martedì 15 settembre 2015

Se l’eccesso di colesterolo è genetico adesso arriva l’anticorpo mirato


Il farmaco è efficace anche per chi è ad alto rischio cardiovascolare e non risponde alle tradizionali terapie con le statine

Le statine hanno rivoluzionato il mondo della cardiologia contribuendo - attraverso la riduzione dei livelli di colesterolo - a prevenire infarti e ictus. Oggi siamo però ad un punto di svolta: dopo anni senza sostanziali novità terapeutiche stanno sbarcando sul mercato nuovi farmaci in grado di abbassare drasticamente il colesterolo - molto più che con le sole statine - anche nei casi più gravi come l’ipercolesterolemia familiare. È questo uno dei messaggi emersi nel corso del congresso «Esc» («European Society of Cardiology»), uno degli appuntamenti mondiali più importanti del settore, che si è svolto la scorsa settimana a Londra. 

Spiega Alberto Zambon, lipidologo dell’Università di Padova: «Mentre nella popolazione generale il colesterolo alto è considerato - insieme con l’ipertensione - un fattore di rischio cardiovascolare, in chi soffre di questa condizione l’ipercolesterolemia è la malattia vera e propria. Si tratta di una patologia di origine genetica che nella sua forma meno grave - la mutazione eterozigote - affligge una persona su 200. In questi casi dieta, attività fisica e farmaci spesso non riescono a riportare il valore nella norma». Ad oggi oltre l’80% di queste persone non ha una cura efficace. E ancora peggiore è la situazione di chi soffre della forma omozigote: nelle forme più gravi gli eventi cardiovascolari si manifestano già a partire dall’infanzia. 

Nella malattia ad essere alterato è un gene che produce un recettore capace di «catturare» il colesterolo circolante a livello sanguigno e trasportarlo all’interno della cellula. Quando è mutato, la funzione del recettore risulta ridotta e per questa ragione i livelli di colesterolo si innalzano. Nel 2003 si era scoperto che la proteina Pcsk9 è implicata nel trasporto e nella distruzione di questi recettori: ora, partendo da questa evidenza, gli scienziati hanno sviluppato delle molecole capaci di contrastarne la funzione con l’obbiettivo di aumentare la disponibilità di queste «antenne» capaci di catturare il colesterolo. 

Una di esse è alirocumab (sviluppata da Sanofi Regeneron), un anticorpo diretto proprio contro Pcsk9. Al congresso londinese sono stati presentati i dati relativi ad uno studio che ha visto la partecipazione di oltre 1200 persone affette dalla malattia nella forma eterozigote. I risultati hanno confermato i successi precedenti: oltre il 75% dei pazienti ha raggiunto l’obbiettivo di rientrare nei valori. Non solo. La diminuzione media dei livelli di colesterolo si è attestata intorno al 56% in meno rispetto alla terapia standard con le statine. « Se prima, nella maggior parte dei casi, le terapie non erano efficaci, ora la situazione si è capovolta. Finalmente anche in queste persone è possibile rientrare nei valori ottimali», spiega Zambon. 

Ma le novità non finiscono qui. «Oltre agli individui affetti dalla malattia - spiega Maddalena Lettino, responsabile dell’Unità operativa di scompenso cardiaco all’Istituto Clinico Humanitas di Milano - ci sono altre categorie di persone su cui il farmaco funziona ottimamente. È il caso degli individui ad alto rischio cardiovascolare che non rispondono alle statine e di chi è intollerante a questa categoria di farmaci». I dati presentati a Londra rientrano in un più ampio studio che ha visto il coinvolgimento di 24 mila persone: anche nei casi non legati alla malattia di origine genetica il farmaco si è dimostrato sicuro ed efficace, arrivando in alcuni casi ad abbattere il livello di colesterolo di oltre il 70%. 

La strada dunque sembra tracciata. Questa nuova categoria di farmaci promette di rivoluzionare il trattamento dell’ipercolesterolemia là dove le statine non arrivano. Il prossimo passo sarà quello di valutare sul lungo periodo la capacità di queste molecole di ridurre le morti per «eventi cardiovascolari». I risultati sono previsti per il 2017, ma le premesse - come fu per le statine - sembrano esserci tutte. Non è un caso che Fda ed Ema - gli enti regolatori per l’immissione sul mercato dei farmaci - abbiano negli ultimi mesi dato il via libera all’utilizzo di questi anticorpi. 

FONTE: Daniele Banfi (lastampa.it)

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