giovedì 5 novembre 2015

I cerotti hi-tech che cambiano colore in presenza di un’infezione


Saranno in commercio fra circa tre anni. Possono aiutare ed accelerare la guarigione e rilevare le tossine prodotte dai batteri

Scordatevi i vecchi cerotti. Quelli del futuro saranno hi-tech. Da un lato consentiranno di accelerare la guarigione, dall’altro in grado di segnalare l’eventuale presenza di batteri dannosa per il processo di cicatrizzazione. Se dei primi abbiamo parlato qualche mese fa, è notizia di oggi che un gruppo di ricercatori britannici della University of Bath è riuscito nell’impresa di sviluppare un cerotto capace di illuminarsi in caso di ferita infetta. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista ACS Applied Materials & Interfaces.  

La maggior parte delle ferite guariscono in maniera veloce e spontanea. In alcuni casi però questo processo di “riparazione” si blocca e così le ferite necessitano di molto più tempo per guarire. Una situazione che rende queste persone molto più vulnerabili alle infezioni. Ecco perché se da un lato è necessario un presidio in grado di attirare e neutralizzare i batteri, dall’altro è fondamentale rilevarne l’eventuale presenza. 

Per rispondere a quest’ultima esigenza gli scienziati inglesi hanno sviluppato uno speciale cerotto capace di cambiare colore a seconda dei microrganismi presenti. «Quando i batteri cominciano ad essere presenti in gran numero –spiega Toby Jenkins, uno degli autori dello studio- cominciano a formare un pericoloso biofilm e colonizzare la ferita». Durante il processo di crescita i microrganismi rilasciano tossine ed è questa “pericolosa” firma che viene sfruttata per rilevarli. 

Gli autori della ricerca hanno infatti sviluppato un cerotto, contenente microsfere del diametro di 100 nanometri, capaci di reagire con le tossine prodotte. Una reazione che può essere visualizzata dall’occhio umano poiché all’avvenuto contatto le vescicole –e quindi il cerotto- cambiano colore. I primi risultati sono incoraggianti: il cerotto, messo a contatto con Escherichia coli e Staphylococcus aureus –due dei più comuni batteri che causano infezioni ospedaliere-, si è dimostrato efficace nel rilevarne la presenza in soli pochi minuti. Un tempo decisamente inferiore alle 4-5 ore necessarie in laboratorio.  

«Se utilizzato in modo appropriato riteniamo che il cerotto possa essere utile nella diagnosi precoce di infezioni ospedaliere in seguito ad operazioni chirurgiche. Un metodo che potrebbe ridurre l’incidenza della sepsi. Prossimo passo sarà ora quello dei test di sicurezza. Contiamo che entro tre anni il cerotto possa finalmente sbarcare sul mercato» conclude Jenkins.  

FONTE; Daniele Banfi (lastampa.it)

Nessun commento: