sabato 10 ottobre 2015

7 chili in 7 ore: così le camminate vi faranno perdere peso


Iniziative in tutta Italia per l’Obesity Day di sabato 10 ottobre. Il ruolo delle diete e le possibilità di interventi a livello dello stomaco. Il movimento fisico sempre determinante

Abitudini alimentari scorrette e stili di vita troppo sedentari. Con un coinvolgimento psicologico non trascurabile, che porta ad avere un rapporto incestuoso con il cibo.  

L’OBESITÁ É LA TERZA “EMERGENZA” PIÚ COSTOSA SULLA COLLETTIVITÁ  
Si imperniano su questi comportamenti il sovrappeso e l’obesità, problematiche che in Italia riguardano, rispettivamente, il 10% e il 5% della popolazione (il 25% in più rispetto al 2011). E che, in maniera silente, spianano la strada a malattie croniche (osteoporosi, sarcopenia, diabete di tipo II, sindrome metabolica) che contribuiscono ad aggravare il costo dei chili in eccesso: terzi in termini di spesa per la collettività nel mondo, alle spalle del fumo di sigaretta e della lotta al terrorismo.  

È da questa fotografia che occorre partire per presentare l’Obesity Day, in programma per sabato 10 ottobre. 

LA PRIORITÁ É SEMPRE QUELLA DI FARE MOVIMENTO OGNI GIORNO  
Motto della giornata di sensibilizzazione e informazione sul tema obesità promossa tutti gli anni dall’Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica è: “Camminiamo insieme”. L’attività fisica è la parola d’ordine di questa quindicesima edizione che intende promuovere uno stile di vita attivo come elemento indispensabile per ottenere e mantenere un buono stato di salute. «Per raggiungere risultati ottimali è sufficiente camminare a passo svelto per almeno 150 minuti a settimana», sottolineano gli esperti: un modo efficace per proteggersi anche dal rischio di malattie cardiovascolari e tumori.  

CAMMINATE 7 ORE: SI PERDONO FINO A 7,5 CHILI IN UN MESE  
Studi recenti dimostrano che al di sotto di questa quota il peso oscilla in maniera irrilevante. Chi parte da due ore e mezza di moto alla settimana, arriva a ottenere un calo ponderale di 2-3 chilogrammi in un mese, fino a anche a 7,5 chili: se l’attività raggiunge le sette ore settimanali. Un’evidenza che conferma la probabile esistenza di un rapporto dose-risposta nella pratica sportiva.  

«L’attività fisica nei pazienti obesi o in sovrappeso è un importante strumento terapeutico che influenza il calo ponderale, il mantenimento del peso perduto e migliora nei diabetici il metabolismo degli zuccheri - dichiara Giuseppe Fatati, direttore della struttura di diabetologia, dietologia e nutrizione clinica dell’ospedale di Terni e coordinatore dell’ Obesity Day -. Rispetto alle persone normopeso, questi pazienti necessitano di un approccio multidisciplinare che coinvolga il dietologo, il cardiologo, il medico dello sport, l’ortopedico e il fisioterapista per valutare l’impatto del programma e essere, infine, seguito da una figura professionale specializzata in scienze motorie». 

PER ACCETTARE UNA DIETA SERVONO COSTANZA E MOTIVAZIONE  
Ci pensiamo poco, ma il nostro stato psicologico è alla base dell’adesione a uno stile di vita più o meno adeguato. Gli obesi, rispetto alle persone normopeso, sono più di frequente insoddisfatti: in ragione della più bassa qualità di vita e di una immagine corporea poco appagante. Ecco perché il segreto di una dieta si nasconde nella costanza e nella forte motivazione al cambiamento. «È importante non privarsi del piacere di mangiare ciò che più desideriamo - afferma Gianluca Castelnuovo, docente di psicologia clinica all’Università Cattolica e ricercatore all’Istituto Auxologico di Milano -. La dieta non deve essere percepita come una punizione: l’esclusione di determinati alimenti è spesso alla base del fallimento di molti interventi».  

È per questo che, nei casi più gravi, dieta e attività fisica non bastano. Cosa fare, allora? 

CHE COSA FARE QUANDO DIETA E ATTIVITÁ FISICA NON BASTANO  
Un palloncino all’interno dello stomaco può essere la soluzione, meno radicale rispetto alla chirurgia bariatrica e più efficace rispetto alla normale dieta. Lo si inserisce per via endoscopica (non andando in sala operatoria), lo si tiene al massimo sei mesi e, rispettando una dieta ipocalorica e rimettendo in moto il proprio corpo, si può perdere - come documentato in una review pubblicata suObesity Surgery anche il 60% del proprio peso. Se Marina Biglia, presidente dell’associazione Amici degli Obesi onlus, ricorda che «il ricorso al palloncino rappresenta il 50% della soluzione: il resto tocca al paziente, che deve cambiare il modo di rapportarsi al cibo», più decisa è la posizione espressa da Alfredo Genco, docente di chirurgia endoscopica all’Università “Sapienza” di Roma: «Intervenire precocemente, sia in termini di peso sia in termini di età, rende la terapia più efficace e duratura. Dobbiamo pensare che un bambino o un adolescente sovrappeso oggi, sarà un obeso domani». 

FONTE: Fabio Di Todaro (lastampa.it)

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