mercoledì 9 dicembre 2015

Giornata mondiale Aids: in Europa e in Italia mai così tanti casi di Hiv



Giornata mondiale Aids: in Europa e in Italia mai così tanti casi di Hiv
Anche se l'Hiv negli ultimi dieci anni è praticamente sparito dai media, non è più oggetto di campagne e in generale ha smesso di suscitare attenzione, questo non vuol dire che non ci sia più come molti erroneamente credono. E la Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids (1 dicembre) è un occasione per ricordare che non si deve abbassare la guardia. Perché, anche se non è più una malattia per cui si muore sempre, il numero delle infezioni non solo non è diminuito ma negli ultimi anni ha ricominciato ad aumentare costantemente. 

In Europa poi ha toccato un livello mai visto neanche negli anni '80. E in Africa l'Aids è diventata la prima causa di morte tra gli adolescenti (ogni ora si verificano 26 nuovi contagi).
Proprio in questi giorni c'è stato il 30° anniversario della morte di Rock Hudson che, con la sua confessione di essere ammalato di Aids ed omosessuale, diede il via a una stagione mediatica che ha grandemente contribuito alla lotta contro l'Aids, permettendo di trovare risorse e fondi per sviluppare trattamenti sempre più efficaci. Ma la malattia non è sparita e ogni anno ci sono oltre due milioni di nuove infezioni Hiv, in parte dovute anche a questa errata convinzione.

In Europa la situazione non è affatto lieve. Il sistema di sorveglianza ha registrato lo scorso anno 142mila nuove infezioni nei 53 paesi della regione europea dell'Oms, di cui circa 30mila nella sola Unione Europea, il numero più alto mai visto da quando è iniziato il conteggio. Sono in aumento, segnala un documento Oms, le nuove infezioni dovute a rapporti omosessuali, che erano il 30% nel 2005 mentre ora sono il 42% mentre quelle dovute a rapporti eterosessuali sono il 32%.

Marginale invece l'apporto di nuove infezioni da parte di tossicodipendenti che usano droghe iniettabili, appena il 4,1%.
L'11% delle infezioni avviene nella fascia tra i 15 e i 24 anni e il tasso tra gli uomini è 3,3 volte quello tra le donne. L'italia non fa eccezione, come segnalano sia i dati dell'Istituto superiore di sanità che quelli dell'associazione dei microbiologi italiani. Sono soprattutto i giovani tra i 25 e i 289 anni i bersagli preferiti dal virus Hiv, nel nostro paese, afferma il Centro operativo Aids dell'Iss, e, nonostante anni di campagna informative, si contagiano nell'84% dei casi attraverso i rapporti sessuali senza protezione, che avvengono nel 40% casi dei tra omosessuali maschi.

Il mancato calo delle diagnosi, unito comunque alla bontà delle cure per chi scopre di avere un'infezione, fa sì che nel nostro Paese ci siano 140mila persone sieropositive, il numero più alto d'Europa.

FONTE: ilmessaggero.it

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