mercoledì 23 settembre 2015

Irisina l’ormone che brucia i grassi e protegge le ossa


Scoperta dei ricercatori italiani del centro sull’Obesità dell’università di Ancona e dell’Università di Bari.

L’ormone prodotto dai muscoli in risposta all’attività fisica, l’irisina, noto per essere una molecola che brucia i grassi, rafforzerebbe anche le ossa. Questa ulteriore funzione dell’irisina, quella di promuovere la formazione di nuovo tessuto osseo, è stata scoperta da un gruppo di ricercatori guidati da due italiani, Saverio Cinti che dirige il centro sull’Obesità dell’università di Ancona e Maria Grano anatomista e istologa dell’Università di Bari.  

L’ANALISI SUI TOPI  
Gli scienziati hanno visto che nei topi questa molecola, anche a basse dosi, ha degli effetti profondi sull’osso “corticale”, la parte esterna, liscia e dura responsabile dell’integrità dell’osso, in termini di un aumento di massa ossea (in foto, qui sotto, sezioni di osso corticale di tibie di animali trattati e non trattati con irisina. Credits: Maria Grano, Università di Bari) e di un miglioramento della struttura, della resistenza e della forza. I risultati, apparsi sulla rivista PNAS, sono così promettenti che è stata depositata la richiesta di brevetto. 

LA STORIA DELLA MOLECOLA EFFICACE COME LA PALESTRA  
La scoperta nei topi dell’ormone brucia grassi che ci aiuta a dimagrire, l’irisina, è stata annunciata su Nature nel 2012. Da allora, numerosi laboratori hanno iniziato ad occuparsene, ma sulle reali funzioni di quest’ormone non c’è stata unanimità tra gli scienziati, tanto che un articolo apparso lo scorso marzo su Scientific Reports, dove il professor Harold Erickson della Duke University e colleghi contestavano i risultati ottenuti con il kit commerciale ELISA, l’ormone venne definito “un mito”. 

Se ne è tornati a parlare quest’estate, quando gli scienziati di Harvard – tra cui lo stesso Bruce Spiegelman che l’aveva scoperta - hanno annunciato di averne definitivamente confermato la presenza anche nell’uomo attraverso la tecnica della spettrometria di massa. Lo studio, cui ha contribuito anche il professor Cinti, ha mostrato anche che i livelli ematici di Fndc5 (questo il nome dell’ormone) aumentano con l’attività fisica e che l’irisina giocherebbe un ruolo fondamentale nella conversione del grasso bianco, sede di accumulo delle risorse energetiche dell’organismo, in grasso scuro, metabolicamente più attivo. 

L E INFLUENZE CLINICHE SU OBESITÀ E OSTEOPOROSI  
L’obiettivo delle ricerche sul legame tra irisina e grassi non è certamente fornire una scorciatoia per il dimagrimento alle persone pigre, quanto piuttosto una soluzione all’obesità e ai disturbi metabolici che migliorano con l’attività fisica per tutti coloro che, come gli anziani o chi ha problemi fisici, non può muoversi a sufficienza.  

Analogamente, la nuova scoperta barese sull’importanza dell’irisina per la produzione di nuovo tessuto osseo può indicare la strada per la produzione di un farmaco che simuli l’attività fisica per il trattamento dell’osteoporosi. 

FONTE: Nicla Pancera (lastampa.it)

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