sabato 21 novembre 2015

Impulsi elettrici per ridurre i tumori avanzati e ormai inoperabili

L’elettroporazione è una tecnica in sperimentazione da tempo e pare efficace in diverse forme di cancro: dalle metastasi di pelle e ossa al cancro del pancreas

Un’opzione in più da sfruttare in casi difficili da curare. L’elettroporazione è una tecnica sperimentale sempre più diffusa per curare diversi tipi di tumore che vengono diagnosticati in uno stadio localmente avanzato e sono inoperabili. Già utilizzata da alcuni anni per trattare le metastasi cutanee di alcuni tumori o le neoplasie della pelle , è stata testata e viene sfruttata anche come strategia contro il cancro al colon , alla prostata, al fegato. Appare inoltre una soluzione efficace contro le metastasi ossee e, in uno studio recentemente pubblicato sul British Medical Journal , viene indicata come strategia utile anche nella terapia di neoplasie molto aggressive e difficili da trattare, come quelle del pancreas.

Lo studio sul tumore del pancreas

Letale e «silenzioso», il tumore del pancreas è un nemico insidioso perché in fase precoce non dà segnali evidenti della sua presenza. Circa un terzo dei casi viene infatti diagnosticato quando la malattia è già localmente avanzata e non è quindi possibile intervenire chirurgicamente. Un team di chirurghi americani specializzati in oncologia e operanti al Johns Hopkins Hospital di Baltimora ha fatto una revisione di tutte le sperimentazioni pubblicate su riviste scientifiche relative all’uso dell’elettroporazione in malati con una neoplasia del pancreas in fase localmente avanzata. «In questi pazienti – spiegano gli autori - si possono ottenere benefici con terapie come la termoablazione o la crioablazione (che sfruttano l’una il calore e l’altra il freddo per eliminare le lesioni tumorali), ma che hanno comunque dei limiti nel loro utilizzo in un organo difficile come il pancreas. Limiti che potrebbero venire invece superati con l’elettroporazione, che in diversi studi si è dimostrata efficace sia nel prolungare la sopravvivenza dei malati che nel diminuire il loro dolore. Servono comunque ulteriori studi per confermarlo e bisogna ricordare che la metodica è applicabile in casi ben selezionati, ma pare essere una promettente opzione in più contro un tumore complicato da trattare».

Come funziona la procedura

L’elettroporazione consiste nel posizionamento all’interno della massa tumorale di una serie di «aghi-elettrodi» che vengono collegati a una apparecchiatura elettrochirurgica di ultima generazione. Si tratta di una piattaforma che genera una serie di impulsi elettrici ravvicinati capaci di distruggere le cellule cancerose, lasciando intatte le strutture vicine alla massa tumorale e preservando vasi, tessuti e strutture sane che la circondano. In pratica consiste in una repentina scarica elettrica, indolore per il paziente: gli elettrodi introdotti nel tessuto malato creano campi elettrici che fanno aprire i pori nella membrana cellulare e permettono così un più facile e aumentato ingresso dei farmaci antitumorali direttamente nelle cellule cancerose. L’obiettivo è quello di ridurre sensibilmente la massa tumorale, in modo che possa poi essere successivamente «aggredita» con un intervento chirurgico o con la chemioterapia che risulta ottenere una maggiore efficacia. La tecnica prevede un’unica seduta di trattamento, è ripetibile in caso di necessità e viene per ora applicata in un numero limitato di casi nei quali non si possa procedere con le terapie standard. Ad esempio se l’intervento chirurgico, la chemioterapia e la radioterapia presentano rischi elevati per il paziente o quando, per l’età o le condizioni generali del malato, i rischi di complicanze sono alti.

FONTE: Vera Martinella (corriere.it)

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