martedì 29 settembre 2015

Tutte le strategie per frenare il Parkinson


A Torino il primo congresso nazionale sulla malattia. Ecco le quattro vie terapeutiche più efficaci. Un nuovo farmaco (Safinamide) agisce efficacemente su complicanze motorie

240 MILA MALATI IN ITALIA: IL 15% HA MENO DI 50 ANNI  
La malattia di Parkinson affligge oltre 240mila italiani e sono quasi 20mila le persone colpite da parkinsonismi atipici ossia disordini del movimento solo in parte simili al Parkinson. Circa il 15% dei pazienti ha meno di 50 anni e 1 su 10 meno di 40.  

UN CONGRESSO A TORINO ILLUSTRA LE TERAPIE PIÚ EFFICACI  
Sono queste le cifre emerse nel corso del primo congresso nazionaledell’Accademia LIMPE-DISMOV per lo Studio della Malattia di Parkinson e dei Disordini del Movimento in corso a Torino fino a domani. L’Accademia è nata nel 2014 per fusione delle due principali associazioni scientifiche italiane dedicate a queste patologie. Uno dei suoi progetti già avviati riguarda la conta dei pazienti sul territorio nazionale al fine di accertare, con l’aiuto delle 180 Asl, l’esatta frequenza della malattia. I dati definitivi verranno presentati al prossimo congresso LIMPE-DISMOV a Bari nella primavera del 2016. 

IL RAPIDO DECORSO DELLA MALATTIA NEI PAZIENTI PIÚ GIOVANI  
«Oltre ai più noti disturbi del movimento, come tremori, rigidità e distonie, ipercinesia, la malattia è caratterizzata da un insieme di sintomi non motori che coinvolgono il sistema percettivo, sensoriale e cognitivo. Nei giovani, la malattia ha decorso più veloce e aggressività maggiore. Solo un 10% dei casi è costituito da forme geneticamente determinate», ha spiegato Alfredo Berardelli, Presidente dell’Accademia e Professore Ordinario di Neurologia presso l’Università La Sapienza di Roma.  
Uno dei principali problemi è ancora oggi la mancanza di trattamenti efficaci che non agiscano soltanto sui sintomi, ma siano in grado di impedire la comparsa della malattia o di arrestarne la progressione. 

I QUATTRO TIPI DI INTERVENTO TERAPEUTICO  

1) LA STIMOLAZIONE CEREBRALE PROFONDA (DBS)  
La stimolazione cerebrale profonda prevede l’impianto di due elettrodi nei gangli della basi, aree profonde del cervello la cui stimolazione permette una riduzione dei sintomi. A fronte di tutta una serie di effetti collaterali di natura non motoria, la metodica restituisce al paziente il controllo dei movimenti e l’autonomia. «Da un impianto precoce dello stimolatore, alla prima comparsa dei sintomi e non nelle fase avanzata, i pazienti sembrano ottenere anche dei vantaggi relativi alla progressione della malattia» ha spiegato il professor Leonardo Lopiano dell’Università di Torino e presidente del congresso il quale ha citato uno studio apparso due anni fa sul New England Journal of Medicine.  

Il tempismo nell’impianto blocca in parte i sintomi  
Uno studio retrospettivo, appena apparso su Parkinsonisms and Related Disorders e condotto dal gruppo torinese di Lopiano, mostra come i pazienti impiantati precocemente possano non raggiungere mai i livelli di severità osservati in coloro che vanno incontro alla neurostimolazione nelle fasi avanzate della malattia. 

FONTE: Nicla Panciera (lastampa.it)

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