sabato 12 settembre 2015

Sei più vecchio della tua età? Te lo dice un esame del sangue

(Getty Images)

Messo a punto un test in grado di differenziare l'età biologica di una persona da quella cronologica in base alle variazioni di 150 marcatori genetici usati come campione 

Basterà un semplice esame del sangue per stabilire quanto velocemente una persona invecchi e l'età biologica degli organi destinati ai trapianti, così da valutarne i possibili rischi durante l'intervento. Ma a sentire gli scienziati delKing's College London, il test che hanno messo a punto potrebbe anche aiutare ad identificare in anticipo coloro che sono maggiormente a rischio di Alzheimer pur non avendone ancora sviluppato i sintomi, sebbene quest'ultimo punto sia alquanto controverso, perché il margine d'errore resta sempre piuttosto elevato.

Come funziona

«L'anno di nascita di una persona, ovvero la sua età cronologica, viene utilizzata per giudicare qualunque aspetto della sua vita – spiega il professor James Timmons nello studio pubblicato sulla rivista "Genome Biology" - e anche se molti concordano sul fatto che avere sessant’anni non è la stessa cosa per tutti, prima del nostro test non esisteva un esame realmente affidabile che permettesse di stabilire l'età biologica di un individuo». 

Per avere la conferma delle loro teorie gli scienziati britannici - che hanno lavorato in team coi colleghi svedesi del Karolinska Institute e quelli americani della Duke University – hanno monitorato 700 volontari settantenni apparentemente in buona salute, scoprendo che in realtà la loro età biologica poteva oscillare fra i 60 e gli 80 anni a seconda di come differivano i 150 marcatori genetici presenti nel sangue e usati come campione, che hanno permesso di produrre una sorta di "punteggio d'invecchiamento" per un 65enne-tipo, dove i valori elevati indicavano una persona biologicamente più giovane rispetto all'effettiva età cronologica, mentre, per contro, i punteggi più bassi erano indice di un soggetto più vecchio di quanto fosse in realtà.

Le precauzioni

«Questo test del sangue unico nel suo genere ha dimostrato come le due regioni cerebrale e sanguigna associate alla demenza siano regolate dallo stesso gruppo di molecole – ha concluso il professor Timmons nella sua analisi – e questo può contribuire ad accelerare la diagnosi della malattia, permettendoci di capire meglio il motivo per cui taluni individui siano più soggetti di altri a determinate condizioni di salute legate all'invecchiamento». 

Va comunque sottolineato che il test è ancora nella fase iniziale e che potrebbe essere messo a disposizione di altri ricercatori a partire dal prossimo anno, mentre per medici di base e ospedalieri (che secondo gli scienziati britannici dovrebbero avere libero accesso all'esame in questione) si attende il via libera del servizio sanitario nazionale, che deve però ancora discutere le implicazioni etiche legate alla divulgazione pubblica d'informazioni così delicate e personali.

FONTE: Simona Marchetti (corriere.it)

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