giovedì 17 dicembre 2015

Le impronte digitali «alternative» che (forse) non conoscete

Ci sono molte parti del corpo che ci rendono unici e speciali: abbiamo a disposizione infatti più di una «impronta»: non ci sono solo quelle digitali e tutte possono servire a distinguerci dagli altri. Su Cnn Health una disamina precisa di quali sono le alternative e i recenti usi anche in medicina legale, perché da un po’ di tempo i polpastrelli non sono più il cosiddetto «gold standard».

Nessun altro ha impronte digitali uguali alle vostre, nemmeno il vostro fratello gemello identico. Come mai? Le impronte digitali nascono quando si è un feto: nei primi due mesi le forme cutanee si formano e si addensano ed entrano in contatto con le altre parti del corpo della mamma nell’utero, così si aprono le fenditure che creano le forme e le “creste” sulla pelle del polpastrello. La densità del liquido amniotico della mamma, quanto si muove, la posizione del feto nel grembo materno sono tutti dettagli che si pensa possano contribuire alla forma finale delle impronte. «Dove le linee terminano o si congiungono è casuale», dice Kevin Bowyer, esperto di biometria dell’Università di Notre Dame. Quando la mamma è al sesto mese di gravidanza, le impronte digitali sono completamente formate.

Alcune persone nascono senza impronte digitali, una condizione che si chiama adermatoglifia, malattia molto rara causata da mutazioni nel gene SMARCAD1. Il National Institutes of Health americano la chiama anche “malattia che rallenta l’immigrazione”, perché coloro che ne soffrono hanno un molti problemi quando cercano di entrare nei Paesi che richiedono impronte digitali per l’identificazione.

FONTE: Silvia Turin (corriere.it)

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