Mangiare troppo, ingerendo più calorie di quante se ne riescano a consumare con l’attività fisica, è una delle ragioni del sovrappeso. Le dimensioni del fenomeno, con il suo costo sociale ed economico, ha spinto i ricercatori ad indagare anche l’influenza della genetica sul metabolismo. 
  
Mutazioni a carico di un gene chiamato FTO erano già state associate all’obesità negli animali e negli esseri umani. Tuttavia, in che modo tali mutazioni genetiche influenzassero l’accumulo di grasso non era ancora chiaro. Lo ha scoperto un team di ricercatori della Harvard Medical School e del Massachusetts Institute of Technology MIT di Boston, dopo aver analizzato il funzionamento di alcuni geni in oltre un centinaio di cellule e tessuti. Nello studio, condotto su campioni di tessuto adiposo umano e appena apparso sul New England Journal of Medicine, i ricercatori illustrano il meccanismo di azione di alcune mutazioni di FTO sulle cellule progenitrici degli adipociti. 
 
 «Molti degli studi condotti in questi anni – ha commentato Melina Claussnitzer del Beth Israel Deaconess Medical Center e Harvard Medical School e prima autrice dello studio – hanno cercato di capire se ci fosse un collegamento tra la regione FTO e i circuiti cerebrali coinvolti nel controllo dell’appetito o nella propensione a svolgere attività fisica. Le nostre ricerche hanno invece rivelato che questa regione agisce sulle cellule progenitrici degli adipociti, in modo completamente indipendente dal cervello». 
  
Ebbene, i ricercatori hanno visto che come dei veri e propri “interruttori” i geni IRX3 e IRX5 sarebbero i responsabili dell’accensione e dello spegnimento della termogenesi, processo di produzione di calore che brucia le riserve dei grassi invece di accumularli e che può essere scatenato dall’esercizio fisico per far fronte alle aumentate necessità energetiche o dal freddo per il mantenimento della temperatura corporea. La variante di FTO associata all’aumento di peso e all’obesità è incapace di agire su questo “interruttore”, causando così un accumulo di adipociti bianchi invece che di tessuto adiposo scuro, il “grasso buono” coinvolto nella termogenesi. 
  
I ricercatori hanno quindi cercato di intervenire su questo interruttore generale, agendo a livello del DNA attraverso la tecnica di modificazione del codice genetico detta CRISPR/Cas9 per trasformare la forma mutata di FTO in forma comune. Così facendo, sono riusciti ad ottenere un rilancio del metabolismo con consumo energetico maggiore e diminuzione degli accumuli di grasso. 
  
Le intenzioni sono ovviamente di riuscire ad arrivare negli anni a venire, proprio grazie a queste nuove conoscenze e alle tecnologie di editing genetico, a trattamenti efficaci per la cura dell’obesità.
 
FONTE: lastampa.it

Nessun commento: