sabato 12 dicembre 2015

Una pillola sostituirà l’elettrocardiogramma

Sviluppato dagli scienziati del MIT e di Harvard il sensore acustico può fornire dati su frequenza cardiaca e respiratoria paragonabili a quelli ottenuti con i metodi classici

Holter addio. Il fastidioso esame di monitoraggio della frequenza cardiaca, ottenuto mediante l’applicazione non sempre comoda di sensori per registrare l’attività elettrica del muscolo cardiaco, in futuro verrà sostituito da una piccola pillola da ingerire. E’ questo lo scenario che emerge grazie ad uno studio pubblicato dalla rivista Plos One ad opera dei ricercatori del MIT, della Harvard Medical School e del Massachusetts General Hospital di Boston (Stati Uniti). 

La tecnologia sviluppata dagli scienziati statunitensi è relativamente semplice e si avvale di un piccolo microfono inserito all’interno della capsula che viene ingerita, capace di inviare il segnale ad un sensore posto all’esterno. Il segnale viene poi elaborato tramite un software. Come spiega il dottor Giovanni Traverso, uno degli sviluppatori di questa tecnologia, «Attraverso la caratterizzazione delle onde acustiche generate dal corpo, registrate da diverse parti del tratto gastrointestinale, abbiamo scoperto che è possibile misurare sia la frequenza cardiaca e sia quella respiratoria con buona precisione».  

Un approccio che p otrebbe completamente rivoluzionare il modo di registrare i parametri vitali delle persone. Ad oggi infatti la rilevazione di questi dati –non solo la frequenza cardiaca ma anche il livello di ossigeno nel sangue- avviene attraverso il contatto di sensori con la pelle.  

Per testare la bontà della tecnologia gli autori hanno provato a registrare l’attività cardiaca e respiratoria di alcuni animali comparandola con una registrazione effettuata tramite metodi classici. Dalle analisi è emerso che anche attraverso la pillola era possibile ottenere dei risultati del tutto comparabili a quelli ottenuti con elettrocardiogramma.  

Prossimo passo sarà ora testare la tecnologia nell’uomo. Se verranno confermati i risultati in un futuro non troppo lontano sarà possibile diagnosticare aritmie e problemi respiratori con molta più facilità. Non solo, questo approccio sarà utile anche nei militari in missione per monitorare il grado di stanchezza e disidratazione. L’idea degli scienziati è quella infatti di combinare la tecnologia con altre tipologie di sensori già disponibili sul mercato

FONTE: Daniele Banfi (lastampa.it)

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