martedì 4 agosto 2015

Si studia il farmaco che frena l’accumulo di grasso


Sotto esame i polimeri che sequestrano gli aggregati di lipidi che si formano a livello intestinale dopo la digestione

L’obiettivo è quello di riuscire a trovare una soluzione puntando sulla prevenzione, attraverso la dieta e il recupero di uno stile di vita attivo. Ma siccome i primi anni di “lotta” evidenziano come ciò non sia sempre facile, per sconfiggere il sovrappeso e l’obesità la comunità scientifica sta anche lavorando su diversi approcci terapeutici. Uno rimanda alla chirurgia bariatrica, l’altro allo sviluppo di farmaci da somministrare in maniera mirata a chi convive con un indice di massa corporea superiore a trenta. Un medicinale in grado di limitare l’accumulo di grasso nel corpo umano non è più un’ipotesi così peregrina. 

IL FARMACO CHE “SEQUESTRA” IL GRASSO  
L’ipotesi è stata lanciata nei giorni scorsi sulla rivista scientificaBiomacromolecules da alcuni esponenti dell’American Chemical Society. Protagonista della loro ricerca sono stati una classe di composti - i polimeri che sequestrano le micelle: gli aggregati di lipidi che si formano a livello intestinale dopo la digestione - in grado di ridurre l’ingresso dei lipidi nelle cellule e, di conseguenza, di limitare l’aumento del peso corporeo. Condotta sui topi, la prima sperimentazione ha evidenziato come i topi trattati con il farmaco sperimentale avessero nelle feci una quantità di trigliceridi - i grassi più diffusi negli alimenti - di almeno nove volte inferiore rispetto a quella riscontrata nel gruppo di controllo (non trattato).  

LE ALTRE MEDICINE DISPONIBILI  
Si tratta di un farmaco che, se dovesse superare le successive fasi di sperimentazione e arrivare sul mercato, si presenterebbe con un meccanismo d’azione del tutto differente rispetto a quelli già utilizzati dai pazienti obesi. Oggi sul mercato sono presenti medicinali che limitano l’assunzione di cibo (sibutramina), mirati a ridurre l’assorbimento di nutrienti (Orlistat) e che favoriscono un aumento del dispendio energetico. Ciò nonostante, molti specialisti continuano a essere convinti che puntare sulla prevenzione sia il primo passo da compiere per arrestare l’epidemia. Il ricorso ai farmaci s’è rivelato efficace, ma i costi elevati delle terapie e il timore degli effetti collaterali hanno finora frenato il decollo di questa prospettiva. 

I NUMERI  
Non è più soltanto una questione estetica. Chi porta a spasso una quota non trascurabile di chili di troppo, corre un rischio più alto di morire a causa di malattie cardiovascolari, diabete e cancro (almeno 15 le forme a cui risultano più esposte le persone obese). Secondo dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la prevalenza dell’obesità a livello globale è raddoppiata dal 1980 ad oggi. Nel 2008 si contavano oltre 1,4 miliardi di adulti in sovrappeso: pari al 35% della popolazione mondiale. Di questi, oltre cinquecento milioni - più donne che uomini - erano obesi. Oggi il problema riguarda anche le fasce più giovani della popolazione, se la stima è che nel mondo ci siano oltre quaranta milioni di bambini con meno di cinque anni in sovrappeso. 

FONTE: Fabio Di Todaro (lastampa.it)

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