lunedì 14 settembre 2015

Fibrillazione atriale: soluzione anche nei casi più gravi


Al Centro Cardiologico Monzino messa a punto con successo una tecnica per la cura di quei pazienti che non rispondono alle terapie classiche

Rivoluzione nel trattamento della fibrillazione atriale. Grazie ad una tecnica operatoria messa a punto dagli scienziati del Centro Cardiologico Monzino di Milano è possibile operare con successo quei pazienti in cui le precedenti cure hanno fallito. Ad oggi sono 45 le persone che hanno sperimentato questo nuovo intervento. Ad un anno di distanza il successo è stato pari al 90%. Risultati importanti che molto probabilmente porteranno la nuova metodica a diventare il trattamento standard che chirurghi e aritmologi dovranno utilizzare per la cura di questo disturbo. 

Che cos’è la fibrillazione atriale?  
La fibrillazione atriale è una particolare alterazione dell’attività elettrica del cuore. Gli esperti affermano che in chi ne soffre la probabilità di andare incontro ad ictus è 5 volte maggiore. Ciò si verifica perché l’organo –non contraendosi alla perfezione- genera un flusso anomalo di sangue che può portare alla formazione di coaguli a livello atriale che facilmente possono raggiungere il cervello e causare l’ostruzione dei vasi. Oggi curare questo disturbo è possibile ma esistono alcune forme di fibrillazione atriale recidivante che al momento non riescono ad essere trattate con successo. Ed è proprio su questi casi che si è concentrata la ricerca degli scienziati italiani. 

Oggi su 100 malati di fibrillazione atriale il 10% non guarisce  
Come spiega il professor Claudio Tondo, uno degli autori della tecnica, «Nelle forme di fibrillazione atriale più aggressive e complesse -l’ablazione tradizionale può non essere risolutiva. Su 100 malati di fibrillazione atriale il 10% non guarisce né con i farmaci né con ripetute ablazioni, e la qualità della loro vita è inaccettabile. Per questi pazienti abbiamo pensato di “attaccare” il problema su due fronti: dall’interno con un mappaggio elettro-anatomico effettuato con le nostre tecniche interventistiche (vale a dire con l’accesso di un catetere attraverso i vasi), che individua l’area malata ricostruendo con estrema precisione dove si forma l’anomalia del ritmo, e dall’esterno, con un approccio chirurgico mininvasivo che rimuove la lesione, riportando in ritmo il cuore. Abbiamo chiesto ai colleghi chirurghi di studiare e perfezionare la tecnica, e pressoché da subito i risultati sono stati straordinari». 

Ecco come funziona la nuova tecnica  
«Si tratta di un atto chirurgico nuovo –spiega il professor Gianluca Polvani - che si effettua in una Sala Multifunzionale a cuore battente e in toracoscopia 3D, per permettere la visione tridimensionale del campo operatorio. In sostanza, guidati dal mappaggio elettro-anatomico appena eseguito dai colleghi aritmologi, effettuiamo l’intervento ablativo con una chirurgia assolutamente mininvasiva. 

Pratichiamo tre piccoli fori nel torace e posizioniamo temporaneamente un ablatore che, circondando l’atrio di sinistra, garantisce la completa esclusione dei “focolai aritmici atriali”, vale a dire quelle zone di alterata funzionalità che generano l’aritmia. Dopo il chirurgo interviene ancora l’aritmologo per verificare con un nuovo mappaggio l’avvenuta ablazione o, se necessario, per effettuare un intervento transcatetere a completamento della procedura. Possiamo parlare veramente di trattamento integrato aritmologico-chirurgico». Una tecnica di successo, come dimostrano i primi risultati, che può essere considerata un vero e proprio salva-vita poiché oggi chi soffre di queste forme gravi di fibrillazione atriale è candidato oggi a rimanere senza cura e a diventare un malato scompensato o soggetto a episodi tromboembolici. 

FONTE: lastampa.it

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